sabato 26 marzo 2011

Comunicato Uniti Per Lo Sciopero alla Sapienza 25 Marzo 2011

REPORT ASSEMBLEA Uniti Per Lo Sciopero alla Sapienza 25 Marzo 2011


Uniti per lo sciopero, contro la crisi, contro ogni guerra, contro chi ci ruba il futuro. Uniti perché in un mondo che ci vuole sempre più frammentati e deboli unirsi è una necessità. Uniti non sulla base di schemi vecchi e politicisti, non mediante ricomposizioni artificiose, ma con percorsi veri, che vivano nei piccoli centri e nelle grandi metropoli.

L’occasione è lo sciopero generale chiamato dalla CGIL per il 6 maggio, uno sciopero che per le modalità e le tempistiche di convocazione rischia di essere insufficiente rispetto alle grandi lotte che si sono espresse in questi anni e in questi mesi. Ma su questo occorre ricordare un elemento non marginale: la convocazione di uno sciopero generale contro questo Governo è stata una rivendicazione che le lotte degli studenti, dei metalmeccanici, dei precari e di molte categorie di lavoratori hanno posto in modo fortissimo nelle battaglie di questo autunno. Sarebbe quindi errato affrontare questa giornata con spirito critico e distaccato: è necessario rapportarsi con lo sciopero generale come un occasione non da misurare, ma con cui misurarsi. I limiti di questo sciopero ci consegnano il compito di radicare davvero lo sciopero nei territori, generalizzandolo e generalizzandone la composizione.

Estendere lo sciopero è l’obiettivo, facendo sì che studenti, precari e movimenti sociali distanti dai percorsi sindacali, lotte territoriali, comitati referendari dell’acqua e contro il nucleare, realtà pacifiste e tutti coloro che subiscono ed hanno subito le politiche di governi di destra e di sinistra negli ultimi vent’anni possano per una volta unirsi nella costruzione di una giornata di blocco vero della produzione e della circolazione per fermare concretamente il paese.

I metalmeccanici hanno saputo porre una lotta propria come lotta di tutti e tutte, ribadendo che l’attacco non è solo rivolto ai diritti di chi lavora alla fiat, ma ai diritti di tutti i soggetti della produzione. Con questo spirito dovremo costruire relazioni forti con tutte le lavoratrici e i lavoratori che scenderanno in piazza il 6 maggio.

Gli studenti e le studentesse hanno saputo riaprire spazi di legittimità del conflitto e con una mobilitazione costante ed efficace hanno bloccato piccole città e grandi metropoli, praticando così nuove forme di sciopero. Con quello stesso spirito dovremo affrontare quella giornata, agendo comunemente e valorizzando tutte le specificità. Uniti per lo sciopero significa mettere a valore e connettere tra loro i percorsi con cui studenti, lavoratori e realtà in mobilitazione parteciperanno, ognuno con le proprie modalità, allo sciopero generale del 6 maggio.

Il percorso che ci conduce verso lo sciopero deve essere anche per noi l’occasione di estendere l’insieme delle rivendicazioni sociali e politiche, anche oltre quelle poste dalla convocazione ufficiale: democrazia, precarietà e welfare, ma anche la campagna per l’acqua bene comune e contro il nucleare. Su beni comuni, già domani sabato 26 marzo costruiremo una tappa decisiva che ci porterà alla mobilitazione a favore dei referendum.

Il desiderio per una primavera di mobilitazione e conflitto non può prescindere dalla valorizzazione dei percorsi che hanno attraversato il 13 febbraio e l’8 marzo in cui tantissime studentesse, precarie, lavoratrici, donne migranti hanno messo in questione il rapporto tra sessualità e potere, ben oltre gli scandali sessuali del premier, rivendicando diritti, welfare, salute e parità reale in tutti i luoghi di partecipazione politica e sociale.

Siamo in un quadro politico in cui si è definitivamente affermata la rottura del nesso tra istanze sociali e capacità e volontà della rappresentanza politica di accoglierle: crediamo che sia questo snodo decisivo a essere messo ogni volta in questione nelle lotte in Europa e nel Mediterraneo. La pratica democratica che passa dentro i tumulti che si sono prodotti ci dice che la questione sociale e la crisi democratica restano e devono restare indissolubilmente legate.

Da tempo un’intera generazione rivendica il proprio futuro, qui ed ora. La precarizzazione del lavoro e della vita è quindi al centro del nostro discorso politico. La precarietà, infatti, da questione prettamente generazionale si sta estendendo all’intero mercato del lavoro fino ad abbattere la distanza tra garantiti e non garantiti, colpendo però in particolar modo giovani e donne. È quindi al centro del nostro percorso di generalizzazione dello sciopero l’obiettivo di liberare le nostre vite da questo ricatto. Per questo guardiamo con interesse al 9 Aprile, come giornata utile a riaffermare il protagonismo dei precari nel percorso verso lo sciopero. Ma non solo: metteremo in campo verso lo sciopero una campagna sul welfare universale e in particolare per il reddito garantito, consapevoli che tale rivendicazione non può più essere portata avanti senza rimettere, da subito, radicalmente in discussione la spesa pubblica e l’attuale redistribuzione della ricchezza, a partire dal taglio alle spese militari, dell’opposizione al finanziamento alle scuole private e da una tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie.

Come per tutte le forme di protesta anche per lo sciopero si pone il tema dell’efficacia: sarà importante aprire un dibattito pubblico anche sulle modalità con cui generalizzarlo. Se, infatti, la segreteria CGIL si è limitata ad indire uno sciopero di 4 ore, e con una scelta positiva che sosteniamo molte categorie hanno esteso tale indizione ad 8 ore, nostro compito sarà coinvolgere studenti, e tutte e tutti coloro che, essendo precari, hanno tempi di vita e tempi di lavoro coincidenti: per questo lo sciopero dovrà durare 24 ore.

Il mese e mezzo che ci separa da quella data dovrà essere un mese denso, di azione e discussione pubblica. Per questo fin da subito sarà necessario avviare in tutto il paese assemblee regionali, metropolitane e territoriali, capaci, sulla base degli spunti condivisi, di programmare il percorso, organizzare la partecipazione, coinvolgere il territorio, rendere possibile la generalizzazione dello sciopero generale.

Ancora una volta, la guerra è piombata nelle nostre vite, e ancor più in quelle delle popolazioni che con determinazione e coraggio stanno provando a rovesciare il tiranno e contro le quali la guerra stessa tenta di imporre un processo di normalizzazione. Si tratta dell’ennesima guerra finalizzata a spartire la torta degli interessi economici, l’ennesima guerra per il petrolio che usa strumentalmente motivazioni umanitarie per mascherare il bieco interesse che le muove.

Crediamo che il tema della guerra non sia oggi scindibile dal dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo e che non possiamo respingere o rinchiudere in lager chiamati CIE, e che sia intimamente connesso al tema, riattualizzato dal dramma nucleare giapponese e dall’impegno referendario, del modello di produzione, delle risorse energetiche e della sostenibilità ambientale.

Per questo è necessario mettere in campo fin da subito una campagna che, partendo da Lampedusa, ponga il tema della libertà di movimento in Europa e per l’accoglienza dei migranti.

Abbiamo fin da subito guardato con entusiasmo alle rivolte nel Maghreb e del Mashrek, perché hanno espresso la stessa determinazione e la stessa ansia di futuro che abbiamo visto nelle piazze italiane. Ma non vogliamo limitarci alla semplice evocazione di quel fenomeno straordinario, ma esprimere concreta vicinanza con una carovana che travalichi i confini della Tunisia.

Chi prima dell’insorgenza ribelle libica stringeva solidi accordi col Colonnello si trova oggi costretto, per difendere i sui interessi, a bombardare il suo alleato, così facendo svela tutta la debolezza e doppiezza dei governi occidentali. Per questo, senza ambiguità alcuna ci mobiliteremo contro la guerra, raccogliendo l’appello a scendere in piazza il 2 Aprile in tutto il paese.

Il 6 maggio dovremo generalizzare lo sciopero, proseguire la mobilitazione, perché la primavera è già iniziata.

