sabato 29 gennaio 2011

LA SCUOLA AL CINEMA-lunedì 31 ore 21.00 via dei Campani 72

LUNEDì 31 GENNAIO ORE 21.00

LA CLASSE
di Laurent Cantet


PROIEZIONE N. 1 CINEFORUM CPS

FILM LA CLASSE

RESOCOCONTO DELLE RIFLESSIONI COLLETTIVE a cura di Fabrizia

Provo a fare una sintesi dei contenuti emersi lunedì 1 febbario, durante la proiezione del film La classe, tenendo conto che sarà in parte necessario semplificare alcuni passaggi.

Tra relazione introduttiva e confronto successivo, sono stati messi in luce i seguenti aspetti:

1) IL CARATTERE ANTIRETORICO DEL FILM: QUALE RAPPORTO TRA ESTERNO E INTERNO?

Abbiamo notato come la dinamica rappresentata nel film non sia quella, comune a molti film sulla scuola (Attimo fuggente, Meri per sempre), in cui, in un contesto problematico, pieno di contraddizioni sociali, compare la figura dell'insegnante illuminato che, facendo forza sulla sua volontà, la sua passione, il suo carisma, risolve e scioglie di fatto i problemi che incontra, trasformando individualmente (ed un po' idealisticamente) la realtà stessa. Nel film si mette invece in luce come l'intervento generoso e problematico del docente si realizzi non astrattamente, ma all'interno di un contesto sociale che ne determina gli esiti, i successi ed i fallimenti (e per contesto sociale si intende l'istituzione scolastica nel suo complesso: dalle classi, con la loro esplosiva composizione sociale, agli organi collegiali, i programmi e contenuti da trasmettere, le procedure, i rapporti con i genitori).

Nel film infatti, la scuola è vista come un osservatorio, un luogo sociale dove si esprimono, concentrate, tutte le dinamiche e i conflitti che esistono all'esterno (abbiamo notato come questa “fiducia realistica”, si ritrovi nella stesse scelte stilistiche del film: tutta la pellicola, il cui titolo originale è, emblematicamente, Dentro le mura, viene girata, dall’inizio alla fine, esclusivamente dentro gli edifici scolastici, con uno taglio semidocumentaristico, in cui tutti recitano, o meglio rappresentano se stessi, nessuno è attore professionista). L’idea del regista sembra essere quella che, filmando e osservando la dinamica e la quotidianità dentro la scuola, fatta di lezioni, colloqui con i genitori, collegi, consigli ecc... , si venga automaticamente a conoscenza di tutto quello che c'è fuori: provenienza e situazione sociale dei ragazzi, atteggiamento della società verso di loro ed in generale, organizzazione e divisione dei ruoli, ecc...). Insomma, la scuola come concentrato di una realtà esplosiva non disinnescabile soltanto con un intervento individuale, e non riducibile a nessuna lettura consolatoria

(in questa rappresentazione oggettiva, complessa, non agiografica né manichea della realtà scolastica, concentrata sul “fare” dei docenti, sulla materialità quotidiana del loro lavoro, il film è apparso un prodotto difficilmente immaginabile in una realtà come quella italiana, dove solitamente ben altra, più limitata e fumosa, è la rappresentazione della vita scolastica e dei docenti, alla meglio ancora legata ad una dinamica da libro Cuore, alla peggio imbrigliata in uno sfondo privinciale e macchiettistico…si veda ad esempio la serie televisiva sulla scuola in onda sulla Rai)

Proprio questo taglio del film ha suscitato tra noi un dibattito, tra chi ha considerato tale modalità di rappresentazione un suo elemento di forza, un modo di rappresentare pienamente e implacabilmente il funzionamento e i molteplici piani che, oggettivamente, attraversano un’istituzione, e chi invece l’ ha avvertito come limite, sottolineando che, attraverso questo sguardo, troppi aspetti della realtà rimangono fuori, non indagati, ma al massimo semplicemente rappresentati, e proponendo l’idea che questa scarsa relazione con l’esterno potrebbe proprio essere uno dei motivi dell’immobilismo e della conservazione manifestata nel film da parte di tutta l’istituzione scolastica.

2) RAPPORTO INSEGNANTE-CLASSE: QUALI CONTENUTI? QUALE TRASMISSIONE DIDATTICA?

Tutti siamo stati d’accordo nel notare come nel film, girato quasi interamente in classe, durante le faticosissime ed intensissime lezioni di italiano del professor Françoise (protagonista ed autore del libro, che quindi rappresenta se stesso in aula), emerga chiaramente un dato:

● quello che la scuola cerca di trasmettere ed il modo in cui cerca di farlo, sono spesso lontanissimi da quello che gli studenti riconoscono come loro esigenze e bisogni immediati.

I ragazzi inchiodano continuamente e strenuamente l'insegnante a motivare fino in fondo il suo operato, a spiegare il motivo di quello che sta trasmettendo, la sua utilità per loro, che evidentemente è lontana dall'essere immediatamente compresa e riconosciuta (proprio per la focalizzazione sulle ore di lettere, questo conflitto nel film passa moltissimo attraverso la lingua, di cui si sottolinea, ad esempio nella lunga scena dell’insegnamento del congiuntivo, il carattere di classe e di selezione): il docente cerca continuamente di misurarsi con queste “accuse”, riuscendo a volte a venirne fuori, altre rimanendovi invischiato lui stesso, in un botta e risposta stimolante, ma sfiancante. Alcuni di noi hanno notato come momenti di coinvolgimento e risultati più inclusivi, si verifichino quando l’insegnante riesce ad utilizzare il suo approccio linguistico-letterario per far esprimere gli alunni, quando la lingua diventa per loro un canale di comunicazione (e sono così disposti anche a riconoscere le diverse possibilità espressive della lingua: per esempio nella scena del tatuaggio, dove l’alunno riconosce che il messaggio che ha scritto sul braccio, detto proprio in quel modo e non in un altro “è più bello”) e si intrecci anche con altre modalità espressive (le immagini fotografiche per raccontare se stessi). Ci è sembrato anche che la stessa dinamica della lezione frontale o semifrontale, che il docente cerca spesso di scompaginare, ma dovendo comunque rimanere all’interno di una struttura che questo prevede, viene fortemente subita dagli alunni, costretti ore in banchi stretti, che a fatica contengono i loro corpi in crescita, la loro energia fisica, i loro oggetti (come può emergere dalla scena della "zainata" in piena faccia, frutto non di un gesto premeditato, ma di un incidente seguito ad uno scatto di rabbia che la ristrettezza degli spazi amplifica e trasforma in una piccola tragedia), e relegati , durante la ricreazione, in un giardino cementato chiuso tra i muri della scuola dove sfogano tutta la loro aggressività.

È proprio l’aggressività, l’atteggiamento di fondo, continuo con cui il docente si deve confrontare, un’aggressività che è verso la società che relega e concentra queste masse di francesi di serie B in luoghi separati, dove non possono che riconoscersi e amplificare tra loro il meccanismo di esclusione, e che si traduce quindi in avversione verso la scuola, principale interfaccia della società con cui si relazionano e che spesso non riesce ad intervenire se non arginando possibili derive attraverso interventi repressivi.

A questo proposito è stato molto interessante l’intervento di Dina, che ha visto nella realtà rappresentata dal film molti aspetti in comune con la propria esperienza scolastica (istituto per sordi, dove di fatto vengono dirottati moltissime situazioni borderline): partendo dalla propria faticosissima esperienza quotidiana, la compagna del coordinamento, ha sostenuto e motivato l’impossibilità, da parte del singolo docente, di poter influire su un sistema che, in contesti del genere, dovrebbe essere ripensato alla radice, raccontando che a volte, proprio un intervento didattico che tenti di costruire un dialogo e regole diverse con gli alunni, cercando di scavalcare la logica di contrapposizione alunni-adulti, può riscontrare più difficoltà ed andare incontro a maggiori problemi e sconfitte, rispetto ad una gestione più autoritaria e semplificata della situazione.

