venerdì 30 settembre 2011

LUNEDI 3 OTTOBRE dalle h 15.00 Per il tempo Pieno.

Ricordiamo a TUTTI i GENITORI che

LUNEDI 3 OTTOBRE dalle h 15.00

abbiamo organizzato un




PRESIDIO sotto il Provveditorato (Uff. Scolastico Regionale)

a via Pianciani (zona p.zza Vittorio, tra V. Manzoni e V. di Porta Maggiore)

Per essere ricevuti in delegazione dalla Direttrice dell’Ufficio, per sostenere le nostre ragioni a difesa delle maestre che abbiamo attualmente, dei diritti dei nostri figli e del modello del TEMPO PIENO.

Le chiederemo di darci per ISCRITTO le motivazioni del perché ci ha SOTTRATTO due INSEGNANTI!!!!!!.

Ricordiamo inoltre che sempre

LUNEDI 3 OTTOBRE i bambini usciranno alle 14.15

per un’assemblea sindacale, per cui vi proponiamo:

Pendiamo i bambini a scuola e

ANDIAMO TUTTI INSIEME, genitori e bambini

al PROVVEDITORATO.

Muniamoci di

fischietti, striscioni, cartelli, tamburi

e quanto più fa rumore per attirare l’attenzione.

Comitato Genitori – Iqbal Masih

sabato 24 settembre 2011

Mozione conclusiva Uniti per l'alternativa - Roma 24-09-2011

Dal sito http://www.globalproject.info/

Roma 24 settembre - Uniti per l'alternativa

26 / 9 / 2011

TINA, "There Is No Alternative" (come diceva la Thatcher negli anni '80), "non c'è alternativa": questa sembra essere la logica autoritaria che le élite finanziarie e la BCE impongono all'agenda di tutti i governi europei, di centrodestra e di centrosinistra. Non c'è alternativa – questo ci dicono - alle politiche di austerity per uscire dalla crisi. È ormai sotto gli occhi di tutti l'incapacità dei governi europei, di fatto commissariati, di proporre soluzioni diverse dalle solite ricette neoliberiste: tagli, austerity, privatizzazioni, aumento del tasso di sfruttamento.

La crisi economica globale ha subito negli ultimi mesi una nuova violenta accelerazione, le cui conseguenze sono scaricate sulla vita degli uomini e delle donne. Ci troviamo oggi a pagare la crisi due volte: l'esplosione della bolla del capitalismo finanziario, per salvare le banche, è stata scaricata sui bilanci pubblici, e ora gli stessi attori finanziari transanazionali puntano il dito contro il debito pubblico così generato, lanciano attacchi speculativi e chiedono nuove misure di austerity per ridurre il debito e rendere meno rischiosi gli investimenti. In altre parole: prima ci fanno pagare la crisi, poi la sua presunta soluzione.

L’economia della crisi mette dunque in ostaggio la politica, impedendo di fatto l’esercizio di qualsiasi residua forma di sovranità popolare, definitivamente soffocata dai dogmi della governabilità e del pareggio di bilancio. Ripagare il debito e raggiungere forzatamente il pareggio di bilancio, addirittura formalizzandolo nelle costituzioni nazionali, diventa la priorità assoluta per chi governa la crisi.

Qualsiasi progetto di alternativa richiede come condizione preliminare la rottura di questo quadro di compatibilità e, di conseguenza, non può che partire dal rifiuto radicale della logica del pagamento del debito a ogni costo e del pareggio di bilancio.

I piani su cui la situazione impone di muoversi sono molteplici: nessuna iniziativa può prescidere da una proiezione immediata sullo spazio europeo. Le vicende di queste settimane ci dicono che quelle del governo italiano sono variazioni, per quanto regressive, su un tema che è composto altrove. Ciò che diciamo da anni sullo svuotamento dei palazzi del potere e sulla crisi della sovranità e della democrazia rappresentativa, è ormai sotto gli occhi di tutti, e un cambio di governo, magari in direzione tecnocratica, non comporta necessariamente un cambiamento reale. In questo contesto, non sappiamo più cosa farcene delle politiche dell'alternanza, dato che le decisioni sono prese altrove, a prescindere dal governo che scegliamo e dal suo colore politico.

Una radicale inversione di tendenza è necessaria. A 10 anni da Genova e dopo la straordinaria stagione di lotte dell'ultimo anno, i movimenti sociali hanno la responsabilità di rilanciare la propria azione in un campo più vasto, oltrepassando i limiti della resistenza e della testimonianza. C'è bisogno di un processo aperto, inclusivo e non burocratico, in grado di rendere ognuno protagonista e responsabile del comune percorso di resistenza e costruzione dell'alternativa.

Le mobilitazioni dell'ultimo anno hanno dimostrato di saper immaginare il conflitto come pratica immediatamente costituente, come terreno di riappropriazione della decisione democratica, al di fuori da ogni nesso di delega e rappresentanza. La vittoria referendaria di giugno dimostra la capacità dei movimenti di riappropriarsi degli spazi politici e giuridici della decisione. Allo stesso modo, le esperienze dell'ex Cinema Palazzo occupato e del Teatro Valle occupato, rappresentano delle sperimentazioni politiche concrete di costruzione di istituzione del comune.

«Uniti per l'alternativa» si configura quindi come spazio pubblico di condivisione di tutti i soggetti sociali e politici disposti a mettersi in gioco in questo processo, come motore di mobilitazione, inclusivo e non autosufficiente, e come luogo di costruzione di un'alternativa reale, basata su contenuti radicali e non incasellabile nelle gabbie della rappresentanza e del governo dell'austerity.

Il 15 ottobre può e deve essere il primo passo di questo duplice percorso: sul piano internazionale, è l'occasione per mettere in campo, dietro lo slogan«United for global change», una mobilitazione continentale e globale per una nuova idea di società, basata sulla giustizia sociale ed ambientale e la democrazia reale; rispetto al contesato italiano, rappresenta l'occasione, non solo per sfiduciare dal basso il Governo Berlusconi, ma anche lo spazio costituente per ogni alternativa politica. I contenuti del 15 ottobre, frutto delle mobilitazioni dei soggetti sociali, rappresentano la piattaforma per il cambiamento che vogliamo, la proposta che gli uomini e le donne di questo paese, i movimenti, i soggetti sociali in mobilitazione avanzano all'intera società.

Cogliamo positivamente le sollecitazioni e le proposte di confronto sul piano dell'alternativa, avanzate dagli amministratori locali presenti all'assemblea.