UNITI PER LO SCIOPERO

assemblea nazionale – Facoltà di Lettere – Università La Sapienza – Roma

venerdì 25 marzo 2011


by circolodiwillis on mar.26, 2011, under General

da:http://medicinainmobilitazione.noblogs.org/post/2011/03/26/report-assemblea-uniti-per-lo-sciopero-alla-sapienza-25-marzo-2011/

venerdì 25 marzo 2011

Assemblea precari 28 marzo al Pigneto

ASSEMBLEA CITTADINA - Il nostro tempo è adesso. LA VITA NON ASPETTA

Verso la manifestazione nazionale del
9 Aprile contro la precarietà.


Partecipano:
Associazione daSud
ANPI - “Giorgio Marincola”
Casa del popolo Torpignattara
Comitato precari scuola Roma
Arci Fortebraccio
Giovani Non Più Disposti a Tutto
Simone Ghelli
Collettivo Scrittori precari e redazione PrecarieMenti

28, Marzo 2011 Ore 19.
Presso Arci Forte Fanfulla, Via Fanfulla di Lodi n. 5

martedì 22 marzo 2011

Si alla scuola, no alle bombe.

Il coordinamento precari scuola Roma denuncia il vergognoso progetto di spartizione delle risorse del popolo libico attuato attraverso i massicci bombardamenti ad opera della cosiddetta “coalizione di volenterosi” di cui l’Italia fa parte. La decisione, condivisa da governo e opposizione, ha ignorato qualsiasi ipotesi di trattativa diplomatica profilatasi nei giorni precedenti.

La corsa all’accaparramento dei pozzi petroliferi libici ha innescato una tragica dinamica di competizione tra Stati per il predominio nelle azioni militari.

In questo contesto ha suscitato una certa impressione l’estrema solerzia con la quale la maggior parte delle forze dell’opposizione , PD in primis, hanno esortato il governo ad assumere posizioni ancor più interventiste.

Gli appelli delle democrazie occidentali alla difesa dei popoli mediorientali sono palesemente contraddette dai fatti: la rivolta in Bahrein viene soppressa attraverso l’intervento armato degli eserciti saudita ed emirati , i quali vengono contemporaneamente impiegati “in difesa” del popolo libico.

Come coordinamento precari scuola Roma denunciamo l’ipocrisia di tutte quelle forze politiche che per ragioni opportunistiche competono tra loro sul piano dell’interventismo militare ed invitiamo tutte le organizzazioni politiche e sindacali a schierarsi apertamente contro i bombardamenti.

22/03/2010

Coordinamento precari scuola Roma

Prove INVALSI: le ragioni di un NO.

INVITIAMO GLI INSEGNANTI A METTERE IN PRATICA TUTTE LE POSSIBILI

FORME DI BOICOTTAGGIO DEI TEST INVALSI:

È ANCORA POSSIBILE FAR APPROVARE NEI COLLEGI DOCENTI ORDINI DEL GIORNO

CONTRARI ALLA SOMMINISTRAZIONE DELLE PROVE!

(es. di delibere e riferimenti normativi su

http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/scuolesupbo/sabin_invalsi.pdf

http://www.forumscuole.it/no-invalsi

http://www.nonrubatecilfuturo.it/vi-segnaliamo/invalsi-rifiutate-di-svolgere-o-subire-i-test

Nella scuola italiana si sta assistendo in questi giorni a un diffuso moto di opposizione, da parte di docenti e collegi, alla somministrazione delle prove Invalsi, già in uso nell’esame di terza media, agli alunni delle classi seconde e quinte della secondaria superiore. Come Coordinamento Precari Scuola vogliamo esprimere la nostra adesione al no e provare a riformulare la questione della valutazione.

L’Invalsi è un istituto finalizzato, come rivela il nome stesso, alla valutazione a livello nazionale del sistema dell’istruzione e negli anni, come naturale, si è avvalso perciò degli strumenti classici della rilevazione statistica, cioè prove a campione e anonime. Queste sono state trasformate, soltanto attraverso un automatismo quantitativo, in test valutativi e nominali di tutti gli studenti e non più del sistema. Oltre al limite già evidente in questo processo, che ha completamente escluso la partecipazione dei docenti, ciò che è inaccettabile è la logica sottesa a questa operazione: essa rientra infatti nel più generale progetto di drastica riduzione degli investimenti nella formazione per cui, progressivamente, potrebbero avere diritto ad un qualche finanziamento del Ministero solo quelle scuole che raggiungeranno risultati soddisfacenti in questo tipo di prova (e di conseguenza, vedranno reintegrare quella quota di salario sottratta dalla probabile cancellazione degli scatti di anzianità solo quei docenti che potranno vantarsi “meritevoli”, cioè le cui classi saranno in grado di superare brillantemente i test). In tal modo quindi, prima si effettuano dei sostanziosi tagli all’istruzione pubblica, poi, per rendere ideologicamente accettabile questa politica, si scarica la responsabilità sulle scuole e i docenti, colpevoli di non produrre “successo formativo”, cioè superamento delle prove ministeriali, e meritevoli di fondi ed incremento salariali solo quando ciò avvenga.

QUALI SONO ALLORA QUESTI CRITERI E MECCANISMI CHE REGOLEREBBERO LA VALUTAZIONE DI UN SISTEMA SCOLASTICO E LA SUA PREMIAZIONE?

1) La prova Invalsi, così come ora concepita, si somministra a tappeto su tutto il territorio nazionale, identica per qualsiasi tipo e contesto scolastico: in che modo verrebbero allora riconosciuti i differenti livelli di partenza che caratterizzano non solo scuole situate in contesti ambientali tra loro molto diversi, ma anche classi diverse all’interno di uno stesso istituto?

Sappiamo tutti come, in molte situazioni, quello che veramente è importante nella relazione educativa è la costruzione di un percorso, cioè una trasformazione progressiva da una situazione iniziale: i risultati raggiunti quindi, saranno strettamente dipendenti dal punto di partenza ed è difficile uniformarli in astratto.

2) La prova Invalsi prevede sostanzialmente soltanto domande a risposta chiusa (quiz):

se sicuramente adatta per verificare alcune conoscenze, tale modalità non funziona per moltissimi altri aspetti “complessi”, su cui la scuola lavora e approfondisce.
Nella prova di III media di italiano dello scorso anno ad esempio, sono state poste sotto forma di domande chiuse, molti quesiti che, per loro natura, prevedevano uno spazio ed una flessibilità nella risposta non previsto dalla prova stessa. In questo modo il rischio è che vengano sempre più incentivate capacità come la velocità ed una comprensione più formalistica che sostanziale: riconosciamo l’importanza di abituare gli alunni ad utilizzare prontamente ed in maniera duttile le loro competenze, ma organizzare una prova esclusivamente con queste caratteristiche rischia di trasformare l’elasticità in superficialità e di valorizzare la rapidità sopra ogni altra capacità.

Vediamo tutti del resto, come tale modalità si stia progressivamente affermando in moltissimi ambiti della formazione e della valutazione, non solo scolastica (esami, concorsi pubblici ecc…).

QUALE VALUTAZIONE ALLORA?

Innanzi tutto rivendichiamo l’importanza di coinvolgere i docenti nella costruzione di un meccanismo di verifica dell’intervento didattico, sottolineando proprio questa distinzione: verifica e non valutazione. E’ sicuramente vero infatti che, attraverso un confronto collegiale del proprio lavoro, i docenti possano arricchirsi delle esperienze degli altri e riflettere sul proprio operato, al fine di migliorare sempre di più il proprio intervento. Ma tali momenti, per essere veramente efficaci, dovrebbero essere costruiti collettivamente dagli insegnanti a partire dal proprio contesto lavorativo per poi misurare da lì i progressi raggiunti (ad esempio, attraverso prove di ingresso formulate insieme tra colleghi su alcuni obiettivi di base, monitoraggio in itinere e prove finali).

Il mancato raggiungimento di alcuni risultati, non dovrebbe certamente essere lo spauracchio di un declassamento salariale o di carriera, ma un segnale da indagare insieme per cercare di comprendere come migliorare.