4) L’INSEGNANTE E LA REALTÀ DEL PROPRIO LAVORO: Ci è sembrato, da docenti, che nel film venisse messo chiaramente in luce anche un aspetto spesso ignorato e non compreso della nostra professione: il coinvolgimento e il rischio di assorbimento e fagocitazione che può comportare per ognuno di noi, fare i conti in maniera non meccanica, ma viva, critica e propositiva con il proprio lavoro, valorizzando e presenziando attivamente in tutte le situazioni in cui è chiamato ad agire ( nel film, forse per la prima volta, vengono rappresentati i nostri ritmi lavorativi in tutta la loro implacabilità: il lavoro serrato e quotidiano in classe, le riunioni tra docenti, gli incontri con i genitori... ). Non a caso, anche l'insegnante lo vediamo solo nella realtà scolastica, che sembra assorbire la maggior parte delle sue energie, fisiche e mentali e questo spiega anche come a volte non sempre riesca a mantenere piena lucidità e controllo della situazione, autocontrollo e giusta distanza (come si vede chiaramente in una scena del film in cui il docente va a chiedere conto, offeso e turbato, direttamente ai ragazzi di una loro rimostranza nei suoi confronti riportata ad un altro docente, e viene di fatto accerchiato e inchiodato da loro. Costretto alla fine ad andarsene per non soccombere in una discussione di fatto ormai completamente orizzontale, l’insegnante si rivolge, incautamente, completamente solo contro i ragazzi: questi, pur attraversati da moltissimi conflitti al loro interno, si compattano solidalmente per metterlo in discussione, facendo di fatto saltare del tutto il principio di autorità… “Se non vi rendete conto che, in quanto docente, ci sono delle cose che io posso dirvi, ma che voi non potete allo stesso modo”.. prova a dire Françoise, sperimentando, nel momento stesso in cui tenta di ribadirla, il limite della sua posizione: è infatti proprio l’accettazione e il riconoscimento di questa asimmetria di fondo, assioma costitutivo nella scuola fino ad oggi, che viene continuamente messo in discussione dagli alunni, facendo vacillare l’istituzione che sceglie, in risposta, di aumentare il suo potere repressivo).

Il rischio di queste situazioni, di questi interventi soggettivi, è stato nuovamente, da alcuni di noi ricondotto alla mancanza di un rapporto con un fuori, che ci permetta di confrontarci, relativizzando, socializzando e contestualizzando il nostro lavoro, allargando la nostra prospettiva ed il nostro punto di vista: un po’ quello che possono rappresentare luoghi come le nostre riunioni....

3) RAPPORTO TRA INSEGNANTI: QUALE COLLEGIALITÀ? QUALI I MARGINI DI INTERVENTO, IL POTERE LE POSSIBILITÀ E LE RESPONSABILITÀ DEL CORPO DOCENTE? : i momenti di confronto tra insegnanti, molti e diversi all’interno del film, sono apparsi a tutti noi problematici e faticosi: i docenti, sembrano scontare una difficoltà di fondo nell'ascoltarsi e nel saper interagire tra di loro, le loro opinioni ed esperienze scolastiche non vengono mai socializzate fino in fondo e ricondotte ad una sintesi (interessante per notare questa distanza, oltre alla conflittualità dei colloqui collegiali, la dfficoltà e scarsa convinzione - quasi formalità- con cui vengono proposti, da un docente all'altro, dei "collegamenti interdisciplinari"). Ancora di più la difficoltà di strategia dei docenti appare nel riuscire a gestire in maniera progressiva e non repressiva un contesto difficile come la scuola di banlieu.

Proprio sotto questo aspetto si può osserare meglio quello che si intende per carattere antiretorico del film, e che veniva ricordato da Dina: è proprio il professore che maggiormente cerca di investire sulla comunicazione e lo stimolo, e di mantenere delle maglie più larghe rispetto a sanzioni e punizioni, che viene di fatto coinvolto nell'episodio più difficile della storia, senza riuscire a modificarne gli esiti, determinati da regolamenti, atteggiamenti, approcci che riflettono la difficoltà (e forse l'impossibilità) della scuola nel poter, da sola, trovare risposte adeguate a situazioni la cui difficoltà riguarderebbe di fatto tutta la società.

Questo aspetto ci è sembrato per noi docenti, decisamente interessante, perché ci spinge ad interrogarci in generale su come si possa praticare una vera collegialità all'interno del nostro lavoro: il fatto che i momenti istituzionali ci siano, non significa che vengano effettivamente riempiti di significato.

Proprio riguardo al ruolo e alla responsabilità dei docenti, si è sviluppato tra noi un confronto tra coloro che proponevano una lettura più deterministica della realtà, dove è il contesto complessivo a fissare il reale margine di intervento del singolo, e altri che invece valorizzavano di più la responsabilità individuale sottolineando che, essendo la scuola portata avanti proprio dai docenti, sono proprio i limiti di questi, la loro gestione repressiva, nel film, a rappresentare l’ostacolo maggiore alla costruzione di una realtà diversa; altri ancora invece, coglievano una situazione più sfumata, in cui all’interno di una forte determinazione del contesto sul singolo intervento, rimangono comunque al docente alcuni margini importanti di libertà. Gli stessi esiti dell'intervento didattico del docente ha riscosso tra noi letture diverse: alcuni hanno sottolineato gli aspetti più disarmanti, come la lettura in piena autonomia della Repubblica di Platone da parte di un’ alunna particolarmente polemica ed aggressiva, che sembra voler denunciare la mancanza di stimoli interni alla scuola, e la loro ricerca altrove ( ma forse, anche qualcosa delle lezioni di italiano, l’ha portata a poter maturare una lettura del genere?) , la disperata confessione finale dell’alunna che sente di “non capire, non aver imparato niente”, l’espulsione dell’alunno più problematico;

altri, pur riconoscendo l’esistenza di sconfitte e fallimenti, notavano che, in termini di costruzione di competenze di base, di possibilità espressive, di valorizzazione di se stessi e di rapporti con gli altri, l’intervento del docente, (che presenta alla fine dell’anno, rilegate le loro autobiografie agli alunni), non cade completamente nel vuoto, ma si presenta come il tentativo faticoso di costruire un confronto reale, una possibilità e un punto di vista con cui gli alunni sono chiamati collettivamente a fare i conti, utilizzando la mente e le parole per motivare in maniera comprensibile, dare forma, al proprio disagio (non solo con le smorfie e le urla, che atterriscono l’insegnante di tecnica fuggito esasperato dall’aula esclamando “Ma alla fine…non siamo mica dei cani…), conoscersi ed ascoltarsi, raccontare se stessi: è insomma, con tutti i suoi limiti, pur sempre la possibilità di uno spazio collettivo di crescita, una possibile educazione alla libertà in un luogo che è insieme antilibertario.



venerdì 21 gennaio 2011

Coordinamento Precari Scuola - Roma - foto e video



Foto 19 gennaio: "Portiamo una sveglia alla FLC!"



I precari della scuola decidono di dare la sveglia alla FLC! Hanno portato una sveglia gigante e tante piccole che hanno fatto suonare all’unisono davanti alla sede nazionale della FLC in via A. Serra.

Sui diritti negati negati non si dorme!
















