sabato 10 marzo 2012

Sui fatti del 9 Marzo


Le ultime settimane hanno visto importanti iniziative volte a riaffermare il
protagonismo di cittadini e lavoratori sui processi in atto nel paese, attuati
da un governo che, sotto la veste perbenista dei tecnici, persegue politiche di
classe a tutto vantaggio dei poteri forti e della finanza.
I movimenti no TAV hanno ribadito una idea di bene comune determinato dal
basso, contrario alla speculazione di chi vuole arraffare risorse pubbliche a
danno dei territori e distogliendole da dove effettivamente servono.
Lavoratori e sindacati hanno dichiarato il loro no all’annullamento dei
diritti e alla crescente precarizzazione previsti dalla riforma del mercato del
lavoro.
Anche noi precari della scuola abbiamo consegnato al ministro l’agenda delle
nostre priorità, che non sono quelle di un concorso senza posti, bensì un serio
piano di assunzioni e di rifinanziamento della scuola pubblica: altro che risorse ricavate
dalla birra e dal lotto!

Denunciamo pertanto i due gravi episodi che ieri hanno voluto colpire queste
iniziative di costruzione democratica di un modello alternativo a quello del
governo. L’arresto di Paolo Di Vetta e alcuni attivisti dei movimenti per la
casa, che rivendicavano al CIPE la destinazione delle risorse investite per la
TAV a veri beni comuni come casa, scuola e lavoro; l’aggressione subita, ad
opera di fascisti, da un gruppo di studenti che organizzava un picchetto
davanti al Liceo Righi in occasione dello sciopero dei lavoratori
metalmeccanici.

Esprimiamo a Paolo e gli altri arrestati, nonché agli studenti aggrediti, la
nostra solidarietà, ribadendo il nostro impegno per l’esercizio attivo di una
opposizione sociale in difesa dei beni comuni e contro ogni azione repressiva.

Coordinamento Precari Scuola Roma
movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

Coordinamento dei Precari della Scuola di Roma

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domenica 26 febbraio 2012

I precari della scuola di nuovo in piazza

Si è svolta nel pomeriggio di venerdì 24 febbraio, davanti alla sede del MIUR a Roma una manifestazione promossa dai precari della scuola uniti contro i tagli. L’iniziativa, nata da un’assemblea generale tenutasi il 15 gennaio, ha avuto carattere nazionale su base territoriale. Analoghe manifestazioni si sono tenute infatti in altre città come Napoli, Milano, Ravenna. Hanno aderito all’iniziativa anche la Flc-Cgil, l'Usb Pubblico Impiego e l'Usi.

I lavoratori della scuola “on the road”, come recita uno dei “cartelloni-libri” con i quali, riprendendo titoli di famose opere della letteratura, hanno ironizzato contro situazioni e personaggi del governo e della scena politica, sono stati ricevuti in delegazione da esponenti del Ministero e dal Sottosegretario Rossi Doria.

È stata consegnata una lettera/documento con le rivendicazioni dei precari che presenta, tra i punti principali: il ritiro dei tagli alla scuola operati soprattutto a partire dalla Finanziaria 133 del 2008; il No all’ipotesi di concorso fino a che non saranno assunte le migliaia di precari presenti nelle graduatorie che, lavorando anche da anni nel mondo della scuola, attendono di essere stabilizzati; la difesa dell’utilizzo delle graduatorie come unica forma di reclutamento; lo sblocco del turn-over; un serio piano di rifinanziamento della scuola pubblica. Nell’incontro avvenuto il Sottosegretario si è fatto carico di riferire al Ministro le richieste dei precari; l’atteggiamento comunque è stato di generale chiusura, dal momento che sulle questioni fondamentali come i tagli, il rifinanziamento, l’ipotesi di concorso quale canale di reclutamento, il Ministro e il Governo intendono andare dritti per la loro strada e portare avanti le intenzioni già dichiarate. C’è da sottolineare, però, un dato importante: l’incontro di venerdì ha significato un riconoscimento di fatto della componente dei precari che sembrava essere stata totalmente ignorata dall’attuale governo. I precari hanno richiesto fortemente la presenza di una loro rappresentanza ai futuri tavoli di lavoro.

Guarda le foto della manifestazione a Roma:

https://picasaweb.google.com/102201581428039287311/Presidio24Febbraio2012?authuser=0&feat=directlink

Guarda il video dal sito dell'Ansa:

http://ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2012/02/24/visualizza_new.html_104142167.html