Rilanciamo l'assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo e della cultura che si terrà il 30 al Teatro Valle Occupato.

In vista del 15 ottobre proponiamo alle reti sociali di mettere in campo iniziative, azioni, vertenze, che consentano di moltiplicare la partecipazione al corteo.

Di questo percorso fa parte la battaglia della FIOM per la riconquista del contratto nazionale, per la sua generalizzazione e per la cancellazione dell'articolo 8 della manovra finanziaria. Occorre combattere la precarizzazione del lavoro, conquistare l'universalità e l'uguaglianza dei diritti e costruire concretamente un nuovo welfare. Riappropriarci del reddito come si occupavano le terre contro i latifondisti: la ridistribuzione della ricchezza sociale è oggi lotta contro chi produce rendita sulle nostre vite.

La nostra alternativa parte dai beni comuni, per la costruzione di un nuovo modello sociale, attraverso la gestione democratica del territorio, la riconversione ecologica della produzione, la democrazia energetica, la costruzione di un'altra scuola, di un'altra università, di un'altra ricerca, universalmente accessibili e in grado di contribuire alla svolta democratica, sociale ed ecologica di cui abbiamo bisogno.

Rompere il quadro delle compatibilità, rovesciare i rapporti di forza, produrre un cambiamento reale. Questa è la nostra battaglia, questo è il percorso dell'alternativa, per una stagione di lotte che sia costituente di una nuova pratica democratica e sociale.

Lo spazio di Uniti per l'alternativa si riunirà il 9 ottobre alle ore 10:30 a Roma in riunione pubblica, a partire dai firmatari dell'appello.

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sabato 17 settembre 2011

Giovedì 22 settembre assemblea del Coordinamento Precari Scuola di Roma,

Giovedì 22 settembre assemblea del Coordinamento Precari Scuola di Roma, per confrontarci e costruire assieme un percorso di mobilitazione.
L'appuntamento è alle ore 18.30, presso la libreria "Anomalia", in via dei Campani, 73.

Siete tutti invitati a partecipare!

lunedì 12 settembre 2011

Mercoledì 14 settembre alle 15.00 tutti/e in piazza a Montecitorio!

- Giovedì 15 settembre assemblea del Coordinamento Precari Scuola di Roma, per confrontarci e costruire assieme un percorso di mobilitazione.
L'appuntamento è alle ore 18.30, presso la libreria "Anomalia", in via dei Campani, 73.
Proseguendo la manifestazione contro la Finanziaria davanti a Montecitorio , ed essendo opportuno esserci, è meglio spostare la riunione del Cps da mercoledì 14 a giovedì 15, stesso luogo e stessa ora.

- Mercoledì 14 settembre
La protesta contro la manovra economica non si ferma. Mercoledì 14 settembre alle 15.00 tutti/e in piazza a Montecitorio!

-Lunedì 12, dalle ore 11.30, sit-in di fronte al MIUR (viale Trastevere), per protestare contro la devastazione di alcune classi di abilitazione in particolare, quali ad esempio la A052 (Latino e Greco nei Licei).

Siete tutti invitati a partecipare!

sabato 10 settembre 2011

Appuntamento corteo Indignati sabato 10 settembre 2011

L'appuntamento per partecipare al corteo degli Indignati di sabato 10 settembre è alle 14 a piazza della Repubblica di fronte alla basilica di S.ta Maria degli Angeli. Coordinamento Precari Scuola - Roma

venerdì 9 settembre 2011

Assemblea 9 settembre davanti USP di tutti i movimenti in difesa della scuola

L'assemblea dell'8 settembre, convocata dal Coordinamento Precari Scuola - Roma davanti all'USP di via Pianciani, ha deciso di rimanere in presidio permanente. Per domani 9 settembre alle ore 16 è convocata un'assemblea cittadina di tutti i movimenti in difesa della scuola. Interverranno anche gli studenti del Liceo "Francesco D'Assisi", che in mattinata chiederanno un incontro al Dirigente dell'USP di Roma Giuseppe Minichiello, per protestare contro la formazione nella loro scuola di una classe di ben 42 alunni.
Sarà presente anche una troupe del TG 3.
I precari invitano tutti i colleghi i genitori e gli studenti a partecipare per far sentire la propria protesta contro le ingiustizie e le umiliazioni che la scuola subisce ogni giorno.

Coordinamento Precari Scuola - Roma

Rassegna video mobilitazioni CPS Settembre 2011

Intervista ad Ilenia Mazzullo, CPS Roma


Tg3 19 8 Settembre

Repubblica Roma

Messaggero Roma

martedì 6 settembre 2011

Appuntamento corteo 6 settembre 2011 Roma


In occasione dello sciopero generale indetto per il 6 settembre da Cgil e sindacati di base, diamo appuntamento, per partecipare al corteo, alle ore 9, in piazza dei Cinquecento, angolo via Cavour (vicino l'edicola).
Dalle ore 16 presidio di fronte al Senato (piazza Navona).

Informiamo, inoltre, che l'8 settembre abbiamo indetto una assemblea-presidio, di fronte all'USP di Roma, per protestare contro il caos che imperversa in scuole e Uffici Scolastici, frutto del piano di demolizione della scuola statale.
Invitiamo tutti i precari della scuola di ogni ordine e grado a partecipare!
Appuntamento giovedì 8 settembre, dalle ore 15 di fronte all'USP (ex- Csa) di Roma, in via Pianciani.

Il Coordinamento Precari Scuola - Roma

Superiamo le divisioni! Lottiamo uniti contro i veri responsabili!

L’appuntamento alle convocazioni è per tutti noi precari quest’anno particolarmente drammatico. Al Provveditorato di Roma regna il CAOS:

- Trasferimenti in massa da una provincia a un’altra, provocati dai tagli della legge 133, che ha colpito più massicciamente le regioni del Sud; questi hanno creato grossi disagi a tutti ed hanno scatenato una feroce guerra tra poveri.

- Calendari delle convocazioni pubblicati in ritardo e pieni di errori.

- Creazione di diverse graduatorie parallele – concorso, graduatorie 2009/2011 e 2011/2014 – che, secondo un dissennato stile di reclutamento ormai noto ai lavoratori della scuola, ha però raggiunto quest’anno livelli di confusione inaccettabili e che, nella loro messa in atto, rasentano spesso l’illegalità.