Il 21 gennaio a Rainews 24, in occasione della scadenza dei termini per presentare ricorso contro la prescrizione delle illegalità commesse anche retroattivamente in campo di diritto del lavoro, garantita dal "Collegato Lavoro", il Coordinamento Precari Scuola viene invitato a parlarne in studio.

mercoledì 19 gennaio 2011

25 - 1- 2011 Assemblea lavoratori studenti Roma

25 Gennaio, 2011 - 17:00
facoltà di matematica-la sapienza

VERSO LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO… ASSEMBLEA STUDENTI-LAVORATORI
Siamo studenti, precari e lavoratori dell'università. Abbiamo partecipato e costruito attivamente le rivolte che, nel nostro paese come in tutta Europa e nel Mediterraneo, stanno segnando questo periodo di profonda crisi economica.
Dopo le grandi giornate di lotta del 14 e del 22 Dicembre pensiamo che la rabbia e la rivolta dei giovani dove puntare ad unirsi, in maniera sempre più continuativa e diretta, alle tante vertenze con cui il mondo del lavoro sta resistendo alla crisi.

I fatti stessi hanno rafforzato le nostre convinzioni. Dopo l'approvazione della controriforma che distrugge l'università e la ricerca pubblica, il Governo e Marchionne hanno sferrato il più grave attacco ai diritti del lavoro che ci sia mai stato nell'Italia contemporanea. L'attacco portato avanti dalla Fiat nei confronti del contratto nazionale di lavoro parla lo stesso linguaggio del processo di smantellamento della formazione e della ricerca pubblica: il linguaggio di un capitalismo in profonda crisi che, per salvare i profitti, comprime salari e diritti, limita le libertà individuali e collettive, smantella lo stato sociale.

Sentiamo quindi l'esigenza di promuovere un incontro tra tutti i lavoratori aderenti al sindacalismo conflittuale (dalla Fiom ai sindacati di base) e gli studenti che sono stati in mobilitazione contro la riforma Gelmini. Non deve essere un momento per ribadire un'astratta, seppur giusta, solidarietà fra diversi settori sociali, quanto piuttosto un confronto per riuscire a capire collettivamente quale significato assume oggi l'attacco padronale e quali piattaforme di resistenza è possibile mettere in campo, a partire dalle rivendicazioni che blocchino l'attuale avanzata regressiva sul piano dei diritti. Confrontiamoci dunque per capire quali potrebbero essere le condizioni comuni per l'apertura di una nuova fase di conflittualità, in un incontro che vede in questo caso protagonisti studenti e lavoratori, ma che mira comunque ad un coinvolgimento di tutti i settori sociali in lotta.

25 GENNAIO ORE 17 FACOLTÀ DI MATEMATICA AULA 1

PARTECIPANO:

OPERAIO FIOM MIRAFIORI, OPERAIO COBAS POMIGLIANO, Sergio Bellavita (seg. naz. FIOM), Vincenzo Miliucci (COBAS Lav. Priv.)

Collettivo di Inchiesta Operaia, Assemblea di Matematica, Fisica in Mobilitazione, Assemblea di Sociologia, Assemblea di Scienze della Terra, Assemblea di Ingegneria, Collettivo di Giurisprudenza, Assemblea di Biologia, Assemblea di Studi orientali

RSU Fiom Gruppo Exprivia, Coordinamento Precari Scuola, RLS coop 29 Giugno, RSU/RLS Fiom engineering It, Operatori Sociali USI, COBAS Policlinico Univ. Sapienza, COBAS Telecom, COBAS Coop. Sociali, COBAS Trambus Open, COBAS Scuola, COBAS Telecontact, COBAS Almaviva, COBAS Sanità', COBAS S. Andrea, COBAS McDonalds, COBAS Poste, Lavoratori Autorganizzati ACI Informatica, COORDINAMENTO LAVORATORI AUTOCONVOCATI: RSU/RLS CUB Telecom, RSU USB inpdap, Rsa FILCAMS Farmacap, Rsu Fiom Elsag Datamat, Rsu Fiom Agile ex Eutelia, Rsa/Rls USI AIT Soc.Coop.Sociale Aspic, Rsa CUB Sirti, Rsa Filcams Pierreci Codess, Rsu Filt ATAC, Coord. Cassaintegrati/CUB Trasporti Alitalia, Rsu/RLS Snater Telecom Sparkle, Rsu Fialtel SSC, Rsu Usi Comune di Roma Biblioteche, Rsu/RLS Filcams Helwett Packard, Rsa USI AIT Comunità Capodarco, Rsu Almaviva Contact, Rsa Filcams Ipercoop Casilino, Rsa CUB Flight Care, Rsu FISAC- Fonspa, Rsu RFI Gruppo FS, Rsu USI AIT Zetema, FIOM Sielte, FIOM Alcatel Alenia, Rsu FIOM Baxter, RLS CGIL Menarini, Rsu Filcams Sistemi Informativi, Rsu Flaica-CUB Auchan, Rsu USB Teatro dell’Opera, Rsu Fiom Finsiel, Rsu Slc Vodafone, Rsu Slc H3G, Rsu Slc Omnia Network, Rsa/Rls Soc. coop. Sociale Obiettivo 2000, Rsa Usi Ait Soc. Coop.Sociale Il Brutto Anatroccolo, Rsa Filcams Sipro, Rsu Fiom Tele Sistemi Ferroviari, Rsa Filcams UTL Mayestic, Cons. Naz Usb Lavoro Privato AMA, Rsu Usb Ares 118, Rsa Filcams One Italia, Rsa Filcams Global Service

VENERDI’ 21 gennaio 2011 CPS Roma partecipa.

VENERDI’ 21 gennaio 2011

ASSEMBLEA CITTADINA presso l’ITIS GALILEI

Via Conte Verde, 51 (nei pressi della fermata Metro A: Manzoni)

indetta dal Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma


con le seguenti modalità:

dalle 16.00 alle 18.00

ASSEMBLEE SEPARATE

della scuola primaria e della scuola secondaria per affrontare le tematiche specifiche



dalle 18.00 alle 19.00

ASSEMBLEA CONGIUNTA

per concordare azioni comuni (partecipazione manifestazione del 28 gennaio,raccolta firme petizione contro finanziamento scuole private e .....)

domenica 16 gennaio 2011

19 gennaio 2011 portiamo una sveglia alla FLC


SCIOPERO DI SCUOLA e UNIVERSITA’
SE NON ORA, QUANDO?
L’autunno del 2010 è stato caratterizzato da una fortissima mobilitazione dei precari di Scuola ed Università e degli studenti medi ed universitari. Di fronte all’aggravarsi del processo di privatizzazione del comparto dell’Istruzione messo in atto dal Governo, la protesta spontanea di tutte le componenti del settore della conoscenza non si è mai arrestata. Dagli scioperi della fame alle occupazioni studentesche, alle lotte dei precari della ricerca, sino alla resistenza manifestata dai docenti in molti istituti, che si è esplicata in diverse città col contrasto alla sperimentazione sul merito e nel rifiuto delle gite scolastiche.


Da anni il mondo della Formazione chiede a gran voce l’indizione di
uno sciopero generale unitario per contrastare le nefaste politiche di tagli e privatizzazione in atto. Come precari della scuola stiamo subendo un ulteriore attacco che si sta concretizzando nel tentativo di eliminare le graduatorie che conduce verso l’approfondirsi del processo di regionalizzazione della scuola.
L’attacco rivolto da Marchionne e dalla Fiat ai metalmeccanici, inoltre, ha una valenza di carattere generale poiché, minando le basi della Contrattazione Nazionale, si estenderà inevitabilmente a tutti i settori, compreso il comparto pubblico ed in particolare alla Scuola e all’Università, nelle quali è in atto già da tempo un processo di indebolimento della contrattazione nazionale ed una crescente parcellizzazione ed individualizzazione del rapporto tra lavoratore e Amministrazione Pubblica.