Proprio il lavoro di indagine e di riflessione dei docenti su quali obiettivi perseguire in determinati contesti (classi con alto numero di stranieri o con difficoltà di altro tipo), frutto di osservazione e pratica sul campo, dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato dal Ministero, che invece, piuttosto che incentivare ed eventualmente utilizzare questo tipo di impegno e sperimentazione (la quale, richiedendo tempo e lavoro, richiederebbe fondi e risorse adeguate), delega a strutture separate il compito di valutare, attraverso sistemi semplificati, un processo delicato e complesso come l’apprendimento, dando prova ancora una volta di non distinguere tra l’amministrazione di un’azienda e l’organizzazione di un sistema formativo.

sabato 19 marzo 2011

Il 26 Marzo difendiamo i beni pubblici dall'assalto della speculazione: appello per uno spezzone di scuola ed università

Proponiamo a tutti i movimenti della scuola e dell'università d'incontrarci alle 14.00 a piazza della repubblica (s. maria degli angeli).
Le recenti dichiarazioni del Governo sul progetto di mantenimento del nucleare, aggiunte alla politiche di privatizzazione dell'acqua, fanno il paio con l'ultima tranche di tagli all'istruzione pubblica (20000 cattedre in meno) ed esplicitano in maniera sempre più palese la precisa volontà di una classe dirigente, sempre più screditata agli occhi della società, di prendere d'assalto i principali beni collettivi (l'acqua, l'energia, l'istruzione) per assecondare una logica lobbistica, per favorie oscuri interessi privatistici che nulla hanno a che fare con i bisogni complessivi di una società, del benessere complessivo dei cittadini, del diitto alla salute, ad un esistenza dignitosa e ad un istruzione di qualità.
Una classe dirigente che da decenni ha deciso di tagliare drasticamente i fondi all'istruzione, alla ricerca e all'università non ha alcun diritto di parola sull'energia, non può essere credibile sull'avanzamento tecnologico della ricerca sull'energia;
le leggittime paure dei cittadini rispetto alle scelte nucleariste ed alla volontà di privatizzare l'acqua debbono tradursi in un energico moto d'indignazione che impedisca ai lestofanti di turno di effettuare l'ennesima rapina ai danni della collettività. L'istruzione pubblica, un finanziamento effettivo e crescente nella ricerca e nell'università costituiscono un fondamentale antitodoto democratico rispetto a questo pericolosissimo progetto di rapina ai danni della collettività che a partire dal 26 possiamo efficacemente contrastare. Per queste ragioni, come precari della scuola di roma il 26 marzo saremo in piazza a difendere l'acqua pubblica e a contrastare il nucleare ed invitiamo tutti i movimenti in difesa dell'istruzione pubblica a costruire uno spezzone che porti i contenuti della lotta contro i tagli in quella importantissima manifestazione.

venerdì 18 marzo 2011

LA SCUOLA AL CINEMA-lunedì 21 ore 21.00 via dei Campani 72


Lunedì 21 marzo, ore 21

UNA SCUOLA ITALIANA (2010), documentario, regia di Angelo Loy e Giulio Cederna

UNA SCUOLA ITALIANA (2010), documentario, regia di Angelo Loy e Giulio Cederna
(alla proiezione seguirà confronto-dibattito con le maestre della scuola "Pisacane")

La scuola Carlo Pisacane ha dato scandalo per la sua alta incidenza di alunni stranieri ed è diventata il simbolo del conflitto sociale che si va via via intensificando nel quartiere di Tor Pignattara/Marranella a Roma. Un quartiere in trasformazione per l’accrescersi e l’espandersi delle comunità straniere sul territorio. La scuola Pisacane, con le associazioni impegnate al suo interno, è stata per anni simbolo dell’integrazione tra le diverse comunità, attivando felici occasioni di incontro e di scambio e percorsi di reciproca conoscenza. Da qualche anno però i valori sembrano essersi rovesciati, quello che prima appariva come auspicabile è diventato qualcosa da nascondere, rifuggire se non perseguire con politiche mirate. Nel giro di due anni l’Altro, lo straniero, va respinto, si dice: “non ci permette di educare i nostri figli secondo le nostre tradizioni, abbassa la qualità dei nostri contesti di vita, usurpa le nostre risorse”. Mentre le politiche del governo sdoganano la guerra tra poveri, una recente norma del ministro Gelmini fissa il tetto massimo di alunni stranieri nelle classi al 30%. La scuola Pisacane è una scuola italiana, la maggior parte dei suoi alunni sono nati in Italia da famiglia immigrate qui 20 o 30 anni fa. Molti di loro non scrivono, né comprendono nemmeno la lingua dei loro genitori, non hanno mai visitato il loro paese d’origine. Il film segue le attività dell’associazione Asinitas e incontra maestre che svolgono il loro lavoro con una saggezza e un calore disarmanti, garantendo ai bambini una nicchia di “meraviglia”, mentre muovono i primi passi nel complesso mondo sociale che accoglierà la loro crescita. Fino a quando li chiameremo stranieri?


Tutte le proiezioni si svolgeranno presso:

LIBRERIA ANOMALIA

Via dei Campani, 73

ROMA (San Lorenzo)

sabato 12 marzo 2011

LA SCUOLA AL CINEMA-lunedì 14 ore 21.00 via dei Campani 72


Lunedì 14 marzo, ore 21

SCUOLA MEDIA (2010), documentario, regia di Marco Santarelli

(alla proiezione seguirà confronto-dibattito con il regista)

Tutte le proiezioni si svolgeranno presso:

LIBRERIA ANOMALIA

Via dei Campani, 73

ROMA (San Lorenzo)

venerdì 11 marzo 2011

Cps Roma - ASSEMBLEA PUBBLICA 16 MARZO 2011

INCONTRIAMOCI PER DIFENDERE SCUOLA E LAVORO!
Coordinamento Precari Scuola di Roma

movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

ASSEMBLEA PUBBLICA 16 MARZO ALLE ORE 16 PRESSO L'ASSOCIAZIONE
IL CIELO SOPRA L'ESQUILINO, VIA GALILEI 57 (METRO A MANZONI)
Dopo le scandalose dichiarazioni del Presidente del Consiglio contro la scuola pubblica è esplosa in tutte le scuole ed in moltissimi settori della società italiana una legittima indignazione verso un Governo che per risarcire le alte GERARCHIE ECCLESIASTICHE per il silenzio del caso Ruby, lancia l'ennesimo attacco all'istruzione statale nel nostro paese. Un attacco che si lega all'ennesima tranche di tagli a cui fanno da scandaloso contrappunto i finanziamenti alle scuole private.
La manifestazione di oggi, da una parte raccoglie tempestivamente quest'indignazione, favorendo potenzialmente la ripresa della mobilitazione nelle scuole, dall'altro manifesta però, riguardo a molti aspetti importanti, ancora palesi ambiguità: per contrastare efficacemente le nefaste politiche e le offensive dichiarazioni del Presidente del Consiglio, abbiamo il dovere di contrastare con nettezza anche le ridicole dichiarazioni ed i comportamenti di molti ESPONENTI DELL'OPPOSIZIONE politica che continuano a corteggiare le alte gerarchie ecclesiastiche, nel celato obiettivo di sfruttare la crisi di Governo per ottenere favori, contribuendo così attivamente all'assalto privatistico al mondo dell'istruzione pubblica, agli studenti, ai lavoratori e alle famiglie che in essa sono parte attiva.
A differenza del nostro presidente e del suo governo, ma anche di alcuni rappresentanti dell’opposizione, difendiamo la scuola statale come luogo fondamentale per la crescita progressiva della società: è proprio la scuola statale infatti, che accoglie le differenze sociali, politiche, religiose, da cui partono gli studenti, gli insegnanti, le famiglie, strutturandosi come luogo di confronto e di arricchimento, e contemporaneamente trasmette CONTENUTI E VALORI CONDIVISI che, lungi dal doversi identificare con quelli della famiglia di provenienza, rispondono al dettato della nostra COSTITUZIONE