venerdì 17 febbraio 2012

I precari della scuola di nuovo in piazza il 24 febbraio


Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma a viale Trastevere non si respira aria di novità e non si intravede alcuna inversione di rotta che miri ad una seria politica di investimenti finalizzata alla riqualificazione di tutto il settore dell’Istruzione Pubblica. La Scuola Pubblica Statale Italiana da anni versa infatti in condizioni di estrema difficoltà a causa delle miopi e dissennate politiche scolastiche dei precedenti governi ed in particolare dei provvedimenti legislativi dell’ultimo governo Berlusconi, rispondenti essenzialmente a logiche di carattere economico che hanno portato dal 2008 al taglio di 150.000 lavoratori tra docenti ed Ata .
Situazione particolarmente delicata e perciò degna di una riflessione lucida e ragionata da parte del neoministro Profumo e del suo staff, ma del tutto disattesa come si evince dalle repentine e fumose dichiarazioni  dello stesso e dai primi provvedimenti intrapresi, in linea con le scelte economiche del nuovo governo tecnico, destinate ad aggravare la situazione già caotica della scuola pubblica. Il ministro Profumo infatti, lungi dal proporre un necessario rifinanziamento ed il ritiro dei tagli frutto della riforma Gelmini, ha invece ventilato, “per dare spazio ai giovani”, l’idea di un concorso per un numero esiguo di posti, reso ulteriormente modesto dall’aumento dell’età pensionabile; modalità di reclutamento che tra l’altro pone attualmente in discussione i diritti acquisiti dai precari presenti nelle graduatorie ad esaurimento e di quanti lavorano nella scuola pubblica da anni. L'attuale governo ha inoltre proposto, nel “decreto Semplificazioni”, il potenziamento dell’autonomia scolastica attraverso la creazione di reti territoriali di scuole e la definizione di un organico di rete,  provvedimenti allarmanti che, in linea con il progetto di Legge Aprea, sembrano prefigurare la chiamata diretta dei presidi, primo passo verso la privatizzazione della scuola pubblica. Chiamata diretta che rischia di diventare una inaccettabile realtà in Lombardia, dove la proposta di legge presentata dal presidente Formigoni, prevede espressamente che “a partire dall'a.s. 2012/2013  le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi al fine di reclutare personale docente necessario a svolgere le attività didattiche annuali” e che “è ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola che conosca e condivida il progetto e il patto per lo sviluppo professionale, che costituiscono parte integrante del bando di concorso di ciascun istituto scolastico”. Progetto di carattere regionale che tuttavia non può non rimandare direttamente al più generale “profumo” di aziendalizzazione annusato fin dai primi interventi pubblici del Ministro e dai provvedimenti economici del nuovo Governo tecnico.
Di fronte a tali dichiarazioni e proposte, i lavoratori del Coordinamento dei precari della Scuola e di altre variegate realtà, riunitisi in un’assemblea nazionale molto partecipata a Roma il 15 gennaio scorso, rilanciano la lotta in difesa della Scuola Pubblica Statale in quanto bene comune e prima ed imprescindibile garanzia di reale democrazia.
I precari della Scuola scenderanno in piazza il 24 febbraio per una manifestazione di carattere nazionale su base territoriale: a Roma, dove consegneranno al Ministro Profumo la lettera/documento realizzata dall'assemblea nazionale del 15 gennaio; a Napoli, Milano, Ravenna, Pisa, Foggia, Bari, Oristano, Latina, tutti decisi e uniti per dire BASTA ai tagli e alle false promesse; NO al concorso finché tutti i precari non verranno assunti; NO alla chiamata diretta dei presidi e all’aziendalizzazione e alla privatizzazione del  sistema d’istruzione statale; e per PRETENDERE, ancora una volta, un serio piano di RIFINANZIAMENTO che restituisca  le risorse tagliate dalla finanziaria 133 del 2008; l’immediato sblocco del turn over e l’assunzione di tutti i precari; l’utilizzo delle graduatorie come unico sistema di reclutamento; l’annullamento della distinzione tra organico di fatto e di diritto; la restituzione dello scatto stipendiale per i neoassunti ed il rinnovo del contratto di lavoro.



Coordinamento dei Precari della Scuola di Roma

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domenica 22 gennaio 2012

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA

DOCUMENTO ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 15 GENNAIO 2012


Da anni, ormai, la scuola statale subisce i pesantissimi contraccolpi di una dissennata politica, che si è tradotta in tagli selvaggi al personale docente ed ATA e in operazioni dilettantesche di “riordino” dei tempi e dei percorsi formativi, che hanno invece gettato le scuole nel caos e nell’ingestibilità.

Questi interventi mutilanti, pretenziosamente definiti “riforme” e dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato (sentenza n. 4535-07-2011) sono stati dettati esclusivamente dalla esigenza di fare cassa su un settore scelleratamente considerato improduttivo, in controtendenza rispetto a tutti gli altri paesi europei, che proprio in ragione della crisi hanno incrementato gli investimenti nel campo dell’istruzione e della ricerca.

Dalla scuola dell’infanzia all’università, la mannaia dei tagli ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro e tolto ai precari, docenti e ricercatori, ogni speranza di stabilizzazione, bloccando le assunzioni già previste e prefigurando per tutti i lavoratori della conoscenza un destino di sfruttamento e di progressiva sottrazione di diritti e autonomia, maldestramente e squallidamente giustificato come “dovuta” punizione da infliggersi ai docenti “immeritevoli”, quelli, cioè, non allineati all’inaccettabile programma governativo, vòlto a uniformare le dinamiche scolastiche e quelle dell’azienda e, quindi, a mutuarne i rapporti gerarchici e i modelli di relazione liberticidi.


A fronte di ciò, i docenti e i lavoratori precari della scuola ribadiscono preliminarmente e programmaticamente la loro ferma contrarietà ad ogni ipotesi di “aziendalizzazione” della scuola e il netto, sdegnoso rifiuto di ogni procedura di valutazione basata su indici quali “l’accountability” o la “customer satisfaction” (paradigmatici, in tal senso sono i test “Invalsi”), cui condizionare l’erogazione delle risorse economiche, in quanto essi sono del tutto incompatibili con il peculiare ruolo rivestito dal processo di acculturazione e di formazione dei cittadini.


I precari della scuola riuniti in questa assemblea, molti dei quali delegati di associazioni o di coordinamenti sorti spontaneamente ed autonomamente sul territorio nazionale, ritengono invece imprescindibile e necessario investire nella scuola statale, perché nessun paese sollecito verso il proprio futuro può permettersi di pagare il debito pubblico azzerando l’istruzione. Sostengono, perciò, che le politiche scolastiche e la determinazione degli organici debbano essere svincolate dal beneplacito del Ministero dell'Economia, che la legge 449/97 debba essere abrogata e che vada abolita la speciosa distinzione tra organico “di fatto” e organico di “diritto”.

Ritengono urgente, inoltre, l’avvio immediato di un piano di investimenti compensativi dei tagli effettuati con la legge 133/08 (9 miliardi di euro sottratti alla scuola), senza il quale ogni discorso sulla “qualità” diventa pura demagogia. Ritiro dei tagli e rifinanziamento della scuola pubblica sono interventi che devono avere assoluta priorità, se davvero vogliamo una scuola di qualità!


Gli stessi precari si dichiarano, poi, assolutamente contrari all’ipotesi - recentemente ventilata - di bandire nuovi concorsi, anzitutto in considerazione del fatto che dal 2008 ad oggi hanno perso il lavoro 150.000 tra docenti ed ATA e che sono oltre 200.000 i precari, abilitati con procedure concorsuali, con specializzazioni acquisite e competenze testate sul campo, inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e in quelle di Istituto; il che, unitamente al previsto aumento dell’età pensionabile, rende del tutto insensata l’idea di attivare una procedura di selezione di ulteriore personale; in secondo luogo, in quanto essi rifiutano la logica sottesa al concorso, una modalità di accertamento delle conoscenze e delle competenze professionali manchevole e sperequatoria, suscettibile di sortire esiti fortunosi e capace di alimentare infinite controversie giudiziarie.