Per questi motivi il 28 gennaio sciopereremo e manifesteremo pubblicamente per contrastare l’attacco di Marchionne a i lavoratori, ma anche e perché riteniamo sia fondamentale collegare questo problema con la difesa dei nostri diritti, della Scuola e dell’Università Pubblica.

Non comprendendo le ragioni per cui la Flc non ha ancora proclamato lo sciopero, eludendo le istanze di studenti, precari e di molti altri settori che in questo periodo si sono mobilitati, e che la Flc-Cgil ha dichiarato più volte pubblicamente di sostenere, invitiamo tutte queste componenti, e tutti coloro che ritengono essenziale generalizzare la giornata di sciopero del 28, ad unirsi a noi per portare alla Flc la richiesta di indizione di uno sciopero di categoria per il 28 e di sollecito sul confederale per uno sciopero generale, in alternativa a tutte quelle iniziative frammentarie che non rispondono a quell’esigenza di unità e determinazione nella lotta che da tutte le componenti del mondo della formazione emergono con forza.

Portiamo tutti una sveglia!
19 Gennaio ore 16.00 via Leopoldo Serra (Trastevere)
Coordinamento Precari Scuola - Roma
movimentoinsegnantiprecari@libero.it

venerdì 7 gennaio 2011

Alla CGIL-FLC 2023, il libro di storia.

Nel 2023, i libri di storia della scuola che abbiamo costruito con la lotta, riferiranno la storia degli ultimi, degli sfruttati; la storia di coloro che hanno lottato realmente per difendere l’istruzione pubblica e i diritti di tutti i lavoratori; racconteranno la storia di quelli che hanno messo in campo tutti gli strumenti a loro disposizione per rispondere alla miseria materiale e culturale che il potere offriva.

Nel 2023, i libri di storia racconteranno la storia della FIOM, della sua fermezza nel difendere i progressi compiuti dagli individui, della sua ostinazione di fronte all’arrogante tentativo di cancellare il contratto nazionale dei lavoratori; parleranno della sua resistenza di fronte a chi aveva la presunzione di dichiarare sorpassati diritti inalienabili in nome della stesso mercato che aveva portato alla crisi, mostrando il suo fallimento. In quei libri, si parlerà del ricatto lavorativo a cui erano stati sottoposti migliaia di lavoratori, per cui solo la FIOM aveva rappresentato concretamente una possibilità di vittoria, di fronte a chi vaneggiava lavoro senza diritti. Nel 2023, nei libri di storia si dirà della FIOM come dell’unica categoria in grado di offrire un po’ di credibilità ad un sindacato, la CGIL, che aveva perso la bussola del futuro, che non aveva resistito alle sirene di chi farneticava di una modernità arcaica in nome del solito profitto per pochi e di un presunto nuovo capitalismo.

Nel 2023, nei libri di storia della scuola che abbiamo costruito con la lotta si parlerà della FIOM, ma nessun libro parlerà della FLC; probabilmente, qualcuno ne ricorderà l’occasione mancata, ne deplorerà la sua arrendevolezza di fronte ad un governo che la voleva debole, ne evidenzierà l’incapacità di mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per fronteggiare il tentativo di distruggere la scuola pubblica, la sua laicità, la sua gratuità, il suo essere unico strumento per combattere le disuguaglianze e impedire la stagnazione sociale, ne sottolineerà la sua incapacità di incidere dentro le scuole per impedire le diffuse illegalità e le inefficienze che favorivano modelli di scuola privatistici. Nei libri di storia del 2023 si parlerà, soprattutto, di come il movimento degli studenti e degli insegnanti era stato lasciato solo nella lotta; studenti e insegnanti più volte avevano chiesto lo sciopero generale per difendere l’istruzione pubblica, per difendere la scuola e l’università, ma qualcuno ormai lo aveva considerato un totem, uno strumento di lotta tutto interno all’organizzazione. Anche lo sciopero a quell’epoca stava per essere bandito. Come i diritti era considerato uno slogan. Nel 2023, i libri di storia della scuola che abbiamo costruito con la lotta non parleranno della FLC, ma soltanto delle migliaia di studenti e di precari che con la lotta hanno tentato con le unghie e con i denti di difendere l’istruzione pubblica.

Il 2023 è ancora lontano e la storia che ho raccontato si può riscrivere insieme, se ognuno lotta con tutti gli strumenti che possiede. Come insegnanti precari non chiediamo solo lo sciopero generale, ma, soprattutto, chiediamo alla FLC di prepararlo insieme all’interno delle scuole e delle università, per innescare un reale meccanismo di partecipazione di studenti e insegnanti. Non possiamo lottare per il cosiddetto futuro senza dare significato a questa parola, senza avere la lungimiranza di provare ad immaginarlo il cosiddetto futuro, iniziando a costruirlo ora.

Coordinamento precari scuola-Roma


giovedì 6 gennaio 2011

Estendiamo lo sciopero del 28 gennaio in tutti i settori

Estendiamo lo sciopero del 28 gennaio in tutti i settori, a partire dalla scuola, sono in ballo i diritti di tutti i lavoratori.

Con l’accordo firmato dalla fiat, da cisl e uil ed altri sindacati asserviti alle logiche di Marchionne il 23 dicembre ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di eliminare i diritti dei lavoratori, a partire dal diritto di sciopero, di calpestare completamente i diritti sindacali, la costituzione e la democrazia nei posti di lavoro in nome dell’unico diritto consacrato negli ultimi anni: quello delle aziende di realizzare i profitti eliminando ogni ostacolo possibile alla realizzazione di quest’unico fine. Invece di migliorare le condizioni di lavoro anche nei paesi sottosviluppati, estendendo i diritti a tutti i lavoratori, si utilizza la cosiddetta globalizzazione per livellare verso il basso i diritti conquistati ed acquisiti.

Anche i lavoratori del settore pubblico, a partire dalla scuola e dall’università, stanno subendo da anni un attacco analogo, che si concretizza nei tagli, nella precarizzazione crescente del personale, nel blocco degli scatti di anzianità, nell’immiserimento della qualità dei saperi trasmessi e nel più generale attacco all’essere pubblico dell’istruzione; il tutto inserito in una logica complessiva di privatizzazione della scuola che è in atto da molti anni.

Di fronte ad un attacco complessivo ai diritti dei lavoratori in tutti i settori, al fine di contrastare efficacemente un’offensiva verso i diritti conquistati in anni di lotte, il coordinamento precari scuola di Roma richiede a tutti i sindacati del settore che si oppongono alle ristrutturazioni aziendali imposte da Marchionne e dal Governo e sostenute da cisl e uil e da componenti significative dell’opposizione parlamentare, di convergere sullo sciopero del 28 Gennaio indetto dalla Fiom e di generalizzarlo, estendendolo a tutti i settori, a partire da quello di nostra competenza.

Coordinamento precari scuola-Roma

venerdì 24 dicembre 2010

E voi cosa farete? di Michele Corsi

Ricevuto da "retescuole" e pubblicato: e noi cosa faremo?

E voi cosa farete?
di Michele Corsi.
Il DDL Gelmini è stato approvato ieri anche al Senato. Gli studenti universitari
di Roma avevano dato vita il giorno prima ad una grande manifestazione pacifica. A dieci giorni dai "moti" del 14 dicembre, forse è possibile qualche considerazione che può esserci utile per i tempi a venire.