In quest’ottica dobbiamo opporci nettamente, non solo alle politiche dei tagli, ma anche al progetto di privatizzazione, ai costanti finanziamenti alle scuole private, alla logica della sussidiarietà, alla ridicola concezione del MERITO; quest’ultimo, misurato attraverso parametri semplificatori, efficientisti ed aziendalisti, attacca la dimensione della collegialità, esalta il percorso dell’affermazione individuale, e diviene unico strumento per ottenere quelle briciole di aumento salariale che non sono più previste dal CCNL, all’interno di una retribuzione già lontanissima dalla media europea; è attraverso lo strumento del CCNL invece, che dobbiamo chiedere con forza un allineamento dei nostri salari alla media europea!
●PER RIFLETTERE, dunque, sulle conseguenze causate da questa gigantesca operazione di tagli alla scuola: indebolimento del lavoratore in tutti i suoi aspetti, economico, rivendicativo, didattico e peggioramento della qualità dell’offerta formativa;
● PER DISCUTERE sul progetto di cancellazione delle graduatorie provinciali nella prospettiva della regionalizzazione del sistema scolastico statale;
● PER ORGANIZZARE le prossime iniziative e mobilitazioni,

IL COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA DI ROMA I LAVORATORI DELLA SCUOLA, GLI STUDENTI, LE FAMIGLIE E TUTTI CITTADINI CHE VOGLIONO DIFENDERE IL DIRITTO COSTITUZIONALE DI AVERE UNA SCUOLA PUBBLICA, STATALE, LAICA, GRATUITA E DI QUALITA’ A PARTECIPARE ALL’ ASSEMBLEA PUBBLICA che si terrà il giorno 16 marzo, alle ore 16 presso l'Associazione Il Cielo sopra l'Esquilino in Via Galilei 57

mercoledì 9 marzo 2011

Assemblea 16 marzo 2011 alle ore 16

INCONTRIAMOCI PER DIFENDERE SCUOLA E LAVORO
Coordinmento Precari Scuola di Roma

Assemblea 16 marzo alle ore 16
presso l'associazione
IL Cielo sopra l'Esquilino, Via Galilei 57

Invitiamo precari, docenti, studenti e cittadini interessati alla difesa della scuola pubblica a partecipare!

Ormai da anni la scuola pubblica è colpita da una continua mannaia, che ne smonta, colpo dopo colpo, gli elementi portanti: la continuita’, il tempo pieno, la collegialità, il modulo,l'integrazione dei disabili, le attività di laboratorio, l'obbligo scolastico.
Il susseguirsi di notizie contraddittorie sulla riapertura o congelamento delle graduatorie e la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittimo l’inserimento in coda , sono l’ultimo atto di un teatrino indecoroso che, pur colpendo attraverso giganteschi tagli tutta la scuola nel suo complesso, si scaglia ancora più violentemente sulla componente contrattualmente più debole, quella dei docenti precari, che vedono continuamente sotto attacco la garanzia di un sistema di reclutamento trasparente, equo ed efficiente.

E’ importante capire la direzione reale e generale verso cui tendono questi provvedimenti, per evitare una inutile e controproducente guerra tra poveri, tra quanti cioè sono stati immediatamente colpiti dai tagli e quanti credono di risultare privilegiati da un’eventuale regionalizzazione del sistema formativo: per tutti infatti il progetto finale è quello della cancellazione delle graduatorie provinciali e della loro sostituzione con gli albi regionali, così da arrivare ad una gestione completamente privatistica del reclutamento, basata sulla chiamata diretta del dirigente scolastico. La regionalizzazione dell’istruzione cementificherà le ineguaglianze economiche e sociali tra le regioni italiane e andrà a ledere il diritto di ogni cittadino alla mobilità sul territorio nazionale, ma soprattutto dividerà ancora di più i lavoratori, frantumando e “privatizzando” i contratti e distruggendo il CCNL: saremo così sempre più ricattabili e strumentalizzabili dai nostri diretti superiori e datori di lavoro.

Tutto interno a questo processo di dismissione dei diritti è anche il discorso fortemente ideologico che si sta portando avanti sul merito che, misurato attraverso parametri semplificatori, efficentisti ed aziendalisti, attacca la dimensione della collegialità, esalta il percorso dell’affermazione individuale, e diviene unico strumento per ottenere quelle briciole di aumento salariale che non sono più previste dal CCNL, all’interno di una retribuzione già lontanissima dalla media europea.: è proprio attraverso lo strumento del CCNL invece, che dobbiamo chiedere con forza un allineamento dei nostri salari alla media europea!

Sono evidenti allora, le reali conseguenze causate da questa gigantesca operazione di tagli alla scuola: conseguente l’indebolimento del lavoratore, in tutti i suoi aspetti (economico, rivendicativo, didattico), e peggioramento della qualità dell’offerta formativa.

Per questo è importante non perdere di vista il piano complessivo e ripartire da qui, dalla richiesta esplicita e forte del ritiro dei tagli, (il blocco della terza tranche dei tagli e il ritiro di quelli attuati nei due precedenti ) e dell'immissione in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili, per ridare slancio e dignità all'istruzione pubblica nel nostro paese.

Per discutere di tutto questo, per ragionare su come fronteggiare i continui attacchi del governo (come le ultime vergognose dichiarazioni del Presidente del Consiglio che accusa gli insegnanti di trasmettere valori contrari a quelli della famiglia di provenienza, possibilmente cattolica …sic!…) ed elaborare una strategia di risposta e rilancio della mobilitazione nella scuola
invitiamo precari, docenti, studenti e cittadini interessati alla difesa della scuola pubblica a partecipare

all’assemblea che si terrà il giorno 16 marzo alle ore 16
presso l'associazione
IL Cielo sopra l'Esquilino, Via Galilei 57

Coordinamento precari scuola-Roma

movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

venerdì 4 marzo 2011

Appello a tutti i movimenti in difesa della scuola pubblica

Appello del Coordinamento precari scuola di Roma
a tutti i movimenti in difesa dell'istruzione pubblica.

Dopo le scandalose dichiarazioni del presidente del consiglio contro la scuola pubblica è esplosa in tutte le scuole ed in moltissimi settori della società italiana una legittima indignazione contro un Governo che per risarcire le alte gerarchie ecclesiastiche per il silenzio del caso Ruby intende lanciare l'ennesimo attacco all'istruzione statale nel nostro paese. Un attacco che si lega con l'ennesima tranche di tagli ed i continui finanziamenti alle scuole private. La manifestazione del 12 marzo a Roma se, da una parte, raccoglie tempestivamente quest'indignazione, favorendo potenzialmente la ripresa della mobilitazione nelle scuole, dall'altro manifesta una palese ambiguità che rischia di concentrare quel legittimo malessere in una vacua operazione elettoralistica che non avrebbe conseguenze il giorno successivo. A tal riguardo dovrebbero far riflettere le parole espresse da un ex ministro dell'istruzione, Giuseppe Fioroni, il quale nell'aderire alla manifestazione, criticava il Governo per non aver sostenuto con la giusta determinazione quelle medesime scuole private a cui si riferiva Berlusconi nel suo messaggio.
Se vogliamo effettivamente contrastare le nefaste politiche del Governo Berlusconi nel campo dell'istruzione dobbiamo opporci nettamente, non solo alle politiche di tagli, ma anche al progetto di privatizzazione, ai costanti finanziamenti alle scuole private, alla logica della sussidiarietà, alla ridicola concezione del merito e delle prove invalsi, alla progressiva crescita del contributo volontario che nei fatti, ancor prima che nelle dichiarazioni, privatizzano la scuola. Consapevoli del fatto che in questi ultimi due anni il movimento della scuola e dell'università ha espresso con determinazione la volontà di rilanciare i finanziamenti all'istruzione pubblica, che si sono sempre dichiarati nettamente contro le logiche di privatizzazione messe in atto dagli ultimi Governi, e che il 12 scenderanno in piazza molti cittadini che, al di là dei partiti, esprimeranno quest'esigenza comune, proponiamo agli studenti medi ed universitari, ai ricercatori, alle famiglie, e a tutti i movimenti della società civile di attraversare criticamente quella piazza, per rivendicare lo spirito reale della costituzione repubblicana, per cui l'istruzione è pubblica e ne è pubblico il finanziamento e che l'istruzione privata deve essere senza oneri per lo Stato.
Se vogliamo contrastare efficacemente le nefaste politiche e dichiarazioni del Presidente del Consiglio, abbiamo il dovere di contrastare con nettezza le ridicole dichiarazioni ed i comportamenti di molti esponenti dell'opposizione politica che, anche in questi giorni, continuano a corteggiare le alte gerarchie ecclesiastiche, nel celato obiettivo di sfruttare la crisi di Governo, per ottenere ulteriori favori e contribuire attivamente all'assalto privatistico al mondo dell'istruzione pubblica, agli studenti, ai lavoratori e alle famiglie che in essa sono parte attiva.