Allo stesso modo, sono contrari ad ogni sistema di reclutamento che favorisca clientelismo e corruzione e che azzeri la libertà di insegnamento sancita dagli artt. 32 e 33 della Costituzione, quali la “chiamata diretta” da parte dei dirigenti scolastici e i concorsi banditi da singole scuole o reti di scuole. Il solo sistema di reclutamento trasparente e meritocratico è quello offerto dalle Graduatorie ad esaurimento, cui accedere in base ai titoli maturati e al servizio svolto.

Tali Graduatorie vanno preservate e rispettate senza defezioni o eccezioni e soltanto da esse si deve attingere per immettere in ruolo, su tutti i posti che essi coprono da anni, i tanti precari oggi sfruttati, anche in ottemperanza alla direttiva europea che prevede la loro assunzione dopo tre anni di servizio.

Perché ciò sia effettivamente possibile, sono fondamentali il ripristino dell’organico antecedente alla legge 133/08 e lo sblocco del turn over, accompagnato dalla copertura al 100% delle cattedre rese vacanti dai pensionamenti, onde garantire continuità e, di conseguenza, alta qualità alla formazione. Si postulano, altresì, il rispetto delle norme sulla sicurezza scolastica e l’applicazione della sentenza n. 3512 del Consiglio di Stato (emanata il 16 giugno 2011), la quale prescrive che tutte le classi siano composte da un numero massimo di 25 alunni e che quelle in cui vi siano studenti diversamente abili, invece, non superino i 20.

Proprio per la tutela e la reale integrazione degli alunni diversamente abili occorre in primo luogo attribuire le ore di sostegno secondo le esigenze reali degli studenti con disabilità; in secondo luogo, per garantire la continuità educativo relazionale, immettere in ruolo, in ogni ordine e grado di scuola, il personale precario specializzato sul sostegno, qualificato a quel ruolo, e non 'riconvertire' personale in esubero privo di competenze adeguate.


L’accesso alle Graduatorie ad esaurimento va consentito anche ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, Strumento Musicale e Cobaslid, il cui titolo è abilitante ed ha valore concorsuale. Costoro, infatti, sono rimasti in una condizione di sospensione a causa del vuoto legislativo che si è prodotto, riguardo alla loro posizione, nell’ormai lontano 2006.

Sempre ai fini dell’inserimento nelle Graduatorie viene richiesto l’accesso diretto ad un percorso abilitante anche dagli insegnanti che hanno maturato almeno 360 giorni di servizio nella scuola statale. Tutto ciò va nella direzione dell’equiparazione giuridica e fattuale dei docenti precari e di ruolo, attualmente uguali nei doveri ma non nei diritti, in contrasto con lo spirito che permea il Contratto Nazionale del Lavoro.


La scuola è l’istituzione che ha unificato il paese, che dal dopoguerra in poi ha garantito la mobilità sociale e che garantisce a ciascuno la possibilità di estrinsecare il proprio potenziale e di contribuire al progresso sociale e civile secondo le proprie attitudini e i propri carismi.

La scuola, come l’acqua, è un bene comune non alienabile né scorporabile; è un luogo di confronto e di crescita intellettuale e morale per docenti, studenti e genitori; non può e non deve soggiacere alle logiche e alle speculazioni del mercato!

I docenti e i lavoratori della scuola continueranno a difenderla con ogni mezzo e ad ogni costo! Ai partiti che hanno operato o avallato i tagli e che ora vorrebbero perfino ridurre gli anni di permanenza nella scuola; ai governi miopi che dissipano il più grande patrimonio del paese e a tutti quelli che hanno barattato il futuro d’Italia con meschini privilegi, diciamo: GIU' LE MANI DALLA SCUOLA!



https://www.facebook.com/#!/groups/precari.uniti/

mercoledì 28 dicembre 2011






Al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca





Al Presidente del Consiglio dei Ministri





Alle forze politiche e sindacali






Siamo lavoratori e lavoratrici precari della scuola, insegnanti e personale ATA, da anni impegnati nelle lotte in difesa della scuola pubblica, a danno della quale il precedente governo ha operato un pesantissimo piano di tagli e una serie di riforme che hanno determinato un impoverimento generalizzato dell’offerta formativa del nostro sistema di istruzione, dalla scuola dell’infanzia all’università.

La scuola pubblica oggi, a causa di queste miopi politiche scolastiche, dettate da criteri economici, è stata gettata in una condizione di permanente ingestibilità, arginata esclusivamente dall’impegno e dalla dedizione di chi in essa opera. Ecco la situazione di degrado causata dai provvedimenti del governo Berlusconi: diminuzione indiscriminata del tempo scuola, sacrificando la didattica modulare alla primaria e realizzando accorpamenti disciplinari antididattici nella secondaria; smembramenti di classi intermedie e aule sovraffollate a scapito della sicurezza e dell’efficacia degli interventi didattici; riconduzione forzata di tutte le cattedre a 18 ore, con conseguente impossibilità di garantire la continuità didattica e la copertura delle assenze improvvise dei docenti; difficoltà nell’assicurare la sorveglianza nei plessi scolastici e nell’espletare le ordinarie mansioni amministrative a causa della carenza di personale ATA.
La conseguenza più drammatica dei tagli è stata la progressiva estromissione dalla scuola di circa 130.000 unità, tra docenti e ATA. Teniamo a sottolineare che gli insegnanti precari sono stati selezionati attraverso prove concorsuali e la frequenza di Scuole di Specializzazione biennali a numero chiuso e hanno per anni garantito, grazie alla loro professionalità, il funzionamento del nostro sistema di istruzione, accumulando in tal modo un bagaglio di esperienza che non deve essere disperso.
Non possiamo accettare che gli anni di studio, i sacrifici sostenuti e le scelte di vita effettuate anche in termini di perdita di chance lavorative vengano vanificati in ossequio a scelte politiche i cui risultati sono l’impoverimento culturale delle future generazioni e la mortificazione della professionalità dei lavoratori del settore scolastico.