I giorni successivi al 14 i media hanno enfatizzato al massimo gli incidenti che si erano prodotti dopo l'annuncio del voto di fiducia a Berlusconi, mentre l'imponente manifestazione della mattina era subito sparita dalla visualizzazione informativa. Questa scelta è ovvia per le tv di Berlusconi:
avevano la necessità di ricondurre tutto ad una questione di ordine pubblico. Il problema è che la stessa scelta ha caratterizzato anche il racconto della giornata da parte dei media che si posizionano contro Berlusconi, o per lo meno non sono a lui troppo favorevoli.

Eppure gli incidenti occorsi in Piazza del Popolo e dintorni erano di una
gravità ben inferiore a quella che si era registrata in situazioni analoghe ad
Atene e Londra. I media inglesi e greci, però, non hanno sottolineato più di
tanto quelle espressioni "violente". E non hanno perso di vista il "nocciolo"
della questione.

Nei giorni successivi il 14, poi, spariva dai media il "nocciolo" della
questione, cioé il fatto che il Senato si apprestasse a votare il DDL Gelmini,
mentre si moltiplicavano gli allarmi per la manifestazione studentesca che si preparava.

Non è solo questione di media. Le "organizzazioni di massa" d'opposizione,
politiche e sindacali, si sono espresse allo stesso modo: l'impressione che
davano era che temessero di più la possibilità di incidenti che il passaggio
parlamentare del DDL Gelmini. Gli incidenti del 14 hanno fatto scattare tutta una serie di reazioni automatiche anche in quegli intellettuali che, almeno in teoria, dovrebbero manifestare simpatia nei confronti degli studenti. Saviano ha usato accenti molto duri verso i "50 imbecilli" che secondo lui avrebbero provocato incidenti, in una lettera che, a sua volta, non offriva nemmeno una riga, però, al "nocciolo" della questione, cioé la riforma Gelmini.

In realtà la ricostruzione degli avvenimenti del 14, offerta da un volume tale di testimonianze da renderla inoppugnabile, permette una lettura ben diversa da quella poco accorta di Saviano. Nella mattina si erano svolte manifestazioni che avevano visto marciare insieme pezzi fondamentali dell'opposizione "di base" al governo: studenti, metalmeccanici, terremotati, ecc. Una inedita unità assai poco sottolineata. L'annuncio che Berlusconi era sopravvissuto ha fatto scattare un senso di impotenza enorme: noi che là non c'eravamo possiamo però ben intuire, andando con la nostra memoria emotiva a quel momento, il desiderio intenso, battuto, che Berlusconi fosse sfiduciato. La massa frustrata si è poi trovata nell'impossibilità di manifestare questa emozione sotto i palazzi del potere. La polizia aveva infatti bloccato gli accessi alle strade con i suoi mezzi. A parte qualche episodio marginale, la rabbia dei manifestanti si è sfogata contro quei mezzi, cioé contro l'ostacolo fisico che li separava dalla possibilità di manifestare il proprio dissenso. Un ostacolo che in altri Paesi non c'è. Gli studenti inglesi hanno potuto manifestare anche sotto Westminster, i manifestanti del Tea Party statunitense hanno invaso addirittura il Congresso per protestare contro la riforma sanitaria e nessuno ha tolto loro un capello.
Che i cittadini possano protestare sotto i palazzi del potere è un diritto
democratico, che va difeso. Non è cosa "naturale" isolare i luoghi della
democrazia e delle decisioni dalla libera espressione della gente.

Nei primi giorni dopo il 14, gran parte della sinistra e del "popolo viola" ha
cercato di leggere quegli incidenti come opera di infiltrati. Non si può negare la possibilità che vi fossero infiltrati, ma le "prove" che sono state portate non hanno retto due giorni. Si è passati allora ad incolpare misteriose cupole di centri sociali ed antagonisti, settori politici in realtà divisi e in crisi quanto lo sono i partiti della sinistra più moderata. Eppure i fatti hanno la testa dura: gli studenti arrestati erano incensurati e sconosciuti ai nutriti schedari della polizia; l'episodio del ragazzo che ne ha colpito col casco un altro nell'intento grottesco di "fare servizio d'ordine", è la dimostrazione della totale confusione che regnava nella piazza; nelle assemblee della Sapienza che si sono svolte dopo il 14 non vi è stato alcun settore significativo di studenti che abbia rinnegato i fatti del 14. Gli stessi studenti che sono stati ricevuti da Napolitano, oggi osannati, hanno comunque fatto educatamente presente al Presidente che loro erano gli stessi del 14.

Queste reazioni automatiche e impaurite da parte di media, intellettuali ed
organizzazioni del campo "antiberlusconiano" ci dicono una cosa, molto semplice:
non si vuole accettare che il 14 c'è stata una reazione di massa, radicale,
rabbiosa, violenta e spontanea. Quello che una volta si chiamava "moto di
piazza". I ricordi citati sono andati, con grande stupore da parte degli
studenti, al '77, una congiuntura storica che non ha nulla a che vedere con
l'attualità. Anche gli intellettuali che ancora oggi fanno riferimento a
quell'esperienza hanno cercato di intepretare i fatti in quella chiave,
compiendo un errore di analisi speculare alla sinistra più moderata, ma
altrettanto grave: non hanno perso l'abitudine di valorizzare i fatti sociali
solo quando questi si manifestano in scontri con le forze dell'ordine; oggi,
dopo la manifestazione pacifica del 22, non sanno che dire.

In realtà il 14 dicembre assomiglia a ciò che è avvenuto tante volte nella
storia d'Italia. I moti spontanei di chi si opponeva al fascismo nelle strade di Parma, i moti dei ragazzi con le magliette a strisce del 1960, quelli degli
universitari di Valle Giulia nel 1968, o degli operai di Corso Traiano nel 1969.
Tutti episodi, violenti, spontanei e di massa, che hanno segnato epoche, e ai quali, a posteriori, gli storici di qualsiasi orientamento attribuiscono una
importanza fondamentale per il mutamento progressivo della nostra società. Anche perché molti dei loro protagonisti siedono ora negli uffici dirigenti di banche,
tv, giornali o sugli scranni del Parlamento, in tutte e due gli schieramenti.
Certe analisi ossessionate dalla non violenza ascoltate in questi giorni, mi
ricordano la rigidità di certe ideologie che ascoltavo con scetticismo in
passato quando qualche gruppetto spiegava tutto a suon di citazioni tratte dai sacri testi. L'Unità d'Italia che ci apprestiamo a celebrare è stata fatta con delle guerre, dal fascismo ci siamo liberati con la guerriglia. I non violenti assoluti ci riflettano. Non perché oggi dobbiamo fare le stesse cose (mi pare ovvio che NON dobbiamo fare le stesse cose), ma perché l'ideologia pacifista, al pari di qualsiasi ideologia, ci impedisce di cogliere i fenomeni sociali nuovi che accadono sotto i nostri occhi. I moti del 14 dicembre non vanno giudicati: vanno analizzati. Essi ci sono stati, stanno lì davanti a noi, ci parlano: dobbiamo ascoltarli. E, a mio avviso, ci dicono questo.

Il nostro Paese è stanco di quella massa di buffoni che siede al governo. Gli
studenti universitari di Roma (così come gli studenti medi hanno fatto a Milano) hanno attraversato, per la prima volta, i quartieri popolari: se fossero stati considerati una massa di facinorosi, come sono stati dipinti per dieci giorni dai media, pensiamo davvero che sarebbero stati accolti così festosamente dai loro abitanti? Gli automobilisti bloccati si sarebbero messi a salutarli col clacson invece di sclerare? In Italia c'è una massa di scontento in ebollizione che attende il momento di farla finita con questo governo, dentro un incrocio, estremamente pericoloso per i potenti, ma che dovrebbe essere magico per le forze di opposizione, di crisi politica e crisi economica, in una situazione in cui anche le forze dell'ordine si sentono poco rispettati da chi li comanda. Una coincidenza che in altri Paesi ha provocato "moti" che hanno spazzato via governi e dittatori nel giro di pochi giorni.