Attraversiamo tutti criticamente e creativamente la manifestazione del 12 Marzo

Ripartiamo dal 13 con una forte mobilitazione nelle scuole e nelle università
per preparare lo sciopero generale generalizzato!

giovedì 3 marzo 2011

La scuola al Cinema 7 - 14- 21 marzo 2011

LA SCUOLA AL CINEMA

Prosegue, con questa seconda serie, la rassegna già iniziata di film che pongono al centro il mondo della scuola, nelle sue diverse e complesse articolazioni. E mentre nella prima serie l’attenzione si è concentrata maggiormente sul cinema di fiction, questa volta avremo modo di confrontarci più da vicino con la forma documentaristica: un approccio “osservativo” e di testimonianza” che ci dice forse, da una parte, dell’urgenza, di questi tempi, per coloro che si occupano di cinema, di ri-occuparsi del mondo della scuola, e dall’altra della difficoltà di proporne un’interpretazione compiuta e complessiva. Proprio noi, insieme, attraverso i nostri dibattiti, i nostri confronti, le nostre riflessioni, potremmo allora rappresentare un primo tentativo di reinterpretare, partendo dalla preziosa visione dei materiali proposti, questo mondo in trasformazione.

(Sul sito cps-roma.blogspot.com sono disponibili i report delle discussioni affrontate durante il primo ciclo)

LE PROSSIME PROIEZIONI IN PROGRAMMA:

Lunedì 7 marzo, ore 21

IL MAESTRO DI VIGEVANO (1963), regia di Elio Petri

(tratto dall’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi)


Lunedì 14 marzo, ore 21

SCUOLA MEDIA (2010), documentario, regia di Marco Santarelli

(alla proiezione seguirà confronto-dibattito con il regista)

Lunedì 21 marzo, ore 21

UNA SCUOLA ITALIANA (2010), documentario, regia di Angelo Loy e Giulio Cederna

(alla proiezione seguirà confronto-dibattito con i registi)

Tutte le proiezioni si svolgeranno presso:

LIBRERIA ANOMALIA

Via dei Campani, 73

ROMA (San Lorenzo)

COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO PRECARI SCUOLA – ROMA

COMUNICATO STAMPA

Il recente attacco di Silvio Berlusconi alla scuola pubblica e agli insegnanti che “inculcano principi che sono il contrario di quelli dei genitori", evidenzia con chiarezza la concezione nettamente privatistica che il presidente del Consiglio e l'attuale Governo hanno dello Stato e dell'istruzione. Con queste dichiarazioni infatti, Berlusconi paga alle alte gerarchie ecclesiastiche, la cambiale per il colpevole silenzio da queste manifestato per gli scandali privati del presidente del Consiglio; un silenzio che contrasta stridemente con la legittima indignazione che una larga fetta di cattolici hanno manifestato per lo spregevole spettacolo della crisi di Governo, del ruby gate e della scandalosa compravendita di parlamentari, senatori, consiglieri pagati con soldi pubblici per mantenere in piedi un Governo marcatamente antipopolare.

Sorvolando sull’opportunità da parte del premier, coinvolto in un processo a Milano per sfruttamento della prostituzione, di esprimere giudizi sui valori delle famiglie italiane, appare comunque evidente che ci troviamo di fronte ad un Governo che attacca sistematicamente la scuola pubblica, prima sottraendo fondi essenziali per il suo funzionamento e poi criticandone l’operato, sbandierando un vecchio leit-motiv di questa destra che è quello della libertà di scelta tra scuola pubblica e privata.

A questo proposito è opportuno ricordare che la manovra finanziaria 2011, a fronte dei tagli alla scuola pubblica di 40.000 unità di personale realizzate all’inizio dell’anno scolastico, ha stanziato 245 milioni di euro per le scuole private paritarie, le stesse che l’art.33 della costituzione legittima, ma senza oneri per lo stato.

Ma se difendiamo il modello della scuola statale è perché riteniamo fondamentale per la crescita progressiva della società, l’esistenza di un luogo che insieme accolga le differenze sociali, politiche, religiose, da cui partono gli studenti, gli insegnanti, le famiglie, strutturandosi come luogo di confronto e di arricchimento, e contemporaneamente trasmetta contenuti e valori condivisi che, lungi dal doversi identificare con quelli della famiglia di provenienza, rispondano al dettato della nostra Costituzione

Nel progetto del Governo Berlusconi, al contrario, le differenze non si incontrano, né mescolano e quindi si sclerotizzano, conservando il loro carattere localistico e di classe: i cattolici nelle scuole cattoliche, i padani nelle scuole padane, i ricchissimi nelle scuole dei ricchissimi mentre la massa dei cittadini sempre più impoveriti è destinata ad una scuola pubblica sempre più dequalificata e priva di risorse (tanto più che già oggi i genitori debbono compensare queste mancanze con un contributo volontario esponenzialmente crescente).

Per il Presidente del consiglio la libertà delle famiglie è la libertà delle famiglie ricche e delle scuole private e parificate le quali per rette elevatissime debbono ricevere ingenti compensi dai cittadini italiani che pagano le tasse e che vengono tolte a quelle scuole pubbliche nelle quali la maggioranza degli italiani manderanno i loro figli. Per il Governo Berlusconi la libertà è quella di una ristretta casta di governanti che per mantenere il potere personale riducono la scuola pubblica, i diritti degli studenti, degli insegnanti e delle famiglie ad una merce di scambio con chi li ha più o meno tacitamente sostenuti: lega per le scuole del nord, alte gerarchie ecclesiastiche per le scuole confessionali,etc. Per questa classe politica gli insegnanti non sono una componente fondamentale per la crescita e la valorizzazione della società, che cerca con il proprio lavoro di trasmettere senso critico, consapevolezza di sé, della realtà intorno e del proprio ruolo di cittadini, ma volgari “inculcatori” di idee pericolose perché diverse da quelle che servono per costruire il mondo frammentato, umiliato e classista che questa destra sta tenacemente perseguendo, gravoso “peso economico” di cui liberarsi non prima di averne avvilito e screditato la funzione sociale.

Per questo motivo come insegnanti e lavoratori precari della scuola, che da sempre ne difendono il ruolo sociale e la qualità, e che conoscono sulla loro pelle gli effetti nefasti delle sciagurate politiche di tagli e privatizzazioni portate avanti in questo settore per lo meno da quindici anni, riteniamo che per tutti coloro che hanno a cuore l'istruzione in questo paese non sia più possibile esitare, che se non vogliamo essere considerati alla stregua di una merce di scambio nel mercatino dei favori privati dobbiamo rivendicare la nostra dignità in una forte e generale protesta in tutto il Paese. Per questo motivo sosterremo e rilanceremo tutte le mobilitazioni e le iniziative di lotta in cantiere e chiamando ognuno all’assemblea pubblica del 16 marzo, rivolta a tutto il personale precario della scuola e a studenti e genitori.

martedì 1 marzo 2011

Sit in Comitato Precari Scuola Latina davanti al Ministero 10 marzo 2011

Sit in confermato per il 10 marzo alle 16.30 davanti al MIUR (Viale Trastevere) proposto da CoordimentoPrecari Scuola Latina.

Saremo comunque alla manifestazione del 12 e agli altri appuntamenti DEL CPS.