- Assunzioni compiute in un clima surreale: contemporaneamente dal concorso del 2000, dalla graduatoria del 2009-11, dalla graduatoria del 2011-13 e senza criteri univoci al punto che, nel 150° anniversario dell’unità d’Italia, la legge della Repubblica cambiava non solo da regione a regione ma, all’interno del medesimo provveditorato, il povero impiegato del piano di sopra si trovava ad applicare criteri differenti dal collega del piano di sotto.

- Carenze di controlli sulle autocertificazioni.

- Tagli massicci sugli organici al punto che per diverse classi di concorso ci sono state assunzioni zero e ciò in barba alle uscite della Gelmini.

- Disinvolti passaggi di organici da una classe all’altra di concorso, in particolare per il sostegno dove molti dei posti disponibili sono stati assegnati agli insegnanti soprannumerari non abilitati per il sostegno.

PERCHÉ STA AVVENENDO TUTTO CIÒ?

La ragione prima va individuata nella legge 133 che in questo terzo anno di applicazione e, in prospettiva dei prossimi 12 miliardi di euro di tagli previsti della nuova finanziaria, sta rivelando in forma più acuta e drammatica i suoi effetti. Il Governo e l’intera classe dirigente italiana hanno tradotto il loro completo disinteresse verso la scuola pubblica in una legislazione assolutamente carente ed inefficace accompagnata da un piano di tagli devastanti, da qui la sequenza infinita di ricorsi e controricorsi, che, non potendo contrastare quel piano di demolizione, hanno aggiunto confusione alla confusione precedente.

Inoltre, a causa degli scontri intestini nel Governo, il decreto sulle assunzioni è avvenuto ad agosto ed i Provveditorati stanno cercando di chiudere in poco tempo assunzioni e incarichi: in un tale contesto il caos non può che regnare sovrano.

In una situazione di diffusa illegalità com’è quella attuale, rivendicare un briciolo di giustizia e di correttezza nelle operazioni rischia di essere utopistico e frustrante senza una lotta di carattere generale. Bisogna denunciare le irregolarità che avvengono nei provveditorati non come fatti isolati, ma come il prodotto inevitabile di una legislazione carente, che non può che alimentare un sistema di corruzione diffuso nelle pieghe della pubblica amministrazione.

Senza la lotta che abbiamo condotto in questi anni in un’ottica unitaria e nazionale, il Governo non avrebbe cercato di camuffare la sua nefasta politica di tagli con il provvedimento sulle 67000 assunzioni (provvedimento da noi criticato perché insufficiente e pagato al caro prezzo della perdita di ricostruzione di carriera) ed anche oggi siamo convinti che per difendere i nostri diritti dobbiamo rivolgere la nostra legittima indignazione contro i veri responsabili dell’attacco ai lavoratori e contro l’intero sistema di istruzione pubblico statale.

Il 6 settembre parteciperemo alle mobilitazioni indette dalla Cgil e dal sindacalismo di base contro la manovra ed invitiamo tutti i precari della scuola di ogni ordine e grado ad un assemblea-presidio

di fronte al provveditorato di Roma l’8 settembre dalle ore 15.00.

8 settembre, ore 15,00

Assemblea-Presidio all’USP di Roma di via Pianciani

Coordinamento Precari Scuola – Roma movimentoinsegnantiprecari@gmail.com http://cps-roma.blogspot.com

lunedì 5 settembre 2011

Appuntamenti sciopero generale 6 settembre 2011


  • Roma - Concentramento corteo ore 9 in Piazza dei Cinquecento (angolo via Cavour). Il corteo passerà per via Cavour, sfiorerà la Basilica di Santa Maria Maggiore, per proseguire su via Merulana, via Labicana, via Celio e concludersi verso le ore 11 nei pressi del Colosseo, vicino all'Arco di Costantino, con il comizio del Segretario Generale CGIL, Susanna Camusso.








Sindacalismo di Base

Lazio; Roma. Largo Corrado Ricci (Fori Imperiali, ang.via Cavour), ore 9,30



Il SI Cobas è promotore dello sciopero del 6 settembre assieme a USB, Slai Cobas, ORSA, CIB-Unicobas, Snater, USI.

protesta davanti all’USP di Roma (via Pianciani) alle ore 15,00

Oggi 05/09/2011 al Liceo Russell in via Tuscolana a Roma, erano previste le convocazioni per gli incarichi ai precari per la classe A051 (Lettere e latino al liceo). In primo luogo tre docenti che avevano avuto l’incarico nella precedente convocazione hanno scoperto che le cattedre assegnate non esistevano. Gli insegnanti in attesa, già prima dell’inizio delle operazioni, avevano avuto notizia, tramite telefonate fatte personalmente nelle scuole, dell’esistenza di cattedre disponibili ma non incluse nella lista fornita dal Provveditorato per la scelta. Come sempre, i docenti precari sono stati chiamati a scegliere sulla base di una lista di disponibiltà incompleta e sbagliata. Il primo convocato si è quindi rifiutato di scegliere e alla fine l’USR ha dovuto ammettere i propri errori, sospendere le operazioni e convocare di nuovo gli insegnanti per giovedì 7 alle 11,00, in attesa che la situazione si chiarisca.

L’USP di Roma ha dato l’ennesimo esempio di cattiva organizzazione e di superficialità nella gestione degli incarichi. Naturalmente come sempre tutto sulle spalle dei lavoratori, che già hanno dovuto subire ingenti tagli all’organico! Per questo motivo il Coordinamento dei Precari Scuola di Roma invita tutti i precari a un presidio di protesta davanti all’USP di Roma (via Pianciani) alle ore 15,00.

Coordinamento Precari Scuola – Roma

sabato 20 agosto 2011

Non paghiamo!! Manovra finanziaria 2011 e commissariamento dell'italia

Dall'autore, un insegnante molto attivo, ricevo dal gruppo retescuole e ripubblico...

NON SI PA'! Appunti di lettura sulla manovra e sul commissariamento dell'italia

di Girolamo De Michelethe new yorker.jpg da http://www.carmillaonline.com/archives/2011/08/003994.html#003994

Praise be to Nero’s Neptune
The Titanic sails at dawn
And everybody’s shouting
“Which Side Are You On?”
(Bob Dylan, Desolation Row)

Ricordate il film Titanic?
Ricordate cosa succede, quando la nave comincia ad andar giù e il comandante realizza che non c'è possibilità di salvezza?
I viaggiatori di terza classe vengono imprigionati nella stiva, dietro le cancellate chiuse, e destinati a fare la fine del topo. È la condizione che permette ai signori della prima classe di salvarsi, dal momento che non ci sono abbastanza scialuppe per tutti.
Ogni volta che vi dicono che “siamo tutti sulla stessa barca”, dovreste ricordarvi di quella scena. E del brindisi che fanno gli scampati, come ci ricorda la copertina dell'ultimo numero di “The New Yorker”.