E' quello al quale dobbiamo lavorare? No di certo. Non siamo il Kirghizistan. Ma la potenza inespressa della rivolta che cova nella massa di studenti, precari, operai, dovrebbe dire alle forze politiche e sindacali che allo scontento collettivo va dato espressione, spazio, organizzazione, forza d'impatto. Un piccolo esempio. Una settimana fa Forza Nuova voleva aprire una sede in pieno centro a Milano. Cosa succede normalmente in questi casi? Che si muovono gruppi più o meno organizzati di giovani che per impedire lo scempio si "scontrano" con le forze di polizia pagando prezzi altissimi in termini di denunce, ecc. Invece questa volta è accaduto un fatto nuovo: l'iniziativa se l'è presa in carico la Camera del Lavoro. Ed ha imposto con la propria "mole" e Ia propria iniziativa che quella sede non venisse aperta. Il risultato è stato ottenuto lo stesso, ma senza incidenti, senza violenza, senza giovani denunciati o manganellati dalla polizia. La Camera del Lavoro di Milano è rivoluzionaria? No: è una tra le più moderate d'Italia e il suo segretario è considerato un terrificante "destro". Ma ha capito una cosa: è il vuoto di iniziativa di chi dovrebbe organizzare la rotesta che provoca "incidenti". La violenza nasce dal basso nel momento in cui dall'alto delle organizzazioni, ci si rifiuta di usare la forza di cui si dispone. Per questo la sinistra ha difficoltà a "vedere" i moti del 14 dicembre: perché costituiscono lo specchio della propria inazione.

Quindi, cari politici e intellettuali che avete predicato sino alla noia in
questi giorni sul pericolo della violenza, ora, cosa farete? Cosa farà Susanna Camusso, neosegretaria della Cgil, che agli studenti ha raccontato che "non ci sono le condizioni per lo sciopero generale"? Potrebbe spiegare a noi lavoratori quando queste condizioni sarebbero propizie? Aspetta che Berlusconi si rafforzi di nuovo? O che il tasso di disoccupazione raddoppi? O che Marchionne sia imitato da ogni padrone in tutta Italia?
Cosa farà Pantaleo, segretario della FLC, il potente sindacato dei lavoratori della conoscenza, che pronuncia molti discorsi di sinistra, va alle manifestazioni della Fiom, ma non ha fatto l'unica cosa concreta di sinistra che avrebbe potuto fare e cioé proclamare uno sciopero della scuola e dell'università? Cosa farà Bersani, il grande stratega politico che in una situazione estremamente propizia come l'attuale l'unica cosa che gli viene in mente è promettere a Casini la futura presidenza del consiglio? Casini, quello che è d'accordo con la riforma Gelmini della scuola, che apprezza Marchionne e che se ne frega della disoccupazione? E Saviano, lo aspettiamo al varco: ha dato degli "imbecilli" a quelli del 14, provi ad insultare con pari passione anche Fini, che ha votato a favore del DDL Gelmini. Signori, quando comincerete ad analizzare i fenomeni sociali e ad ascoltarli invece di precipitarvi a condannarli? Quando comincerete a fare il vostro mestiere? Siete contenti? Gli universitari il 22 hanno dimostrato quello che già era evidente:
di essere ragionevoli e intelligenti. Bene, e ora voi, dirigenti della sinistra,
dirigenti dei sindacati, intellettuali, voi: cosa farete?


Michele Corsi

giovedì 23 dicembre 2010

Graduatorie congelate per un anno, è decreto.

red - La notizia appare sul sito di Gilda (FGU) Venezia: "Ieri il Governo ha approvato il prolungamento di un anno della vigenza delle graduatorie a esaurimento. Ecco il testo della disposizione che lo prevede

«1.Nelle more della emanazione del Regolamento sul reclutamento del personale docente nelle scuole di ogni ordine e grado, previsto dall’art. 2 comma 416, della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, le graduatorie provinciali previste dall’art. 1, comma 605, lett. c), della Legge 27 dicembre 2006, n. 296 vigenti per il biennio 2009/2010 – 2010/2011 sono prorogate per l’anno scolastico 2011/2012. Conseguentemente all’art. 1, comma 4-ter, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito con modificazioni dalla legge 24 ovembre 2009, n. 167, le parole: “per il biennio scolastico 2011/2012 – 2012/2013” sono sostituite dalle parole:“per il biennio scolastico 2012/2013- 2013/2014».

sabato 11 dicembre 2010

Gli insegnanti del CPS occupano il "Piaget"

Gli insegnanti precari e non, i genitori riuniti in assemblea esprimono il pieno sostegno alla lotta degli studenti contro provvedimenti che TAGLIANO la speranza nel futuro e riprendendo l’iniziativa avviata dagli studenti, hanno occupato l’Istituto Professionale J. Piaget di Via Marco Fulvio Nobiliore per chiedere il ritiro dei tagli e una nuova politica di investimenti nella Scuola e nell’Università.

In questi anni abbiamo avuto soltanto tagli di classi, di personale e di risorse; cancellazione dell’obbligo scolastico; riduzione del tempo scuola per tutti e cancellazione del tempo pieno e prolungato; gerarchizzazione del lavoro docente; marginalizzazione degli istituti tecnici e professionali; equiparazione tra apprendistato e formazione scolastica; precarizzazione del lavoro nella scuola e nell’università.

La novità di questa occupazione è che finalmente le lotte degli studenti, dei genitori e degli insegnanti si sono UNIFICATE verso un unico obiettivo condiviso: DIFENDERE E VALORIZZARE LA SCUOLA PUBBLICA.

Noi vogliamo una scuola pubblica e un’università che costituiscano un percorso di liberazione e di promozione sociale per tutti/e.
Noi non ci accontentiamo di lasciare le cose così come stanno ma vogliamo che il progetto futuro della scuola nasca da un confronto democratico che coinvolga in modo particolare coloro che tutti i giorni vivono nella scuola.
Il movimento degli insegnanti, dei genitori e degli studenti della Scuola e dell’Università ha prodotto finora risultati straordinari dimostrando nei fatti che le “CONTRO-riforme” Gelmini sono sbagliatE, non SONO condivisE, possono essere fermatE, devono essere CANCELLATE.


Per questi motivi il Coordinamento studenti-genitori-insegnanti ha deciso di OCCUPARE una scuola del territorio e di LIBERARLA ai cittadini, ai lavoratori della scuola e agli studenti per svolgere un’azione di informazione e discussione sui danni che i tagli stanno procurando e per costruire insieme nuovi momenti di mobilitazione.


Gli studenti, i genitori e gli insegnanti invitano tutti i cittadini a partecipare alle mobilitazioni organizzate nelle scuole, nelle università e nel territorio per il 14 dicembre.

giovedì 9 dicembre 2010

Assemblea cittadina Roma 10 dicembre - scuola Piaget

Assemblea unitaria di studenti, insegnanti, ATA,
aperta a tutti i liberi cittadini che hanno a cuore il futuro della scuola pubblica.


Venerdì 10 Dicembre ore 15,30


All’Istituto di Istruzione Superiore
“Jean Piaget”
Via Marco Fulvio Nobiliore 76/a
(Metro A - Giulio Agricola)


-per organizzare lotte condivise che portino alla caduta di questo
governo, al ritiro
dei tagli e al blocco della riforma Gelmini della
scuola e dell’università.

Pensiamo quindi all’istruzione che vogliamo!

-per affermare i valori democratici e di

partecipazione che vengono annullati da una
visione aziendalista e classista della scuola.