In questi ultimi anni di lotte e mobilitazioni abbiamo ricevuto la dichiarazione di impegno di alcune forze sindacali e politiche di opposizione al governo Berlusconi. A queste forze chiediamo una presa di posizione rispetto alle manovre già presentate.



Al Governo esprimiamo la nostra preoccupazione circa i provvedimenti presi a dispetto dei principi proclamati. Riteniamo che equità non sia finanziare le spese militari e non colpire l'evasione fiscale, ma investire su scuola, università e ricerca. Se l'obiettivo è la crescita, perché la percentuale di PIL destinato all'istruzione e ricerca passerà dal 4,2 % del 2010 al 3,7 entro il 2015, a fronte di una media europea superiore al 6? Se si vuole ridurre la spesa, perché non intervenire sul precariato che costituisce per l'amministrazione pubblica un onere maggiore rispetto al lavoro a tempo indeterminato? Ci si lamenta dell'età elevata dei docenti e si dice di voler valorizzare i giovani: non ci sembra che l'innalzamento dell'età pensionabile e dell'aumento dell'età contributiva favorisca l'ingresso di nuovi insegnanti e che avvicini l'età degli studenti a quella dei docenti.



Chiediamo che finalmente si operi un’inversione di rotta e venga intrapresa una attività di riqualificazione di tutto il nostro sistema di istruzione partendo dalle seguenti priorità:




1) Individuazione di un piano straordinario di finanziamenti alla scuola pubblica statale che risponda esclusivamente alle esigenze didattiche delle scuole e che consenta a tutto il personale e agli studenti di operare in un ambiente funzionale e sicuro.




2) Stabilizzazione in tempi brevi del personale precario della scuola nel rispetto delle norme europee che prevedono la trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato dopo tre anni di servizio. È evidente che la precarietà degli insegnanti è la causa principale dell'assenza della continuità didattica, condizione imprescindibile per la qualità dell'apprendimento.



3) L’inserimento dei neo-abilitati, attraverso i nuovi percorsi abilitanti (TFA) o il possesso dei requisiti di servizio necessari, deve avvenire all’interno delle graduatorie ad esaurimento attualmente vigenti, in modo da rispondere alle legittime aspirazioni delle nuove generazioni di insegnanti senza al contempo creare un doppio canale di reclutamento.




4) Netto rifiuto della proposta recentemente avanzata dal Ministro di bandire un concorso a cattedre, in quanto: l’eventuale numero di posti è irrisorio se paragonato a quello degli aspiranti considerando l’aumento dell’età pensionabile e l’effetto dei tagli e della “riforma” Gelmini; in secondo luogo il concorso, date le attuali condizioni, mette in discussione le abilitazioni variamente conseguite con prove selettive, che devono già di per sé dare accesso all’immissione in ruolo; casi emblematici sono quello degli abilitati SSIS, che hanno sostenuto prove di accesso a numero chiuso e programmato, frequentato corsi biennali con esami in itinere e un esame di stato finale, e quello dei vincitori di concorso che sarebbero sottoposti ad un’ennesima prova concorsuale.




5) Abolizione della norma che riconduce obbligatoriamente tutte le cattedre nella scuola secondaria a 18 ore settimanali e determinazione dell'orario nello scrupoloso rispetto di quanto previsto dal contratto nazionale. Riordino delle classi di concorso nel rispetto delle specificità professionali dei docenti e non come strumento per ricollocare il personale in esubero.




5) Rifiuto di uno strumento di valutazione di insegnanti e scuole come i test INVALSI che, non tenendo conto dell'impoverimento complessivo della scuola prodotto dalle manovre degli ultimi anni, hanno in realtà il fine di mascherare i tagli come finanziamenti a chi è apparentemente meritevole, mentre sono un ulteriore strumento di riduzione delle risorse e metodologicamente restringono la complessità del sapere a veri e propri quiz. Siamo dell’opinione che gli istituti i cui studenti mostrano difficoltà nell’apprendimento non vadano impoveriti, ma al contrario debbano essere sostenuti con risorse economiche ed umane.




6) Rifiuto del piano di dimensionamento delle scuole che, accorpando diversi plessi scolastici, riduce il numero del personale ATA, limita fortemente la presenza dei dirigenti nei diversi istituti, sminuisce il ruolo degli organi collegiali, creando in tal modo una situazione di caos gestionale che inevitabilmente ricade anche su studenti e famiglie.




Invitiamo tutte le componenti della scuola a sostenerne con forza la difesa.




Alle forze politiche e al Ministro ribadiamo che continueremo a rivendicare con la massima determinazione una lotta che riteniamo imprescindibile, consapevoli del fatto che senza l'attuazione di un profondo piano di finanziamento dell'istruzione pubblica statale, non c'è alcuna possibilità di rimediare al degrado in cui versa attualmente la scuola.

Coordinamento precari scuola-Roma 28/12/2011

martedì 6 dicembre 2011

DOCUMENTO ASSEMBLEA PUBBLICA DELLA SCUOLA 1 DICEMBRE

DOCUMENTO ASSEMBLEA PUBBLICA DELLA SCUOLA 1 DICEMBRE

L’assemblea odierna, partendo da una analisi della situazione della scuola e più in generale delle condizioni politiche del paese, ha formulato un piano di rilancio delle lotte a difesa del sistema della formazione in Italia.

Gli interventi che si sono succeduti hanno evidenziato come il nuovo governo presieduto da Monti, nonostante le aspettative che su di esso da più parti si sono levate, partendo dal presupposto della necessità del risanamento del rapporto PIL / debito pubblico si fondi su di un programma che prevede per la scuola un ulteriore impoverimento di risorse finanziarie e umane e l’avviamento a meccanismi di privatizzazione. Questo spiega la convergente denigrazione della professionalità degli insegnanti, di cui per altro viene deprecata l’elevata età media mentre le riforme ne innalzano l’età pensionabile.