Ad esempio, adesso, in questo agosto 2011. La crisi ha impresso una svolta ineludibile: così ci dicono. Il governo italiano è stato sostituito da un governo tecnico sovranazionale (da un "podestà forestiero") il cui garante, o forse addirittura premier, sembra essere il tecnico bipartisan Mario Draghi: così dice il tecnico bipartisan Mario Monti [qui]. I provvedimenti per raggiungere il pareggio del bilancio, anticipando la modifica dell'art. 81 della Costituzione, non hanno alternative: così ci dice l'ex ministro derubricato a destinatario delle missive del governo tecnico sovranazionale Giulio Tremonti. E poiché siamo tutti sulla stessa barca, i sacrifici sono uguali per tutti: così ci dicono.
Beh, non è vero: ci stanno mentendo. A partire dai due tecnici bipartisan Monti e Draghi, che hanno nascosto finché è stato possibile farlo lo stato reale dell'economia nazionale e globale (e già qualche economista comincia a farsi sfuggire di bocca che la crisi è iniziata ben prima del 2008). Loro, come i loro colleghi europei e americani.taglio_agevolazioni.jpg Per rendersene conto basta ragionare sui “tagli lineari” alle detrazioni Irpef e all'Iva, che in apparenza colpiscono tutti nella stessa misura. In realtà, come mostra il grafico a sinistra, il decimo più povero della popolazione sarà penalizzato di quasi il 6% di reddito, mentre il decimo più ricco appena dell'1%. Ma c'è il “contributo di solidarietà”, dicono. Che riguarda meno del 10% della popolazione. Andiamo a vederlo: un galantuomo che intraprende e porta a casa un reddito di 120.000 € verserà in solidarietà il 5% dell'eccedente di 90.000 €, cioè 1.500 €, corrispondenti all'1.25% del proprio reddito, che aggiunto all'1% di Irpef e Iva rimodulate fa il 2.25%; per un reddito di 150.000 €, il contributo di solidarietà è di 3.000 €, cioè del 2%, che aggiunti a Irpef e Iva fanno il 3%: a fronte del quasi 6% del pensionato, del precario. Per arrivare al 5% bisogna cercare, e trovare, un reddito di 200.000 € (posto che esista uno che un simile reddito lo dichiari per intero): non sentite il rumore dei lucchetti che cominciano a chiudersi attorno alle cancellate?
Potremmo continuare: ma criticare le modalità della manovra è cosa tanto facile che ci riesce persino Bersani da solo, senza bisogno di leggere i testi scrittigli da Crozza.

Chiediamoci piuttosto: in che senso siamo “un paese commissariato”? In cosa consiste il debito nel quale siamo all'improvviso sprofondati? Ed è proprio vero che non c'è altra via d'uscita, se non decidere dove e come tagliare?

Nel suo editoriale sul “Corriere della sera”, Mario Monti ha detto con estrema chiarezza che «Il governo e la maggioranza, dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l'ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un'Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un “governo tecnico”. Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un “governo tecnico sopranazionale” e, si potrebbe aggiungere, “mercatista”, con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York». Come in Grecia, al governo scaturito dalla volontà sovrana degli elettori (concedeteci l'ironia del rispetto delle forme) si è sostituito un governo che non tiene conto della volontà popolare, né intende risponderne. Stendendo un velo pietoso sulla rivendicazione della salvezza della “primazia della politica” (nel senso che Draghi, Trichet e Junker hanno il buon gusto di lasciare ai nostri governanti la firma sulla finanziaria per l'Italia che ci mandano per lettera riservata?) notiamo che quando la crisi investì la Grecia, e il vicino ellenico sembrava buono per esercizi di accademia politica, questi erano i toni usati da alcuni leader politici – ad esempio Nichi Vendola, che oggi parla più prudentemente di «aprire un negoziato sui vincoli dell'Europa monetaria” come risposta al «commissariamento globale» delle istituzioni politiche europee: una sproporzione tra diagnosi e cura che lascia interdetti almeno quanto gli appelli allo sciopero generale come unica risposta da parte di chi, come Susanna Camusso, ha lavorato con metodo e merito al depotenziamento dello sciopero in uno sciopericchio di testimonianza. Ma una cosa è vera: questo commissariamento non è un fatto di oggi, e neanche di ieri o ieri l'altro: è il dato della crisi dell'autonomia politica al tempo del capitalismo finanziario e della crisi globale. Così, come cura per la crisi causata dal capitalismo finanziario, si propongono i capisaldi del capitalismo finanziario stesso: contratti in deroga, libertà di licenziamento, abrogazione di fatto dello Statuto dei Lavoratori. A voler concedere il beneficio dello stato di minorità (non è mica un'esclusiva di Renato Brunetta), la linea Sacconi-Tremonti è la malattia di cui crede di essere la cura.

Ma in cosa consiste questo intreccio perverso tra debito e crisi? Nell'incravattamento delle amministrazioni pubbliche, nazionali e locali, mediante un sistema di debiti contratti attraverso l'emissione di titoli finanziari. Tra i quali spiccano i “titoli derivati”, uno strumento perverso che ha causato il naufragio della Grecia, i cui governi di centro-destra per dieci anni, “persuasi” dagli emissari della prima banca finanziaria mondiale, la Goldman Sachs, hanno porto il collo alla cravatta dell'indebitamento progressivo. I titoli derivati, infatti, sono una sorta di tavolo da gioco al quale il banco vince sempre, e i giocatori possono solo perdere: come spiegava una puntuale inchiesta di “Report”, alla quale senz'altro rimandiamo (e sulla quale ritorneremo). Allo stato attuale, i derivati costituiscono al tempo stesso la causa del debito (stante i crescenti interessi che maturano) e la causa della crisi: le banche, infatti, hanno le casse piene di “titoli tossici”, cioè inesigibili, e non immettono liquidità sul mercato [vedi qui] – cioè non svolgono la loro funzione, che dovrebbe essere quella di finanziare gli investimenti produttivi per far ripartire l'economia. Il che non è detto che sia un male: la cosiddetta speculazione finanziaria internazionale, cioè in concreto i possessori di titoli finanziari (la speculazione è un'azione, non un soggetto), in questi giorni di lacrime e sangue stanno abilmente lucrando sui flussi di borsa, traendo profitto dalla minaccia di insolvenza: come in Una poltrona per due (chissà se questo Natale sarà rimandato in onda?), aspettano che le borse crollino per comprare a prezzi stracciati, e rivendono il giorno dopo quando il valore delle azioni risale. Su è giù per le montagne russe delle borse mondiali, Goldman Sachs (già sentita, vero?) ha guadagnato nell'ultimo mese abbastanza da superare, per possesso di liquidità, la Federal Reserve.