-perchè una riforma della scuola deve venire

dal basso. Dai bisogni espressi dagli studenti,
dagli insegnanti e dalla società civile.

-per la mobilitazione del 14 dicembre.


Studenti, insegnanti, genitori del X Municipio e coordinamento precari della scuola di Roma

sabato 4 dicembre 2010

Tutti a Roma il 14 dicembre - Uniti contro la crisi

Tutti a Roma il 14 dicembre -

Uniti contro la crisi lancia una mobilitazione generale a Roma davanti a Montecitorio per il 14 dicembre, giorno nel quale sarà votata la fiducia al Governo Berlusconi - Rivolgiamo un appello a tutte le realtà sociali che si stanno mobilitando contro la gravissima situazione provocata dalle politiche governative che con la scusa della crisi stanno distruggendo diritti e territorio. Il 14 dicembre deve essere un giorno in cui la parola passi alle migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici cassaintegrati e licenziati, agli studenti, ricercatori ed insegnanti che subiscono i tagli della Gelmini, alle popolazioni della Campania sommerse dai rifiuti e agli alluvionati del nord sommersi dalle cementificazioni che provocano i disastri.

A parlare devono essere i cittadini aquilani, che sulla loro pelle stanno pagando le scelte di potere che speculano perfino sulle tragedie, i migranti truffati dalle finte sanatorie e ridotti a schiavi pronti da essere sfruttati, gli operai Fiat di Melfi e Pomigliano che si vedono imporre contratti capestro che distruggono qualsiasi diritto, anche quello ad una vita dignitosa. Devono avere voce in quel giorno, sotto i Palazzi di una politica sempre più distante dalla vita reale, le tante forme della precarietà, che attraverso il collegato lavoro e le manovre del ministro Sacconi, dovrebbe essere l'unico triste orizzonte di milioni di persone.

A Montecitorio deve sentirsi chiara la voce di quella parte del paese che non ha diritto alle liquidazioni milionarie dei banchieri, che subisce i tagli del ministro Tremonti, perfetto esecutore delle decisioni di un'Europa che vuole far pagare la crisi a chi lavora e premiare chi vive di rendita e speculazione. In questo paese è tempo di dire basta all'impunità dei potenti, che con le loro cricche di affaristi hanno un'unico obiettivo: arricchirsi. Il 14 dicembre deve diventare il giorno della democrazia vera, quella costruita e difesa dai cittadini e non il simulacro con il quale il governo copre e giustifica l'ingiustizia.

Il 14 dicembre facciamo appello anche a tutto il mondo della cultura, della musica, del cinema, del teatro, dell'arte, colpito dai tagli di Bondi che oltre a tesori inestimabili rischiano di far crollare la vita di centinaia di migliaia di persone che vi lavorano.


Invitiamo sotto a Montecitorio coloro che lavorano nel mondo dell'informazione, costantemente minacciati dall'arroganza di Berlusconi, invitiamo coloro che lottano per il diritto alla casa, costretti a vivere per strada mentre chi governa ha perso il conto delle sue proprietà. E' il tempo dunque che questa italia si faccia sentire, tutta insieme, unita, per dire che il governo Berlusconi non ha nessuna fiducia e deve dimettersi! La caduta dell'esecutivo deve significare anche la caduta di tutte le leggi ingiuste, che privatizzano i beni comuni come l'acqua o che tagliano le risorse da destinare alla società per dirottarle sulle spese di guerra o per grandi opere inutili e dannose.

Il 14 dicembre piazza di Montecitorio toglierà la fiducia, nei fatti e al di là di qualsiasi possibile accordo di palazzo, alle politiche dell'austerity, perchè la crisi devono pagarla coloro che l'hanno provocata, e questo ad esempio tassando le loro rendite finanziarie miliardarie, a favore delle politiche sociali e in difesa di chi lavora e produce ricchezza.

Mobilitiamoci tutti, uniti contro la crisi che vogliono farci pagare, uniti perchè in crisi vada il governo e le sue politiche!

14 dicembre tutti a Montecitorio!

giovedì 2 dicembre 2010

Il CPS Roma alla manifestazione del 30 novembre

Il CPS Roma ha partecipato alla manifestazione studentesca del 30 novembre









mercoledì 1 dicembre 2010

LA VERA CONFERENZA DI GIANFRANCO FINI AL LICEO ORAZIO DI ROMA (vista dagli studenti)

Segnaliamo dalla pagina facebook di una studentessa del liceo Orazio di Roma. A chi pensa o dice che gli studenti sono manovrati, sono inconsapevoli, sono strumentalizzati, le parole di questa studentessa possono far capire quanto si tratta di convinzioni erronee. Una voce che ci spinge ancora una volta a lottare con gli studenti per una scuola pubblica di qualità.


"Vorrei denunciare qui l'accaduto VERGOGNOSO di oggi. Sono una studentessa del Liceo Orazio di Roma. Oggi 6 dicembre 2010 il presidente della camera Gianfranco Fini ha tenuto una conferenza presso la mia scuola, organizzata per una commemorazione dei 150 anni della costituzione italiana. I giornalisti presenti (che tra l’altro, non sarebbero nemmeno dovuti entrare visto che era un’ASSEMBLEA STUDENTESCA, chiusa alla stampa) hanno riportato solo parzialmente ciò che è stato detto con una noncuranza che fa riflettere. Vi riporto dunque qui i punti salienti della conferenza, che ho documentato passo passo, avendo portato all’assemblea il mio computer, per poter fare una ricostruzione COERENTE. Alla cattedra dell’aula magna del liceo il preside Massimo Bonciolini, il rappresentante alla consulta (lo studente che ha spinto per l’organizzazione di tale conferenza) e Fini. Di fronte, un microfono del tg1. Ingenuamente ho pensato che forse le nostre domande sarebbero state riportate da qualche giornalista: un modo per dimostrare come noi stiamo vivendo le proteste, nonostante non siamo nè fuoricorso né frequentanti dei centri sociali; per dimostrare come avere 18 anni e vivere in Italia non significhi essere dei poveri ignoranti nonostante non si abbia un punto di riferimento per la formazione politica. Il presidente Fini ha esordito dicendosi pronto al dialogo e ha dichiarato “più sono cattive le domande, più mi diverto, rendiamo pepata questa giornata!”. Ha poi cominciato a descrivere quali sono i ruoli del Parlamento e la sua importanza dicendo: “Il parlamento è la quintessenza della democrazia, non esiste un governo senza un parlamento funzionante ed efficiente. Se democrazia vuol dire governo del popolo, il parlamento è la sede in cui la volontà popolare è rappresentata.” Segue un breve racconto sulla storia della nascita del diritto di voto. Prosegue: “ Oggi il parlamento è il luogo della massima rappresentanza popolare. Il primo scopo è indirizzare l’azione di governo,il secondo di controllare l’azione di governo, il terzo legiferare e il quarto, un compito aggiunto da poco, accordare la legiferazione nazionale con quella europea.” E ancora: “Siamo una democrazia in cui il ruolo diretto dei cittadini si esplica con il referendum, che però può comportare solo la cancellazione di una legge e non proporla. Oggi si discute molto sulla possibilità di cambiare il sistema. Una democrazia oggi deve essere tanto rappresentativa quanto governante. Il tempismo di una qualsiasi decisione a volte è importante quando la bontà della decisione. “ Questa la parte citata dalla maggioranza dei giornalisti, che io ho scritto con precisione, parola per parola: “Siamo in una fase post-ideologica, non siamo più nell’epoca di scontro fra ideologie. Vi sono idealità e visioni diverse ma siamo in una fase in cui conta molto la credibilità della persona. Oggi si valutano valori, fatti, contenuti ma si scelgono le persone. Si legge spesso sui giornali riguardo polemiche e momenti di tensioni. Non c’è da meravigliarsi, sono fenomeni deprecabili, ma non nuovi. Qualche volta scatta qualche parola di troppo, ma questa è una costante del dibattito parlamentare. Il rispetto però deve essere fondamentale: per le regole e per gli altri. Rispettare le opinioni altrui, il ruolo del parlamento e le regole con cui il parlamento legifera.”