MENTRE I LAVORATORI della scuola RISCHIANO DI DIVEDERSI SULLE strategie di un governo in mano alla lega e alla corruttela i tecnici del ministero sono al lavoro per proporci l'ennesimo decreto
legge sulle politiche di reclutamento del mondo della scuola.

NON possiamo più essere il movimento delle mail del giorno dopo, per questo:
prima che decreto sia

diciamo

1. NO la prossima tranche di tagli alla scuola pubblica

456mln 2009+
1650mln 2010+
2.538mln 2011+
3.188mln 2012+
---------------------
=7.832milioni di euro tolti alla scuola pubblica in 4 anni.

2. SI ad un piano di assunzioni straordinario nella scuola pubblica che tenga conto dei pensionamenti e delle reali esigenze degli istituti sia per i docenti che per gli ATA.

3. SI alle dimissioni del MINISTRO PUBBLICO DELL'ISTRUZIONE PRIVATA.!!!

SIT IN MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE VIALE TRASTEVERE giovedi 10 marzo ore 16.30

promosso da CPS Latina

aderiscono per ora FLC LATINA, UDS LATINA, FDS LATINA

noi amiamo la scuola pubblica.

info:
cpslatina@gmail.com
3934065039
3393845914

appuntamento per chi viene da latina e provincia alle 16.00 davanti la Nike di stazione termini

giovedì 24 febbraio 2011

assemblea nazionale autoconvocata Roma 26 febbraio 2011

sabato 26 febbraio a Roma (Teatro Colosseo, via Capo d'Africa, 29/a, a pochi minuti a piedi dalla Metropolitana B Colosseo).

Appello: il 26 febbraio a Roma, assemblea nazionale autoconvocata di delegate/i, Rsu e Rsa, per uno sciopero generale e generalizzato contro Governo e Confindustria (...)

Dopo la resistenza sui tetti e nelle mille vertenze sparse contro chiusure aziendali, ristrutturazioni e licenziamenti, la giornata del 28 gennaio ha visto scendere in piazza in decine di manifestazioni in tutta Italia, migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, affiancati da tantissimi giovani e da altrettanti lavoratori di tutti gli altri settori, facilitati nella loro mobilitazione dalla felice decisione di alcuni sindacati di base di generalizzare a tutte le categorie con un proprio sciopero l’iniziativa della Fiom.


Questa importante convergenza è un primo segnale che va valorizzato, pur nel rispetto delle legittime differenze sindacali, con la messa da parte di divisioni e “patriottismi” di sigla di fronte alla brutalità di questa offensiva padronale che vuole azzerare i diritti conquistati con decenni di lotte e che vuole eliminare ogni forma di rappresentanza conflittuale.


In tutti i cortei è risuonata la rivendicazione di un grande sciopero generale unitario contro Governo, Confindustria e contro i tagli imposti dall’Unione europea. A molte di queste manifestazioni hanno preso parte, in maniera unitaria, anche le delegate e i delegati autoconvocati che stanno promuovendo da giorni un appello per uno sciopero generale e generalizzato e per un incontro nazionale autoconvocato di delegate/i, rsu, rsa e comitati di lavoratori che non hanno possibilità di una rappresentanza classica (precari, immigrati, ecc…).


Per questi motivi vi invitiamo a firmare questo appello e a diffonderlo in ogni angolo del paese, in ogni azienda, settore o sindacato tra le lavoratrici ed i lavoratori che lo condividono (vedi l'elenco delle/dei prime/i firmatari/e).


Ma una firma non basta a fermare l’offensiva padronale. Dobbiamo incontrarci e costruire punti di convergenza utili alla mobilitazione, alla resistenza alla crisi e alla costruzione dal basso dello sciopero generale e generalizzato di cui c’è bisogno.

Diamo appuntamento a tutte e tutti per una grande
Assemblea nazionale
Roma - 26 febbraio - ore 9,30
sala del Nuovo Teatro Colosseo
via Capo D'Africa, 29/A

Da rete 28 aprile.

mercoledì 16 febbraio 2011

Le lotte dei precari della scuola: storia del passato e prospettive del futuro

Un articolo sui precari della scuola per la rivista specializzata "L'informatore scolastico".
Chi fosse interessato alla lettura dell'articolo lo può trovare qui
http://bru64.altervista.org/informatore1.pdf