Andiamo avanti. Chi ha in mano i flussi economici globali? Secondo Andrea Fumagalli (che in questa torrida estate sta conducendo, su Uninomade e Precaria, una puntuale serie di analisi sulla crisi, mentre i suoi più rinomati colleghi si dedicano all'analisi dei prezzi della buvette di Palazzo Madama e Montecitorio, roba grossa), «oggi, non più di dieci Società d’intermediazione mobiliari (il cui acronimo, comunemente utilizzato – Sim – richiama, in modo ovviamente del tutto accidentale, quello di Stato Imperialista delle Multinazionali, usato dalle Brigate Rosse negli anni ‘70) controllano tra il 60% e il 70% del totale dei flussi finanziari in circolazione e il cui ammontare in valore è pari a circa 12 volte il Pil mondiale. Il restante 30-40% è in massima parte detenuto da banche e assicurazioni (oggi sempre più interrelate con le stesse Sim) e da Stati sovrani (quali Cina, India, paesi europei, ecc.). La quota di attività finanziarie mondiali detenuto da singoli risparmiatori è risibile e irrilevante» [qui].
Quanti ai titoli derivati, «nel 1984 le prime dieci banche al mondo controllavano il 26% del totale delle attività , con il 50% detenuto da 64 banche e il rimanente 50% diffuso tra le 11.837 rimanenti banche di minor dimensione. I dati della Federal Reserve ci dicono che dal 1980 al 2005 si sono verificate circa 11.500 fusioni, circa una media di 440 all’anno, riducendo in tal modo il numero delle banche a meno di 7.500. Al I° trimestre 2011, cinque Sim (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie: J.P Morgan, Bank of America, Citibank, Goldman Sachs, Hsbc Usa) e cinque banche (Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citicorp-Merrill Linch, Bnp-Parisbas) hanno raggiunto il controllo di oltre il 90% del totale dei titoli derivati: Swaps sui tassi di cambio, i Cdo (Collateral debt obligations) e i Cds (Collateral defauld swaps)» [
qui].

goldmanTower.jpgNotate niente? Sì, avete visto bene: c'è di nuovo la Goldman Sachs, «la Spectre che gioca con i derivati sui destini del mondo assoldando e prezzolando tutti (o quasi)» [qui]. Caratteristica di questa banca è la sede nel New Jersey [a destra]: un grattacielo a forma di supposta piantato in mezzo al niente, che dice molto delle relazioni che i signori della GS intraprendono col mondo. Un ex presidente della GS, Jon Corzine, è stato fino all'anno scorso governatore del New Jersey: lo Stato della famiglia Soprano. Come ex dirigenti GS erano due passati segretari al tesoro del governo americano, Robert Ruby (sotto Clinton) e Henry M. Paulson (sotto G.W. Bush). Come, per venire in Italia, a diverso titolo sono stati sul libro paga della GS Mario Draghi (vicepresidente), Mario Monti (International Advisor) e Gianni Letta (membro dell'Advisory Board). E per non farsi mancare niente, anche Romano Prodi e Massimo Tononi (sottosegretario all'economia nel 2006) sono stati retribuiti a diverso titolo dalla GS.
Per non essere da meno, la J.P. Morgan si è limitata a un solo consulente: ma importante. L'ex ministro Linda Lanzillotta, moglie di Bassanini e co-fondatrice dell'API assieme a Rutelli, è stata infatti per 5 anni consulente di questa banca: il suo compito era spiegare ai futuri cravattari che avrebbero strangolati con i derivati i maggiori comuni italiani (a partire da Milano e Torino) i funzionamenti e le dinamiche degli enti locali italiani. Curiosamente, di questa attività di consulenza non c'è traccia nelle
biografie dell'on. Lanzillotta: se ne ha notizia solo grazie alla puntata di “Report” già citata.

Ecco lo spessore dei detentori del debito finanziario globale: i Soprano della finanza mondiale, in tutti i sensi.

E adesso andiamo a guardare il debito pubblico italiano: sarà il caso di sapere a chi in questi tre anni di sacrifici abbiamo dato i soldi sottratti alla scuola, ai servizi sociali, ai posti di lavoro, alla sanità. A chi andranno i 45 miliardi di euro della manovra Berlusconi-Tremonti-Sacconi (leggi: Draghi-Trichet-Monti-Napolitano)? A chi paghiamo gli interessi sul debito pubblico?
Con estrema tempestività la Banca d'Italia ha appena pubblicato il Supplemento n. 42 - 12 agosto 2011: “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” [scaricabile
qui], dal quale traggo questi dati (tabella n. 5). Su un totale di 1.843.015 € di debito delle amministrazioni pubbliche (Stato ed enti locali), il debito riferito a titoli di vario tipo è di 1.548.601 €, così ripartito:

Banca d’Italia: 66.425 (4.29%) titoli_italia.jpg
Banche e Ist. Finanziari e monetari: 499.245 (32.23%)
Altri residenti (famiglie, e soc. non finanziarie): 176.868 (11.42%)
Detentori esteri: 806.063 (52.05%)
Totale: 1.548.601