Dopo questo excursus riguardo il Parlamento, il presidente si è dichiarato disponibile al dibattito con gli studenti, dandoci quindi la disponibilità di fare delle domande. Ovviamente noi eravamo tutti ansiosi di ottenere il confronto verbale e, in particolare, di chiedere pareri, delucidazioni e ovviamente provocare in merito alla riforma universitaria. Avendo partecipato come scuola alle varie proteste ed essendo tutti studenti del quinto anno, dunque in procinto di una scelta universitaria, ci sentiamo più che mai chiamati in causa in questo momento di agitazione ed eravamo oggi totalmente motivati ad esprimerci. Purtroppo nel corso delle domande, si è intromessa una consigliera municipale e, a seguire, un altro consigliere del quarto municipio (ovviamente Pdl). Hanno rubato tempo alle nostre domande, introducendo argomenti del tutto estranei al contesto e allo spirito del dibattito con un’arroganza vergognosa, trasformando quello che doveva essere un momento di crescita ma anche di visibilità per noi studenti, sempre più bistrattati, sempre meno ascoltati, in una vetrina di partito. Mi sono appropriata del microfono, interrompendo i due per ricordare che questa era un’assemblea STUDENTESCA e in quanto tale, dedicata al solo intervento degli studenti. Le acque si sono dunque calmate e noi abbiamo proseguito con le nostre domande. Non abbiamo potuto chiedere tutto ciò che volevamo perché ci era stato rubato troppo tempo e il presidente aveva un altro impegno. Con questo resoconto volevo esprimere lo sdegno che mi hanno suscitato quei due personaggi nonché i giornalisti che hanno riportato esclusivamente il loro intervento. I media italiani SONO RIDICOLI. Designano gli studenti come IGNORANTI e FACINOROSI, come se non sapessimo cosa significa essere dei veri studenti. Come possiamo dimostrare chi siamo e quanto valiamo, se non veniamo ascoltati? Come possiamo lottare per il nostro futuro in maniera civile e pacifica, con la cultura ed il dialogo, se non veniamo considerati? Si fa una riforma per gli studenti e non si ascoltano gli studenti. Si parla degli studenti senza vedere tutto ciò che di buono giornalmente viene prodotto, scritto, elaborato dagli studenti. Nessuno legge, nessuno pubblica, nessuno stampa, nessuno ascolta. E allora noi GRIDEREMO e scriveremo ancora di più che questo paese ci sta stretto, che questi episodi ci fanno vergognare ma non ci spengono. I giornalisti non parlano di ciò che abbiamo fatto? Lo faremo noi, scriveremo a tutti e faremo in modo che leggano più persone possibili. Anche se non è il nostro compito, anche se io non sono una giornalista e non so come si fa. Ci tarpano le ali…Ma noi possiamo inventare nuovi modi per volare. Questo doveva essere pubblicato da tutti i giornalisti che hanno documentato la conferenza. Questo: per dimostrare che non siamo ignoranti, che non accettiamo passivamente quest’Italia qui, schifosa. Che vogliamo un futuro e stiamo facendo di tutto per ottenerlo. Ma d’altronde il microfono del tg1 è stato levato proprio dopo che i due consiglieri avevano detto la loro. La dichiarazione che volevano l’avevano ottenuta. E di ciò che avevano da dire gli studenti, in fondo…poco importa.

(V. S., Liceo Classico Orazio)

sabato 27 novembre 2010

Il CPS Roma alla manifestazione del 27 novembre

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/27/foto/studenti_cgil-9568673/2/

Eccoci nella foto di Repubblica al corteo nazionale del 27 novembre.

Prossimo appuntamento Martedì 30 Novembre a piazza navona davanti al Senato della Repubblica
30 novembre 2010 – ore 17:

Contrastiamo questa svendita della scuola!
Mentre in Parlamento e nei media si discute della crisi di Berlusconi, il Governo con la solita arroganza ha presentato una legge di stabilità (finanziaria) che limita il diritto allo studio e continua a favorire la scuola parificata a danno di quella statale attraverso:
• una drastica riduzione del contributo per i libri di testo
• una circolare ministeriale nella quale si obbligano i dirigenti scolastici e tutto il personale a non
esercitare critiche nei confronti del ministero
• un nuovo finanziamento di duecentoquarantacinque milioni di euro per le scuole parificate
– dopo che nella scuola pubblica sono stati tagliati 8 miliardi di euro
L'obiettivo è chiaro: abbassare il livello della scuola pubblica mettendola in competizione con quella privata. La scuola perderà in questo modo la funzione che la Costituzione le assegna: rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.
Il Coordinamento dei Precari della Scuola di Roma denuncia l'ennesimo passo indietro fatto dallo Stato nel perseguire le finalità formative universali dell'istruzione a favore di una logica lobbistica per cui a fronte delle pressioni dei poteri forti vengono immediatamente messe a disposizioni ingenti somme di denaro pubblico a scapito degli interessi di tutti i cittadini.
✔ Rivendichiamo lo spirito della Costituzione repubblicana per cui l'istruzione privata può essere
esercitata solo senza oneri per lo Stato
✔ Ribadiamo la nostra decisa indignazione per l'ennesima scelta di garantire finanziamenti pubblici alle scuole parificate, in particolare in un momento in cui la scuola statale sta subendo il più feroce attacco della storia repubblicana
✔ Invitiamo tutte le componenti della scuola a condividere con noi questo sentimento d'indignazione, a presentare mozioni in tutte le sedi possibili (collegi docenti, assemblee sindacali, assemblee studentesche...)
Invitiamo a costruire e a partecipare alle iniziative pubbliche su tutto il territorio che denuncino questa vergognosa operazione di consapevole impoverimento dell'istruzione pubblica mentre si finanziano le scuole private

Invitiamo tutte e tutti a partecipare al
PRESIDIO in piazza Navona
davanti al Senato della Repubblica
30 novembre 2010 – ore 17

martedì 16 novembre 2010

17 novembre manifestazione studentesca: aderisce il CPS Roma

Domani 17 novembre manifestazione studentesca a cui parteciperemo come precari e docenti
RICORDIAMO CHE I DOCENTI POSSONO USUFRUIRE DELLO SCIOPERO USI E SISA DI TUTTA LA GIORNATA
Il 17 Novembre del 1939 gli occupanti nazisti uccisero 9 studenti all'Università di Praga e i loro insegnanti. Il 17 Novembre del 1973 un carro armato abbattè il politecnico di Atene per reprimere la rivolta studentesca contro la dittatura militare.

Il 17 Novembre 1989 in Cecoslovacchia la commemorazione del '39 divenne l'inizio della rivolta contro il regime.

Quest'anno la giornata di mobilitazione assume una chiara connotazione contro i tagli alla scuola, università e ricerca, che gli studenti percepiscono come un taglio che pesa sul loro futuro.

Come insegnanti gli saremo accanto nella difesa del valore costituzionale della scuola e dell'istruzione.
Come precari condividiamo e viviamo già sulla nostra pelle il taglio di prospettive e di futuro.

MEGLIO IN PIAZZA CON GLI STUDENTI CHE A SCUOLA SENZA STUDENTI!

appuntamento a Piazza della Repubblica alle ore 9.30

di fronte alla chiesa di Santa Maria degli Angeli.