Di fronte a tale quadro è necessario anzitutto chiedere e sfidare il governo sul rifinanziamento della scuola pubblica e il ritiro delle misure che l’hanno colpita nelle risorse economiche e nella organizzazione didattica, (riforma delle superiori, riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore…). Tale rifinanziamento non può certo avvenire sulla base dei test INVALSI, secondo un modello che, volendo ridurre la complessità del fatto culturale, aspira a mascherare i tagli sotto la veste del premio a chi piega a quel modello la crescita globale degli alunni. L’investimento nella formazione è una via di uscita dalla crisi che non premia chi l’ha prodotta ed è il presupposto imprescindibile della crescita, senza il quale i nuovi sistemi di formazione e reclutamento dei docenti non farebbero che creare altro precariato. Si deve invece ridare qualità alla scuola con un piano di assunzione dei precari, consentendo l’inserimento dei nuovi abilitati nelle graduatorie esistenti, ciascuno con il proprio punteggio e nel rifiuto assoluto di un doppio canale di reclutamento. È questo il piano su cui le lotte dei precari si connettono con quelle degli studenti di oggi, docenti di domani. Anche perché è dimostrato che il precariato è per lo stato un onere maggiore, mentre continua ad esserlo, contro il dettato costituzionale, il finanziamento alle private. Alla scuola pubblica si deve restituire qualità; ai lavoratori, insegnanti e ATA, quanto è stabilito dal CCNL, con una politica salariale che non renda indispensabili gli straordinari e il lavoro in condizioni usuranti; a chi opera come AEC o assistente alla comunicazione la possibilità di essere assunto e non lavorare nel sistema delle esternalizzazioni.

Su tale terreno è necessario che le forze politiche e sindacali, che ora si destreggiano in equilibrismi circa le misure che vengono annunciate, siano costrette, in incontri con i lavoratori, ad esprimere in maniera chiara la loro posizione, tante volte sbandierata negli anni scorsi come sostegno alle lotte dei precari e alla difesa della scuola, ma non confermata dalla fiducia incondizionata per ora data al governo.

A questo proposito una commissione lavorerà alla redazione di un documento che, tenendo conto del lavoro già svolto dalle varie organizzazioni in questo periodo, costituisca la base di una lettera in cui tutti si possano riconoscere. È fondamentale infatti che la risposta data al nuovo ministro sia unitaria e basata sulla più larga convergenza. Essa verrà consegnata in un SIT IN al MIUR dopo il periodo natalizio. Vengono individuati i seguenti punti base:

- rifinanziamento della scuola sulla base del reale fabbisogno;

- piano straordinario di assunzioni;

- no al doppio canale per i nuovi abilitati;

- rifiuto dei test INVALSI come criterio di finanziamenti premio;

- no all’innalzamento dell’età pensionabile.

Si rivolge pertanto un

APPELLO

a tutti i precari e alle organizzazioni che li rappresentano perché partecipino unitariamente alla lotta, sulla base di una piattaforma che contenga i punti emersi nel corso dell’assemblea.

Viene inoltre portato avanti a livello locale, con un incontro prima di Natale, il lavoro già avviato della richiesta di un osservatorio interno al provveditorato di Roma, in cui i precari possano controllare che non avvengano nelle convocazioni quelle irregolarità che sono inscindibilmente connesse ai tagli.

Si accolgono infine l’ iniziativa del 6 dicembre degli studenti universitari e quella del 16 sulla insicurezza nelle scuole.

L’ASSEMBLEA DECIDE DI RICONVOCARSI PER L’APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO IL GIORNO 7 DICEMBRE ALLE ORE 15,00

mercoledì 30 novembre 2011

SENZA LA SCUOLA NESSUNO SVILUPPO! ASSEMBLEA PUBBLICA 1 DICEMBRE

Giovedì 1 Dicembre h.17 c/o “ITIS Galileo Galilei” Via Conte Verde 51 (Rm)

ASSEMBLEA PUBBLICA DELLA SCUOLA

Dopo anni di tagli indiscriminati all’istruzione pubblica e di finanziamenti crescenti agli istituti privati, che gravano pesantemente sulla qualità della didattica e sul lavoro di ogni insegnante attraverso la riduzione del personale e delle risorse, la BCE chiede all’Italia di continuare sulla stessa strada seguendo criteri di discriminazione discutibili e arbitrari quali i famigerati test INVALSI. Ancora una volta si desidera far pagare alla scuola il prezzo della crisi, invece di rafforzare il sistema della formazione pubblica e della ricerca per combatterla più efficacemente. Il nuovo ed auspicato sistema di formazione del personale docente (Laurea Magistrale e TFA) rischia di partire con i peggiori auspici tra ritardi e inadempienze a discapito dei nuovi corsisti e di suscitare aspettative illusorie alimentando il precariato scolastico in assenza di una politica di assunzioni e di nuovi investimenti. L’adozione di un sistema di reclutamento basato sul doppio canale rischierebbe di introdurre disparità finalizzate a dividere il fronte del precariato al fine di indebolirlo ulteriormente.

PER CONTRASTARE QUESTI DISEGNI INVITIAMO TUTTE LE COMPONENTI DELLA SCUOLA AD UN MOMENTO DI RIFLESSIONE COMUNE E DI RILANCIO DELLA LOTTA RIVOLGENDOCI AD INSEGNANTI PRECARI E DI RUOLO, STUDENTI MEDI E UNIVERSITARI, PERSONALE ATA E GENITORI.

CPS-Roma: http://cps-roma.blogspot.com movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

domenica 9 ottobre 2011

15 Ottobre 2011 Roma- IN PIAZZA PER IL CAMBIAMENTO GLOBALE

PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA

ORE 14, CORTEO da piazza REPUBBLICA a piazza S. GIOVANNI


Appuntamento per la scuola del CPS -Roma a piazza dei cinquecento sotto il museo nazionale romano (immagine del pugilatore)

15 OTTOBRE 2011. MILIONI DI PERSONE IN PIAZZA IN TUTTO IL MONDO PER FAR PAGARE LA CRISI AI PADRONI

Viviamo il tempo della precarietà del lavoro e dell’esistenza, di pesanti tagli a salari, beni e servizi, causati dalla volontà padronale e governativa di far pagare la crisi ai lavoratori e ai ceti popolari.