Più della metà del debito pubblico italiano è in mano a quei signori di cui parlavamo sopra, o a società off shore con sede in paradisi fiscali – e che quindi non versano al fisco neanche quel 12.5% di imposta sulle rendite finanziarie, che diventerà 20%, ma solo dal prossimo gennaio (diamo tempo ai residenti di trasferire la sede all'estero). Se a questi aggiungiamo gli istituti finanziari di vario genere con sede in Italia, scopriamo che il debito pubblico è per quasi l'85% in mano a quegli stessi speculatori che in nome del libero mercato e della libertà d'impresa sono la causa dell'attuale crisi. Il messaggio vagamente terrorista, che parla di un debito per ogni italiano di 33.000 €, è palesemente falso.
Su questo debito, lo Stato paga in interessi una cifra compresa tra i 75 e gli 80 miliardi di euro all'anno. Più della metà dei quali (cioè un'intera finanziaria biennale come quella attuale) agli speculatori esteri. In linea di principio, il miglioramento del bilancio e le maggiori entrate fiscali dovrebbero far diminuire questa voce di spesa, che è la vera origine dei dissestati bilanci nazionali.
Purtroppo non è così.
Se è infatti vero che dovrebbero diminuire i titoli sui quali lo Stato paga gli interessi, è altrettanto vero che gli interessi sono destinati a salire perché è in forte ascesa il tasso d'interesse di riferimento, l'Euribor (acronimo di EURo Inter Bank Offered Rate, tasso interbancario di offerta in euro) – sul quale, per inciso, vi calcolano il mutuo sulla casa. Che era al 0.70% (trimestrale) il 12.12.2009, all'1.01% al 12.12.2010, ed è oggi, giorno di ferragosto del 2011, all'1.54. EuriborChart.jpgMentre per il tasso della BCE, attualmente all'1.50%, si prevedono ulteriori aumenti che dovrebbero portarlo al 2% al nuovo anno, e al 3% nell'anno successivo. In altri termini, siamo usciti da quel felice ma momentaneo periodo in cui i tassi di interesse erano al loro minimo storico. Come mostra il flusso dei loro andamenti [a sinistra], un tasso d'interesse al 5% non è in alcun modo un'ipotesi catastrofista: è una possibilità reale.

Di nuovo, siamo in presenza di una dinamica che vorrebbe essere la cura di quella malattia che essa in realtà è: i provvedimenti presi aiutano le dinamiche del capitalismo finanziario, che sono all'origine della crisi – per meglio dire, sono esse stesse la crisi.

Questo rende piuttosto surreale il dibattito su una finanziaria “giusta”, o “alternativa”, o “equa”: se non nei termini di una disputa su chi – Tremonti? Draghi-Monti? Bersani? – si candida a gestire i diktat della BCE.
Intendiamoci: sarebbe certo apprezzabile una imposta patrimoniale. A condizione di sottolineare che non si tratta di “prendere ai ricchi”, perché la ricchezza che, attraverso l'imposta sui patrimoni, si andrebbe a prelevare è prodotta dal lavoro vivo, dalla cooperazione sociale (vogliamo dire, se la cosa non sembra troppo marxista: dal General Intellect messo al lavoro?) in origine, e poi espropriata dal galantuomini che intraprendono e convertita in beni e patrimoni. Ma una volta prelevata questa ricchezza che il capitale sottrae al lavoro vivo, materiale o immateriale che sia: che ne facciamo? La togliamo a Tronchetti Provera, o a Berlusconi, o alla famiglia Agnelli, per darla... alla Goldman Sachs? Alla JP Morgan? Alle finanziarie off shore?
E soprattutto: togliamo ai ricchi per dare ai ricchissimi, allo scopo di aiutare il capitale finanziario a galleggiare sull'onda di una crisi che è la vera natura del capitale? Il capitale, ricordava ancora il vecchio Marx, non “è in crisi”: il capitale “è crisi”, e come tale genera quelle condizioni di instabilità che sono la ragione stessa della propria rendita. Come la precarizzazione dell'esistenza, ancor più che del lavoro: che non è un incidente di percorso, o una momentanea stortura, ma l'essenza stessa del capitale. I provvedimenti che la BCE ha imposto all'Italia non faranno che accrescere quei tratti della vita e del lavoro – materiale o immateriale, intellettuale o manuale che sia – che sembrano ormai caratterizzare l'esistenza di ognuno: «totale sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita, indistinzione tra produzione e riproduzione, centralità sempre più accertata del lavoro di cura, precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro salariato, integrazione dentro il lavoro salariato di forme di produzione non retribuite e che eccedono il tempo di lavoro, difficoltà a mantenere spazi di autodeterminazione, di soggettivazione e di messa in comune delle esperienze, impossibilità quasi totale a mantenere un senso prospettico, aperto, del proprio tempo di vita ecc., sembrano ormai caratterizzare la vita di ognuno, sullo sfondo del nuovo regime biopolitico di accumulazione» (traggo questo elenco dal libro di Cristina Morini
Per amore o per forza]. È bene essere chiari: non c'è generazione, classe, genere, ceto, segmento della società che sia immune da questa cartolarizzazione delle speranze, delle aspettative, dell'intera vita, nella quale ciò che dovrebbe essere un diritto diventa una virtualità, un'opzione, nel migliore dei casi l'obiettivo di una lotta.

den_plirono.jpgCosì stando le cose, che fare?
Una cosa molto semplice:
NON PAGARE. Come in Grecia, assumere la parola d'ordine DEN PLIRONO – non voglio pagare! – come conseguenza politica della parola d'ordine europea del 2008 (c'è Europa ed Europa!) Noi la crisi non la paghiamo.
Un governo degno di questo nome – un governo che esercitasse quella “primazia della politica” con la quale Monti fa i gargarismi – dovrebbe (magari di concerto con la Spagna, che è nelle stesse condizioni dell'Italia) porsi nei confronti dei creditori, che giocano in borsa sul rischio del default al mattino, e al pomeriggio invocano politiche che scongiurino il default, in modo molto duro: o il default unilaterale dell'Italia e della Spagna (come ha già fatto l'Islanda; come ha fatto dieci anni fa l'Argentina), o il dimezzamento del debito, e dei conseguenti tassi di interesse, attraverso la conversione dei titoli pubblici – a partire dai derivati – in titoli emessi dalla Banca Centrale Europea e garantiti da un tasso d'interesse fissato a livello politico. Italia e Spagna, a differenza della Grecia e dell'Islanda, sono too big to fail, troppo grandi per fallire: questa estrema debolezza è la vera forza dei due paesi.
Chiariamo un punto: quando Tremonti dice che «se ci fossero stati gli Eurobond questa finanziaria non sarebbe stata necessaria», dice, come sempre, una mezza verità. O meglio: incarta una menzogna in un foglio di verità. Nel documento del Consiglio Europeo che istituiva il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (16-17 dicembre 2010) era infatti scritto a chiare lettere che «Si adegueranno le regole per prevedere la partecipazione dei creditori del settore privato in base a valutazioni caso per caso, in linea con le politiche dell'FMI. [...] Per i paesi considerati solvibili in seguito all'analisi di sostenibilità del debito condotta dalla Commissione e dall'FMI di concerto con la BCE, i creditori del settore privato saranno incoraggiati a mantenere le rispettive esposizioni secondo le norme internazionali e pienamente in linea con le prassi dell'FMI». La prassi del Fondo Monetario Internazionale, com'è noto, è quella di concedere prestiti in cambio dell'attuazione di misure economiche e sociali che distruggono lo stato sociale e concedono mano libera al mercato: che è quello che, anche senza gli Eurobond, è stato fatto ieri con la Grecia, oggi con l'Italia (e domani sarà fatto con Spagna e Portogallo).
Cosa diversa sarebbe, invece, l'uso dei titoli europei governati non dal mercato ma dalla politica; la cui condizione di esistenza non è lo strangolamento dello stato sociale, ma la restituzione della cravatta al collo dei creditori – cioè delle Società d'Intermediazione Finanziaria che controllano i flussi creditizi mondiali.