di Brunello Arborio



La scuola pubblica statale negli ultimi anni ha subito un attacco durissimo: la legge 133/08 ha tagliato 8 miliardi di euro e 150.000 posti di lavoro, la legge 169 ha cancellato la positiva esperienza della scuola primaria, la riforma della secondaria toglie discipline e riduce arbitrariamente il tempo scuola. Alle famiglie si tolgono il tempo pieno e le ore di sostegno, inoltre si chiede di supplire al mancato finanziamento da parte dello Stato con il versamento di un contributo “volontario”, scaricando così i costi della scuola pubblica sui genitori, che già la finanziano attraverso la fiscalità generale. In compenso le scuole private, quelle per le classi sociali alte, sono generosamente finanziate. Nella scuola pubblica si continua a fare lezione in classi sovraffollate e strutture fatiscenti, con grandi difficoltà a garantire un aiuto adeguato agli studenti diversamente abili, già così penalizzati dalla vita. I più danneggiati dall’azione governativa sono i precari della scuola, molti dei quali hanno più di 45 anni e più di 15 anni di servizio, sono assunti a settembre per essere licenziati a giugno, non hanno scatti stipendiali di anzianità essendo sempre pagati come neoassunti, hanno molti meno diritti
dei docenti di ruolo per quanto riguarda ferie e malattie, devono ogni anno lasciare la loro classe e la loro scuola per ricominciare tutto daccapo senza alcuna possibilità di svolgere un lavoro continuo.
Avere alle spalle anni e anni di insegnamento precario vuol dire aver acquisito la capacità di adeguarsi velocemente ad ambienti e situazioni diverse, spesso “di frontiera”, dove la percentuale dei docenti precari raggiunge punte molto elevate; aver sviluppato un alto grado di flessibilità nella strategia didattica; conoscere davvero il variegato mondo della scuola italiana; possedere la capacità di pensare secondo categorie che rappresentano, nell’attuale panorama, una vera punta di eccellenza: se il ministro avesse bisogno di un’analisi dettagliata e reale del sistema scuola in tutta la sua complessa realtà, dovrebbe rivolgersi ai precari, che
ne hanno scienza e conoscenza diretta, piuttosto che a “pseudo-esperti” che della scuola hanno un’astratta rappresentazione, molto distante dalla concretezza delle cose.
Per contrastare queste politiche governative i docenti precari hanno costituito il Coordinamento Precari della Scuola (CPS), incontro di coordinamenti autorganizzati su base territoriale e di
realtà virtuali, compreso il forum di discussione sul precariato scolastico creato e gestito dal sottoscritto, il Forum Precari Scuola http://bru64.altervista.org/forum/, al suo quarto anno di attività.
Il percorso è cominciato con l’assemblea del 30 novembre 2008 alla Sapienza in cui viene fondato
l’embrione del CPS, la Rete Nazionale Precari Scuola, il sito tp://retedocentiprecari.blogspot.com , il forum di discussione http://docentiprecari.forumattivo.com/, una piattaforma comune
incentrata su ritiro dei tagli, assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari sui posti vacanti e opposizione tenace ad ogni progetto di regionalizzazione e privatizzazione dell’istruzione. Il sit-in a Montecitorio del 15 luglio 2009 ottiene il riconoscimento di
un’audizione parlamentare e l’assemblea nazionale tenutasi nel pomeriggio sancisce la definitiva nascita del CPS, con tanto di bandiera e maglietta ufficiali, simboli che servono a ribadire la totale autonomia del movimento da sindacati e partiti. A seguire, l’occupazione di provveditorati, cortei spontanei, presidi, fino alla grande manifestazione del 3 ottobre 2009 e all’allargamento dell’orizzonte del CPS, attraverso il confronto con gli studenti medi e universitari, con le altre componenti della scuola e con tutti i lavoratori. L’attività del 2010 risulta caratterizzata dall’organizzazione di presidi e manifestazioni a sostegno dello sciopero della fame fatto da alcuni colleghi precari a fine Agosto-inizio Settembre a Montecitorio, dal blocco dello Stretto di Messina del 12 Settembre e dalla grande manifestazione nazionale del 30 Ottobre a Napoli, che ha visto la partecipazione di realtà esterne alla scuola come i comitati di abitanti di Terzino, Chiaiano e Giuliano. Dato che il CPS unisce l’obiettivo della difesa dell’occupazione con quello di un’istruzione pubblica, statale, laica e di qualità, ha aderito e partecipato alle grandi manifestazioni nazionali organizzate dalla FIOM il 16 Ottobre e dagli studenti universitari nei mesi di Novembre e Dicembre 2010.
A Giugno del 2010, durante un’assemblea nazionale tenutasi a Bologna, il CPS elabora un manifesto programmatico, una sorta di carta di identità del movimento, in cui ribadisce di essere “un movimento trasversale a tutti i partiti e tutti i sindacati, luogo d’incontro tra lavoratori della scuola appartenenti a sindacati diversi e lavoratori non sindacalizzati”. Il CPS è quindi “un movimento nazionale, autonomo e autorganizzato, impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori precari della scuola; nella costruzione di un progetto di lotta comune con i colleghi di ruolo, le famiglie, gli studenti e i lavoratori di tutte le categorie; nella promozione di un modello di scuola pubblica statale, laica, gratuita, democratica, ispirata ai principi della Costituzione repubblicana”. Nonostante tutte le lotte portate avanti, il futuro dei precari della scuola resta molto incerto grazie all’atteggiamento irresponsabile dell’attuale governo: innanzi tutto l’esecutivo non ha rispettato il piano triennale di 150.000 assunzioni previsto dal governo Prodi e votato dal Parlamento
con la Finanziaria del 2007. Le assunzioni sono state 50.000 solo nel 2007, sono poi calate bruscamente a 25.000 nel 2008, per poi ridursi ad un’elemosina con il governo Berlusconi che ne ha fatte 8.000 nel 2009 e 10.000 nel 2010. Mancano quindi decine di migliaia di posti ad un piano di assunzioni che doveva essere completato nel 2009. Per i circa 20.000 precari che hanno perso il
posto di lavoro a causa dei tagli agli organici è prevista una legge che è stata beffardamente chiamata salvaprecari, che in realtà non aggiunge un soldo a quanto viene stanziato per il sussidio di disoccupazione e che garantisce solo il punteggio. Il salvaprecari si affida ai progetti regionali per avere finanziamenti aggiuntivi al sussidio di disoccupazione, però da molte parti non sono nemmeno partiti. Inoltre alcune proposte di legge di PDL e Lega contengono la cancellazione delle graduatorie ad esaurimento, che garantiscono criteri di valutazione oggettivi, a favore di albi regionali da cui i dirigenti scolastici potrebbero attingere seguendo criteri clientelari e nepotistici. Per ora non è stata approvata nessuna legge di questo tipo, ma se ciò avvenisse colleghi con decine di anni di lavoro e di sacrifici si ritroverebbero equiparati ai neolaureati e sottoposti alla totale discrezionalità dei dirigenti scolastici. Nonostante tutti questi problemi la chiusura del ministro verso una qualsiasi forma di dialogo con la categoria è stata totale: basta leggere le dichiarazioni rilasciate il 2 settembre 2010, quando ha affermato che è impossibile assumere
tutti i precari e che la colpa del precariato della scuola è dei governi precedenti, dimenticando che Berlusconi ha governato l’Italia dal 2001 al 2006.
Inoltre la Gelmini si è rifiutata di ricevere i precari che stavano facendo lo sciopero della fame a Montecitorio proprio in quel periodo affermando che sono politicizzati. Sul futuro dei precari la Gelmini ha fatto solo vaghe promesse, senza prendere alcun impegno concreto. Alcune speranze stanno arrivando dai tribunali: a Siena un collega precario è stato immesso in ruolo dal giudice, bisogna però aspettare l’esito dell’appello proposto dal MIUR.
Inoltre il governo ha approvato nella legge Sacconi il termine ultimo del 22 Gennaio 2011 per ricorrere contro i contratti a tempo determinato. Questa legge, che comunque è stata impugnata davanti alla Corte Costituzionale, ha quindi costretto decine di migliaia di precari a coalizzarsi in una class action contro il MIUR aderendo ai ricorsi dei sindacati e del CODACONS. In diverse occasioni il MIUR è stato condannato per il taglio delle ore del sostegno da sentenze del TAR ed un’importante sentenza della Corte Costituzionale ha ribadito che l’organico degli insegnanti di sostegno non può essere stabilito a priori senza tenere conto delle effettive esigenze degli studenti. Il TAR ha anche condannato il MIUR a non creare classi troppo numerose grazie ad una class action promossa dal CODACONS.
Nonostante tutte le difficoltà e le chiusure la lotta dei precari continuerà, non si può restare indifferenti. Oltre che il posto di lavoro bisogna continuare a difendere la scuola pubblica statale come baluardo della democrazia e provare ad immaginarla e a costruirla come dovrebbe essere: con classi non affollate, dove sia possibile svolgere un reale lavoro di formazione seguendo tempi e difficoltà di tutti gli alunni; con spazi, luoghi e tempi dove praticare una didattica diversa, aperta a tutte quelle forme laboratoriali ed alternative che sono necessario supporto e complemento di un percorso formativo, con momenti e strumenti di inclusione per tutti i soggetti che la scuola la vivono e la costruiscono e con la giusta attenzione alle situazioni di disagio.
Una scuola capace di progettare e di costruire tutto questo può esistere soltanto qualora per essa si investa in termini di mezzi e risorse: ogni riforma o pseudoriforma che in questi ultimi anni è stata realizzata nel campo dell’istruzione, invece, è stata sempre fatta rigorosamente a costo zero o addirittura sottraendo le risorse esistenti. Ciò ha gradualmente contribuito a svilire e ad umiliare la scuola. Il sistema istruzione richiede stabilità e valorizzazione del personale, investimenti, capacità di ascolto e di elaborazione, affinché possa essere messo in grado di svolgere appieno la propria funzione di luogo dialetticamente capace di costituirsi per le generazioni di questo paese come centro principale della formazione. E’ evidente, infatti, che l’assenza di investimenti nel settore della conoscenza, con tutte le conseguenze che porta con sé, mette a serio rischio non solo i diritti al lavoro e all’istruzione, ma il futuro stesso del nostro Paese.

venerdì 11 febbraio 2011

LA SCUOLA AL CINEMA-lunedì 14 ore 21.00 via dei Campani 72


LUNEDì 7 FEBBRAIO OER 21.00
LA SCUOLA AL CINEMA
proiezione di
I malestanti 30 anni dopo (2003)
di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Claudio Venditti

Interverranno gli autori.

Il documentario sarà preceduto dalla proiezione della prima parte di "Diario di un maestro" (1972) di Vittorio De Seta a cui si riferisce la dicitura "30 anni dopo"

un cineforum sulla scuola
per confrontarci, discutere, capire

Libreria Anomalia
via dei Campani 72 San Lorenzo

coordinamento precari scuola-roma

SCUOLA: dieci anni dopo le riforme liberiste. Di Roberto Renzetti

Dal sito www.fisicamente.net del Prof. Roberto Renzetti

TreeLLLe, la trilaterale dell'istruzione di Roberto Renzetti

( http://www.treellle.org/ ) Il sito da cui scaricare i documenti citati.

La scuola. Ma cos'è ? di Roberto Renzetti

SCUOLA: dieci anni dopo le riforme liberiste di Roberto Renzetti

La prova che Berlinguer ha ubbidito all'OCSE per riformare la scuola di Roberto Renzetti e OCSE

Il giorno 4 febbraio del 2010 verrà ricordato come il giorno del più grave crimine commesso dal governo Berlusconi. Il Consiglio dei ministri ha varato quella che coloro che ignorano chiamano riforma della scuola. Ho detto "coloro che ignorano" perché vorrei essere chiaro: sto parlando del participio presente di ignorare che è appunto ignorante e la parola la userò in tutto ciò che dirò in questo senso.