Questa crisi a carattere globale, dovuta all’indebito arricchimento e speculazione del sistema bancario-finanziario, sta diventando permanente, costringendo intere popolazioni a subirne le conseguenze.

Abbiamo sotto gli occhi la Grecia, costretta al rientro dal debito al prezzo drastico di decine di migliaia di licenziamenti, della riduzione del 25% de salari e pensioni, della vendita ai privati di beni e servizi (reti idriche, elettriche, telefoniche, gas, porti, aeroporti, autostrade, sanità e università).

Anche l’Italia è sotto tiro e se non ci muoviamo subito, sarà ancora peggio.

Governo e padronato, sistema dei partiti e sindacati concertativi, sono parte del problema: con alcuni distinguo, sono d’accordo a far pagare il debito capitalistico ai lavoratori, ai pensionati, alla popolazione.

ORGANIZZAZIAMOCI PER NON PAGARE IL DEBITO

PER VIVERE DIGNITOSAMENTE

PER NON ESSERE RIDOTTI A NON MANGIARE E NON CURARSI PER PAGARE AUMENTI, BOLLETTE,TICKET, TASSE, MULTE

SABATO 15 OTTOBRE 2011 IN TUTTO IL MONDO

MILIONI DI PERSONE SCENDERANNO IN PIAZZA a NEW YORK, LOS ANGELES, BUENOS AIRES, OTTAWA, CITTÀ del MEXICO, LONDRA, PARIGI, MADRID, ATENE, AMSTERDAM, OSLO, BERNA, PRAGA, ROMA, TUNISI, IL CAIRO, CALCUTTA, CITTÀ DEL CAPO …


Per contribuire orizzontalemte alle idee del movimento internazionale si può scrivere su http://titanpad.com/15october


Info trasporti da tutta Italia: http://15ottobre.wordpress.com/trasporti-15-ottobre-2011/










sabato 8 ottobre 2011

IL 12 OTTOBRE ROMA BENE COMUNE


IL 12 OTTOBRE ROMA BENE COMUNE RICONSEGNA AL MITTENTE LA MISSIVA DI TRICHET E DRAGHI.

Roma Bene Comune si da appuntamento davanti al palazzo delle Esposizioni mercoledì 12 per contestare il convegno internazionale 'L'Italia e l'economia mondiale, 1861-2011' al quale parteciperanno il Presidente della Repubblica Napolitano e il Presidente della Banca d'Italia Draghi.

L'appuntamento è alle ore 15.00 in via Nazionale 194 per restituire al mittente la lettera firmata da Draghi insieme a Trichet e contestare la manovra finanziaria dettata dalla BCE.Per il diritto all'insolvenza, costruiamo uno spezzone unitario il 15 ottobre 'Noi il debito non lo paghiamo'. Da Wallstreet a Madrid, da Atene a Roma a casa non si torna!Roma Bene Comune.

venerdì 7 ottobre 2011

Il CPS Roma ottiene osservatorio sulla gestione delle supplenze

REPORT 7 OTTOBRE
Il 7 ottobre, giorno dello sciopero della scuola e della manifestazione degli studenti, un gruppo di docenti del Coordinamento Precari Scuola, avendo indetto un sit-in presso il CSA di Roma per il pomeriggio, è entrato in mattinata negli uffici per avere un pre-incontro con il Dirigente dell’USR, Dott.ssa Novelli. Infatti una delle proposte dell’assemblea del 30 settembre era stata chiedere ai responsabili un incontro pubblico sul caos prodotto nel corso delle procedure di reclutamento. La Dirigente ha rifiutato questo incontro in qualsiasi forma, anche quella di un’assemblea nel vicino istituto Galilei, da lai ammessa come possibilità all’inizio del colloquio; successivamente è stato detto che si voleva evitare una situazione alla “De Filippi”. I docenti, dopo aver esposto la gravità della situazione determinata a livello legislativo, hanno evidenziato le responsabilità dirette del Provveditorato e richiesto anche l’istituzione di un Osservatorio sulla legalità delle convocazioni. La Dirigente su questo punto non ha opposto una chiusura netta, ma i docenti hanno voluto rimandare la discussione a un incontro più largo da tenersi il pomeriggio.

Con questo impegno si è sciolto il pre-incontro, ma i docenti hanno rifiutato di lasciare gli uffici, volendo presidiarli fino a quello pomeridiano. In tal modo hanno ottenuto che a questo potessero partecipare, contro il parere iniziale della Dirigente Novelli, anche rappresentanti delle organizzazioni sindacali; invitate tutte, hanno aderito alla delegazione USI, USB e FLC-CGIL.

La delegazione ha ribadito le responsabilità specifiche del CSA, che ha prodotto situazioni fortemente irregolari per dare l’idea, sulla scorta dei proclami ministeriali, che l’anno scolastico iniziasse regolarmente. La realtà delle convocazioni e della scuola ad anno inoltrato è ben diversa. Di fronte a tali responsabilità si è chiesta l’istituzione di un Osservatorio con uno sportello interno al CSA, un organismo plurale composto da lavoratori della scuola, studenti, coordinamenti e organizzazioni, con la funzione di garantire la trasparenza delle operazioni di reclutamento, assegnazione degli incarichi e formazione delle classi, seguendone tutte le fasi e avendo a disposizione tutti i dati in tempo reale. Questo Osservatorio ha ricevuto il sostegno e l’impegno alla collaborazione da parte delle Organizzazioni presenti. Si è poi evidenziata la situazione di assenza di insegnanti di sostegno e di personale ATA nelle scuole; si è posto il tema della centralizzazione degli spezzoni sotto le 6 ore e quello dell’ora alternativa a quella di religione; si è chiesta una relazione dettagliata sulla situazione del cosiddetto “salvaprecari” e dei progetti regionali, che sono la via attraverso cui i contratti “atipici” sostituiscono il CCNL nella scuola. Si sono quindi chiesti i termini precisi della pubblicazione delle graduatorie di istituto di 3^ fascia stigmatizzando l’enorme disagio prodotto dalle nomine “fino ad avente diritto” e quale sia la situazione rispetto ai cosiddetti “inidonei”. Infine quanti posti il Provveditorato abbia indicato per l’attivazione dei nuovi percorsi abilitanti (TFA).