Ma è possibile che un Monti, un Bersani, un Rutelli si facciano portatori della parola d'ordine del “diritto all'insolvenza”? In tutta evidenza, no. È possibile che questa parola d'ordine venga fatta propria da quei personaggi che, a torto o a ragione, sono investiti dalle aspettative di un radicale rinnovamento politico caciocavallo.jpg – Vendola e Landini, per capirci? Chissà. Forse. Finora, non è successo.
Ma è altrettanto certo che i movimenti non possono rimanere appesi a caciocavalleggiare in attesa di sapere se questo o quel possibile o virtuale leader di una sinistra cosiddetta radicale dirà “sacrifici” piuttosto che “default”. Le parole d'ordine, dopo tutto, sono fatte per essere imposte: con le lotte, se occorre.
Ed è altrettanto certo che le parole, da un anno a questa parte, hanno preso il valore e il peso delle pietre: dopo gli scontri in
Val di Susa (ma ancor prima: dopo le giornate del dicembre 2010) è chiaro a tutti che espressioni come “acqua e aria sono beni comuni”, o anche: “cultura e istruzione sono beni comuni come l'acqua e la natura”, hanno un senso solo se si è disposti a difendere i beni comuni – meglio: i beni che afferiscono non a Tizio o a Caio, non al singolo né allo Stato, ma al comune – con la necessaria radicalità. Con una certezza: se è vero che non bisognerebbe mai rinchiudere le idee dentro un casco, è ancor più vero che nelle situazioni di pericolo il casco ti salva la vita. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

«Stanno riordinando le sdraio sulla tolda del Titanic», disse nel suo ultimo discorso il leader nero Jeriko One: prendiamone atto, e regoliamoci di conseguenza. Nella consapevolezza che ai viaggiatori di terza classe non basterà conquistare la tolda: dovranno impossessarsi delle scialuppe, e lasciare che ad affondare col Titanic siano i signori in abito da sera, con i loro conti nelle banche in terraferma e l'insopportabile My heart will go on come lamento funebre.
Ognuno ha le sirene che si merita, dopo tutto – e quello che accade ai nostri cuori, sono cazzi nostri.

Pubblicato Agosto 15, 2011 07:15 PM | TrackBack

lunedì 25 luglio 2011

Report SGP e Foto manifestazione 23 luglio 2011 A GENOVA


Report incontro nazionale rete “Stati Generali della Precarietà”

Il 23 luglio allo spazio Aut Aut di Genova c’è stato il primo incontro della rete degli SGP dopo la terza edizione tenutasi in aprile a Roma.


Realtà presenti: Reality Shock di Padova, Coordinamento Precari della scuola, PSP Roma, Rifondazione di Napoli, Bartleby (Bo), Vag61 (BO), Connessioni Precarie (BO), Coordinamento Migranti (Bo), Ribellule (Roma), Blocchi Precari Metropolitani (Roma), Paz LAb (Roma), Aut aut (Genova), Godzilla (LI), PSP Torino Cs. Gabrio, Democracia Real Barcellona, San Precario (MI).





L’incontro, molto partecipato nonostante sia stato convocato all’ultimo momento, si apre con un’introduzione che prova a fare un bilancio dell’anno. Tra i punti positivi sicuramente quello della costituzione di una rete nazionale che lavora in maniera autonoma sui temi della precarietà e che ha nella costruzione dello sciopero precario il suo fulcro centrale.

Il lavoro nella rete è stato notevole anche se non sono mancati dei problemi legati alla comunicazione sia verso l’interno sia verso l’esterno. La vicenda “Brunetta” ha permesso di sottolineare da un lato la grande capacità di avere un riscontro nazionale sul piano della comunicazione sul web, dall’altro una difficoltà a tradurre nella concretezza questa partecipazione e condivisione virtuale. Questo è il punto, sottolineato in più interventi, su cui lavorare a partire da settembre. Se da un lato lo sciopero precario deve mettere al centro un altro ordine del discorso dall’altro deve mettere anche in campo nuove pratiche in grado di intercettare la rabbia precaria.

Si è parlato anche dell’esigenza di avere una “piattaforma” chiara, condivisibile e comunicabile; non partiamo da zero, durante le tre edizioni degli SGP abbiamo cominciato a costruire le nostre rivendicazioni:

Welfare del Comune, Reddito incondizionato, Difesa dei Beni Comuni, Diritto all’insolvenza, Diritti di cittadinanza per tutte/i

Questi gli elementi alla base dello Sciopero Precario.

In molti hanno anche sottolineato l’importanza di una ripresa del piano europeo, a tal proposito l’assemblea ha accolto con entusiasmo la proposta de* compagn* di Democracia Real di Barcellona a partecipare ad un incontro che si terrà nella capitale catalana il 17 e 18 settembre per preparare la giornata del 15 ottobre giornata europea contro l’austerity.

Sono state fissate alcune date per continuare il percorso degli SGP:

-Il 10 settembre a Roma ci sarà un incontro della rete “Roma Bene Comune” alla quale siamo stati invitati a partecipare per parlare dello sciopero precario.

-il 24-25 settembre un incontro nazionale della rete degli SGP da tenersi a Bologna per preparare la campagna d’autunno verso lo sciopero precario.

-1-2 ottobre seminario sul Welfare di Uninomade a Milano: il welfare del comune sarà l’occasione per approfondire uno degli assi dello sciopero precario.

-15 ottobre: ci sono state delle proposte su come aderire alla giornata contro l’austerità, da Roma veniva la proposta di un corteo nazionale contro l’austerità e di lancio dello sciopero precario. Nella prima metà di settembre dovremmo decidere nel dettaglio.