Non faccio più premesse lunghe ed articolate ma dico solo che da 12 anni ciò che accade oggi era scritto (con chiarezza, ma solo per chi sa leggere). Nel 1998, quando sciaguratamente entrò al Ministero della allora Pubblica Istruzione un tal Luigi Berlinguer, si era aperta la strada a questo 4 febbraio. Basta rileggersi tutti gli articoli che da allora ho scritto, e che gli interessati possono trovare nella sezione SCUOLA, per capire il senso delle scelte di becero liberismo che furono fatte e che qui riassumo.

La scuola era allora molto ben strutturata e, negli anni che ci separavano dal 1923 (inizio Riforma Gentile), erano stati fatti qua e là cambiamenti di enorme importanza: la Scuola Media Unica del 1962-63 e la Riforma della Scuola Elementare (con l'introduzione dei moduli) del 1990-91. Con governi ballerini e mancanza di continuità legislativa non si era proseguito sulla strada dei raccordi tra riforme fatte e da fare. In particolare erano rimasti dei buchi neri nella stessa Scuola Media che non si capiva bene cosa fosse tra una scuola elementare pregevole ed una degna scuola di secondo grado (le superiori). Vi erano altri buchi neri sia negli istituti tecnici, che riguardavano la mancanza di flessibilità ed aggiornamento dei loro programmi per stare al passo con le innovazioni tecniche e scientifiche che entravano nel mondo produttivo, sia e soprattutto nei professionali che erano diventati uno strumento di finanziamento indiretto per le scuole di tale natura a gestione confessionale (la maggioranza), poi sindacale, quindi regionale e che, salvo rarissime eccezioni, erano vere fabbriche di ignoranza. Questa scuola si doveva e poteva riformare nella linea della strutturazione forte che, a quei livelli scolari, non può mancare pena l'inarrestabile decadenza.

Cosa hanno fatto Berlinguer ed il suo staff di pedagogisti e psicologi ? L'operazione in uso in regimi liberisti: iniziare la fase della liberalizzazione della scuola preparandola per la privatizzazione. Quel governo di centrosinistra, che ha operato dal 1996 al 2001, ha fatto altri danni clamorosi sulla via delle privatizzazioni con un'aquila come D'Alema al comando. Ne ricordo solo quattro: la privatizzazione di Telecom (con il suo avvio al fallimento ed al suo uso per destabilizzare mediante intercettazioni illegali), quella dell'Enel con la bestialità della separazione tra linee di trasmissione e centrali di produzione, quella delle autostrade pagate a distanza con gli introiti che davano, quella dell'ENI. In tutti e quattro questi casi si sono fatti regali infiniti ai privati senza che i cittadini abbiano avuto un qualche beneficio. Anzi ! Sia aumento bestiale di tariffe che rende le bollette uno degli incubi degli italiani, sia disservizi da Paesi sottosviluppati. Sul fronte della scuola i nostri sinistri politici avevano letto da qualche parte che è una potenziale fonte di infiniti guadagni se solo si riuscisse a renderla privata. Chissenefrega di quell'idiozia di scuola pubblica come istruzione garantita almeno (almeno !) fino ai 16 anni ! E come si privatizza la scuola ? Così come era l'impresa sembrava impossibile. Nessun privato si accolla tanti insegnanti utili per un'istruzione di qualità ma non per i profitti. E chi si accolla i ragazzi con handicap che richiedono insegnanti di sostegno (le scuole confessionali, ad esempio, già respingono l'handicap) ? Chi edifici, laboratori, trasporto, preparazione docenti (quest'ultima cosa è oggi altra fonte di guadagno per potentati collaterali al potere politico) ? Nessuno, di modo che l'affare sfuma ed i tanti soldini che si tirano fuori ad esempio negli USA da noi niente ! Ma anche se ci fosse stato qualcuno che avesse voluto acquistare in blocco tale sommo bene non avrebbe rischiato di fare lui l'operazione finalizzata al profitto perché sarebbe stato chiaro che si veniva meno in servizi e qualità con proteste popolari importanti. Berlinguer e i pedagogisti buoni per ogni stagione hanno risolto il problema con le seguenti operazioni. Primo destrutturare cioè togliere ogni rigidità al sistema e renderlo liquido (un poco come D'Alema pensava il suo partito che tutti sappiamo la fine indegna che ha fatto). In tale situazione, poiché si aveva a che fare con giovani fanciulli e non con idrocarburi o caselli autostradali insensibili a scelte politiche, gli utenti giovani della scuola hanno iniziato a credere che si potesse giocare a scuola così come teorizzavano i pedagogisti di regime (Vertecchi, Maragliano, Tagliagambe, & Co) che volevano una scuola che non sapesse di scuola, che inventavano l'autonomia scolastica (ogni scuola fa per sé ed è in concorrenza con l'altra), che introducevano i percorsi educativi per gli studenti (ognuno si fa il suo curriculum e studia ciò che vuole). E gioca oggi e gioca domani, con i genitori di tali sfortunati fanciulli (formatisi negli anni del rampantismo craxiano) che hanno creduto di partecipare al gioco facendo i sindacalisti dei figli, la scuola si è completamente dequalificata tanto da dare risultati completamente insoddisfacenti (e non mi riferisco solo alle indagini internazionali ma a quello, ad esempio, che lamentavano sempre con maggior forza gli insegnanti del primo anno di università, quella indegna del 3 + 2: i ragazzi non sanno leggere, scrivere e far di conto; e neppure capire concetti elementari). Poi è arrivata Moratti altra ignorante che ha spinto con maggiore decisione verso la dequalificazione (tagli di risorse continui e pedagogista cattolico che tagliava pezzi culturali fondamentali come l'evoluzionismo) e che partiva dal volere una scuola libera (insieme a vari intellettuali come Adornato ed Antiseri, ... che fine hanno fatto, oggi ?) per arrivare alle scuole confessionali, sempre e comunque da foraggiare alla faccia di chi paga le tasse, che notoriamente non vanno alle scuole di lusso dei preti (Nazzareno, Massimo, San Giuseppe di Merode, ...). Quindi tal Fioroni che è emerso alle cronache solo per i finanziamenti tolti alle scuole pubbliche e dati (con lettera di accompagnamento ammiccante) alle scuole dei preti (ancora ed ancora !). Un vero disastro la scuola dopo anni come questi. L'istituzione non riesce a preparare gli studenti ed in più costa un mare di soldi per tutto il personale che impiega. E' qui che arriva Gelmini che più ignorante non si può (ma ha dietro le spalle una tal Aprea che ignorante non è pur rappresentando i mal protesi nervi e la clientela meridionale al servizio dei padroni del dané del Nord)). Gelmini non ha riformato la scuola, ha semplicemente tirato una linea in fondo al bilancio fallimentare degli ultimi anni ed ha detto, con l'avvocato Tremonti aleggiante come un vampiro, che la scuola va ridotta drasticamente al nulla. Ed è ovvio che il degrado può resistere fino ad un certo punto, dal quale poi le famiglie iniziano a pensare alla scuola seria che Berlinguer ha cancellato (con il sostegno di tanti ignavi furbacchioni e profittatori di corsi d'aggiornamento come CGIL Scuola, CIDI, Legambiente Scuola, Proteo, ...). Nel frattempo, tagliando e riformando a modo loro, mai si sono occupati di salari diventati un contributo per non morire di fame (a parte di quelli degli insegnanti di religione che, dopo il miracolo dell'immissione in ruolo senza concorso, godono di aumenti incredibili, mai sognati da altri insegnanti), così sempre più la scuola è diventata appetibile ai cercatori del secondo lavoro. Al suo interno ormai andiamo ad una popolazione docente che all'85 per cento è femminile e ciò vuol dire che gran parte degli insegnanti è (al di là della preparazione che può ed anzi è certamente eccellente) soprattutto fatto di madri e mogli di professionisti che non hanno la scuola medesima come primo lavoro perché la famiglia è la famiglia, altrimenti Ruini che ci sta a fare ?