Queste le risposte del Dirigente Novelli.

L’anno scolastico sarebbe cominciato in maniera analoga a quelli scorsi; il meccanismo è farraginoso di per sé, ma non l’ha creato lei. Rivendica gli sforzi prodotti dal suo ufficio e da lei personalmente come dirigente pubblico. Se maggiori disagi ci sono stati, ciò è stato dovuto al carico delle 5.600 immissioni in ruolo da fare entro il 31 agosto. Nega che però si tratti di casi rilevanti, come sarebbe confermato anche dalla scuole polo. Quanto alle questioni specifiche:

- sull’Osservatorio: non è disponibile a concedere un luogo all’interno del Provveditorato, altrimenti dovrebbe farlo con tutte le associazioni. Non è poi di sua competenza istituire un ufficio “Osservatorio”, ma ogni cittadino può dare, senza formalizzazioni, il suo contributo direttamente al CSA.

- Sul TFA: ha partecipato il giorno precedente al CRUL; attualmente non c’è una programmazione, ma il Ministro ha chiesto alle università quale sia la ricettività degli atenei rispetto alle persone da abilitare. Ogni università ha presentato il prospetto della propria ricettività, mentre ai provveditorati non è stata chiesta alcuna cifra sul fabbisogno delle scuole.

- Sugli ATA lei ha dato anche deroghe, ma la loro situazione sarebbe bloccata dagli LSU (Lavoratori Socialmente Utili).

- Sui progetti regionali ha ribadito, come nel pre-incontro, che dei 700 (a 600 €) proposti negli anni scorsi, solo 5 precari vi hanno aderito; ha riportato una battuta sentita al riguardo secondo cui “questi precari non è vero che muoiono di fame”.

Lascia quindi la parola al Dott. Minichiello, direttore dell’USP, che così interviene:

- sugli inidonei bisogna regolare la seconda parte di coloro che rientrano nella categoria;

- il calendario di 3^ fascia definitivo ha come scadenza nazionale il 10 Ottobre; entro due giorni da questa data saranno pubblicate le graduatorie del Lazio.

A questo punto la delegazione ha ribattuto e si è riusciti a ottenere di essere inseriti nella mailing list del CSA per ricevere in tempo reale le informazioni su disponibilità, organici, formazioni delle classi. Ci sarà inoltre un incontro aperto il prossimo 20 Ottobre in cui avverrà una prima ricognizione dei dati raccolti sul cattivo andamento delle convocazioni e sulla situazione ingestibile a tutt’oggi presente nelle scuole; sarà la prima tappa del percorso verso la trasparenza delle operazioni del CSA.

La Dott. Novelli ha chiuso il colloquio affermando che i lavoratori della scuola sono gli unici ad avere avuto un piano di assunzioni nel periodo della crisi e richiamando, come vera condizione disperata, quella delle lavoratrici morte in Puglia mentre guadagnavano 4 € l’ora…

domenica 2 ottobre 2011

7 Ottobre 2011 - Gelmini e USR Lazio: due facce dello stesso caos.

VENERDì 7 OTTOBRE 2011
DIFENDIAMO I DIRITTI NELLA SCUOLA PUBBLICA!

SIT IN DAVANTI AL L’ EX USP in Via Luigi Pianciani ,24 (ZONA MANZONI) A PARTIRE DALLE 15.00


Facciamo sentire il nostro dissenso ai veri responsabili del caos e delle irregolarità con cui è iniziato anche quest'anno scolastico, nonostante le propagandistiche affermazioni del Ministro Gelmini. Davanti agli uffici di coloro che dovrebbero garantire la trasparenza, la sicurezza ed il rispetto della legalità nella scuola, ma non lo fanno

RICHIEDIAMO

- UNO SPAZIO PER UN OSSERVATORIO AUTOGESTITO DAI PRECARI SULLE ILLEGALITA' COMPIUTE DA LL'USP

- IL RIPRISTINO DI TUTTE LE CATTEDRE IN DEROGA SUI POSTI DI SOSTEGNO E DELLE CATTEDRE ULTERIORI SU POSTO COMUNE

- UNA FORMAZIONE DELLE CLASSI CHE SIA CONSONA ALLE ESIGENZE DIDATTICHE E DI SICUREZZA (BASTA CON LE CLASSI POLLAIO!)

- CHIAREZZA E ORDINE NEL RECLUTAMENTO DEI SUPPLENTI E NELL'AGGIORNAMENTO DELLE GRADUATORIE DI ISTITUTO, SENZA DEROGARE RESPONSABILITA' O POTERI ARBITRARI AI DIRIGENTI SCOLASTICI



Se davvero non vogliamo che siano calpestati i diritti della scuola e di tutte le sue componenti (studenti, docenti precari e di ruolo , personale ATA, genitori) ,

PARTECIPIAMO IN MASSA AL

SIT IN DAVANTI AL EX USP in Via Luigi
Pianciani ,24 (ZONA MANZONI) A PARTIRE DALLE 15.00

È evidente, da parte dei dirigenti del’U.S.T. di Roma e dell’U.S.R del Lazio, una scelta politica nel fatto di continuare a proporre ed ammettere cattedre superiori a 18 ore, ad accettare la formazione di classi pollaio, ad ignorare i problemi di sicurezza ed i disagi degli alunni diversamente abili, a rimandare le convocazioni e le assunzioni del personale A.T.A. e nel delegare ai singoli dirigenti scolastici la nomina dei supplenti.