Inoltre dall’inizio di settembre si è deciso di arricchire e spingere il sito SCIOPEROPRECARIO.ORG che dovrà essere richiamato e usato da tutti. Infine dovranno ripartire i “laboratori metropolitani” da intendersi come i luoghi in cui concretamente costruire lo sciopero precario nelle diverse città nelle loro differenze.

venerdì 15 luglio 2011

67.000 ASSUNZIONI? SOLO PROPAGANDA!

Il Coordinamento Precari Scuola di Roma reputa il piano di assunzione triennale di 67.000 precari, tra docenti e personale ATA, tanto sbandierato come panacea del precariato, non risolutivo del problema, né tantomeno appena sufficiente. Già in tempi non sospetti avevamo diffuso un comunicato che smentiva le prime avvisaglie di questa che considerammo una pura propaganda. In un incontro avuto il 10/05/2011 con i dirigenti del MIUR De Angelis e Chiappetta era emerso chiaramente che il MEF aveva autorizzato per quest’anno solo 10.000 assunzioni per i docenti e circa altrettante per gli ATA. Purtroppo ci troviamo a dire che avevamo ragione. Il piano di assunzione proposto, se spalmato in tre anni, prevede proprio questi numeri: circa 10.000 assunzioni per i docenti e altrettante per gli ATA. A fronte della reale esistenza, per il personale docente, di circa 20.000 posti vacanti e disponibili e di 27.000 pensionamenti per quest'anno. Niente di nuovo sotto il sole, si tratta ancora di assunzioni col contagocce rispetto ai veri bisogni della scuola statale. Sulla quale invece continuano, e continueranno, ad imperversare feroci tagli, attuati nei modi più fantasiosi (concessioni alle scuole di classi in numero inferiore rispetto alle domande di iscrizione, costituzioni di classi da 30 e oltre alunni, smembramenti e accorpamenti di classi preesistenti, inserimento di più alunni diversamente abili in una classe, magari già di per sé numerosa).

Non possiamo accontentarci della promessa di briciole e far finta che vada tutto bene! Continueremo a lottare con sempre maggiore forza per i nostri diritti e per la difesa della scuola statale.

Il Coordinamento Precari Scuola di Roma

domenica 10 luglio 2011

Documento ASSEMBLEA PRECARI DELLA SCUOLA 10 LUGLIO 2011

Il 10 luglio si è svolta a Roma un’assemblea dei precari della scuola, a cui è stato possibile partecipare anche attraverso una web tv. Gli interventi dei lavoratori della scuola precari e non e di alcuni genitori hanno sottolineato come la gravità della situazione determinata da ultimo dai provvedimenti della manovra finanziaria recentemente varata e del decreto sviluppo richieda un innalzamento del livello della reazione. La mobilitazione deve partire dall’idea della scuola come bene comune e deve quindi unirsi alla protesta delle altre componenti del mondo della formazione, studenti e genitori, allo stesso tempo allargandosi ai processi di precarizzazione che colpiscono gli altri settori lavorativi in un percorso che scriva autonomamente l’agenda delle lotte.

Presto verranno pubblicate dai vari Provveditorati le graduatorie ad esaurimento per i prossimi anni. L’assemblea si dichiara contraria a qualsiasi proposta che, andando a istituire differenze di trattamento tra lavoratori residenti e non, limiti la libertà di movimento dei lavoratori della scuola sul territorio nazionale. Riteniamo che il problema del precariato non si risolva trovando un modo per difendere il proprio incarico a tempo determinato da altri colleghi che non riescono a lavorare nella propria regione, ma combattendo unitariamente contro i tagli e per un investimento nella scuola pubblica.

Inoltre l’assemblea denuncia la situazione di molti colleghi nominati dalle graduatorie di istituto, i quali non percepiscono da mesi lo stipendio, in quanto gli istituti hanno esaurito i fondi per il pagamento dei supplenti.

Le proposte concrete emerse dall’assemblea sono le seguenti:

- elaborare attraverso la mailing-list un volantino informativo, sulla condizione della scuola e sulle ricadute dei tagli, da distribuire durante le convocazioni, per coinvolgere i precari nelle assemblee permanenti che ogni Cps organizzerà nei luoghi che riterrà opportuni (provveditorati e scuole polo). In quella sede si raccoglieranno le firme per la petizione proposta dall’Msp di Milano e si lanceranno le iniziative di mobilitazione verso l’appuntamento nazionale stabilito per l’8 di ottobre. Perché le informazioni siano dettagliate è importante andare sin da subito nei rispettivi provveditorati per desumere la consistenza delle disponibilità (e quindi dei tagli) e le date reali di partenza delle convocazioni provinciali.

- Elaborare un volantino, di concerto con il rappresentante dei genitori presente in assemblea, da divulgare con picchetti davanti ad ogni scuola; nel volantino si prospetterà la condizione della scuola e l’importanza di partecipazione da parte dei genitori e dei docenti di ruolo alle forme di mobilitazione del Cps Nello stesso giorno si continueranno a raccogliere le firme per la petizione di cui sopra.

- Creare da subito e utilizzando tutti i contatti presenti e che si riusciranno a creare i “Comitati per la scuola bene comune” sul modello dei comitati referendari per l’acqua, che creino sensibilizzazione, coscienza civile e conseguente mobilitazione diffusa e capillare sul territorio in merito alla difesa della scuola come bene fondamentale e non come ‘merce’.

- Sostenere attivamente il presidio al Miur indetto a partire dall’11 luglio da parte dei colleghi non abilitati.

- Partecipare come Cps alla prossima manifestazione a Genova del 23 luglio e all’assemblea internazionale del 24 dal titolo “Loro la crisi, noi la speranza”.

- Attivare un monitoraggio e un coinvolgimento dei precari in merito al ricorso per il riconoscimento del tempo indeterminato e gli scatti di anzianità (direttiva europea), e attivare autonomamente il ricorso tramite contatti con avvocati disposti ad assumere la causa (no ad azione legale con sindacato).

- Scrivere una lettera aperta a nome del CPS indirizzata agli studenti universitari e ai colleghi non abilitati per rilanciare un’alleanza contro i tagli all’istruzione pubblica che eviti lotte di tipo corporativo.

- Lavorare alla proposta di una iniziativa di legge popolare, su cui ci sarà una fase di studio preliminare da parte del CPS Napoli.

- Farsi promotori attivi, insieme agli altri movimenti, di un percorso di costruzione dello sciopero precario.

- Ristrutturare e rilanciare il forum come principale strumento di comunicazione e lavoro del CPS, delegando a Brunello e Vito; Facebook rimarrà strumento utile soprattutto di diffusione delle iniziative.

Coordinamento precari scuola