In occasione del sit-in di protesta pretenderemo un confronto con i dirigenti provinciali e regionali e chiederemo conto della correttezza del loro operato, invitandoli ad un confronto pubblico in conferenza stampa. Esigeremo inoltre un osservatorio permanente, autogestito dai lavoratori della scuola, per il monitoraggio delle irregolarità nelle operazioni di reclutamento; chiederemo il ripristino delle cattedre in deroga sui posti di sostegno e delle cattedre ulteriori su posto comune, garanzia sullo smembramento delle classi sovraffollate, chiarezza e legalità nel reclutamento dei supplenti e nell’aggiornamento delle graduatorie di istituto, verificando che non siano affidati poteri arbitrari ai dirigenti scolastici



Mentre il Governo si appresta a definire i regolamenti sul nuovo sistema di reclutamento (il cosiddetto TFA) i provveditorati di tutta Italia, ed in particolare quello di Roma, continuano a svolgere le convocazioni nella confusione generale e in molti casi in una palese mancanza di legalità, come denunciato in molte situazioni dai precari della scuola e soprattutto dal CPS. Rispetto alle contestazioni scaturite in più sedi, l’amministrazione ha risposto con un atteggiamento sordo, motivato esclusivamente dalla volontà di assecondare il diktat della Gelmini che l’anno scolastico cominciasse regolarmente, dando la parvenza che la scuola funzioni regolarmente sin dai primi giorni.

La causa principale del caos nelle convocazioni - che si riflette sulle scuole - risiede in una legislazione carente che, per tentare di gestire un fenomeno crescente com’è quello del precariato in un quadro complessivo di tagli, cerca aggiustamenti particolari, leggi e leggine spesso in contraddizione tra loro che amplificano il problema.

Sulle difficoltà presenti si affacciano quelle future: dopo aver cinicamente affermato, per giustificare i tagli, che in passato si sono illusi i precari, ora il Governo dà ad intendere che gli abilitati dei nuovi percorsi formativi (TFA), la cui gestione è delegata alle università già ampiamente arricchite con i master, formeranno un ulteriore canale di reclutamento che si aggiungerà agli altri. Invece ai precari tutti si deve garantire il ripristino delle cattedre tagliate, l’accesso alle quali dovrà avvenire tramite una graduatoria unica sulla base del punteggio maturato da ciascuno, vecchi e nuovi abilitati.

In questo quadro generale, poi, si collocano i gravissimi problemi degli ATA – il cui organico è sempre più ridotto mentre aumenta il carico di lavoro - e dei docenti di sostegno, ai quali l’utilizzo di docenti soprannumerari di altre classi di concorso, inidonei rispetto alle funzioni da svolgere, toglie cattedre.

Il quadro complessivo deprime la scuola pubblica, ma ci sono segnali di segno contrario, come la vittoria dei precari di Torino, che mostra come la lotta per la legalità può essere vincente. Proseguiamo anche a Roma il percorso di mobilitazione cominciato a settembre.Discutiamo insieme a tutte le componenti della scuola delle azioni da intraprendere contro le irregolarità del Provveditorato e per chiedere il ripristino dei posti tagliati.

mobilitazione Studentesca del 7 Ottobre

Ecco l’appello dell' UDS per il 7 Ottobre.

“Ora i conti li fate con noi!”

Appello per la mobilitazione studentesca del 7 ottobre




Nell’epoca della crisi finanziaria globale, del neoliberismo senza confini geografici e dell’individualismo sfrenato contare è privilegio riservato a pochi. A contare sono i potentati economici e le multinazionali del pianeta che decidono i ritmi di consumo e inquinamento del pianeta, che impongono, come in Grecia e in Spagna, all’Italia una finanziaria di lacrime e sangue lasciando libere le speculazioni sui mercati. A contare è il ministro Tremonti. In questi anni abbiamo contato tutti i miliardi di euro che ha tolto a scuole e università pubbliche, al diritto allo studio, ai trasporti per gli studenti e all’edilizia scolastica.

Durante l’anno scorso abbiamo costruito un grande Autunno di lotta e di partecipazione, trasformando le nostre scuole dal basso con l’AltraRiforma. Democrazia e diritti non sono state semplici parole d’ordine nelle scuole e nelle piazze. Abbiamo dimostrato che cambiare si può e si deve riprendendo a contare con piccole pratiche e grandi vittorie.

Queste ingiustizie pesano sulla testa dei popoli, in particolare degli studenti destinati alla precarietà. Come sta avvenendo in tutto il mondo, dal Cile al Maghreb, dalla Grecia alla Spagna anche in Italia è venuto il momento di ricominciare a mobilitarci nelle scuole. Il 7 Ottobre costruiremo nelle città di tutta Italia mobilitazioni per riprenderci la possibilità di decidere, di cambiare le cose, di contare davvero.

“Ora i conti li fate con noi!” è il grido di lotta con cui vogliamo lanciare un autunno di mobilitazioni, rimettendo al centro il protagonismo e la partecipazione degli studenti e dei soggetti sociali.

“Ora i conti li fate con noi!” perché non accettiamo che per pareggiare i bilanci, risolvere la crisi delle banche, bisogni calpestare e speculare sui nostri diritti.

“Ora i conti li fate con noi!” perché noi, studenti e studentesse, non accetteremo alcun governo che sperpera risorse in guerre, grandi opere inutili e corruzione mentre le nostre scuole cadono a pezzi,

“Ora i conti li fate con noi” è la nostra ribellione a una scuola vecchia di cent’anni in cui non possiamo contare, ma che cambieremo fino in fondo.

“Ora i conti li fate con noi” è una promessa. Siamo stanchi di anni di false riforme e tagli, siamo stanchi della precarietà a cui vogliono destinarci.

“Ora i conti li fate con noi” perché siamo noi quelli capaci di riprenderci questo tempo che ci è stato rubato, capaci di lottare ancora, convinti che è possibile cambiare e che saremo noi a determinare questo cambiamento.

Non ci fermeranno i palazzi vuoti del governo, ormai pieni solo di corruzione e autoritarismo: Vogliamo aprire una stagione non solo di lotte, ma di vittorie. In questo tempo di crisi noi possiamo vincere e riprenderci tutto. Vinceremo le nostre lotte nei territori e nelle città, contando ogni passo fino all’infinito.